Villa Sarsina

CONVEGNO A VILLA SARSINA SUL FIBROMA UTERINO

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 (Segnalo questa interessante iniziativa che si svolgerà ad Anzio il 18 aprile prossimo, sabato, a Villa Sarsina, a partire dalle 09.30. Di seguito il Comunicato Stampa pervenutomi. Angela Pensword) 

 

COMUNICATO STAMPA

 

Ad Anzio sabato 18 Aprile si parlerà di fibromi uterini: Prevenzione, diagnosi e trattamento. Moderne tecniche, l’Embolizzazione un intervento mini invasivo, senza bisturi né cicatrici, che mira alla conservazione dell’utero e ad annullare i fastidiosi sintomi legati alla presenza di fibromi.

Interverrà il Dr Tommaso Lupattelli, massimo esperto in Italia e all’estero di questa nuova tecnica

 

Il punto di vista del Ginecologo e quello del Radiologo interventista: pareri a confronto nell’ambito del trattamento del Fibroma uterino, al Convegno aperto al pubblico in programma per sabato prossimo ad Anzio (sala consiliare Villa Sarsina), 18 Aprile a partire dalle ore 9,30.

Durante l’incontro, promosso dall’associazione culturale Trio Fenice in collaborazione con Il Granchio e con il patrocinio del Comune di Anzio – Assessorato alla Cultura, si parlerà di Embolizzazione​, una moderna tecnica che si sta progressivamente affermando come valida e sicura alternativa terapeutica, poiché in grado di trattare efficacemente e in modo permanente, i fibromi mantenendo l’utero in sede. Il fibroma, chiamato anche mioma, è il più diffuso tumore benigno del tratto genitale femminile, e colpisce oltre il 40% della popolazione “in rosa”.

Negli Stati Uniti oggi l’embolizzazione del fibroma, è la prima tecnica di scelta, poiché è in assoluto quella più mini-invasiva. Al Convegno interverrà ilDr Tommaso Lupattelli, Professore incaricato dell’Università di Perugia, Specialista in Radiologia e Radiologia Interventistica, specialista in Chirurgia vascolare, massimo esperto in Italia nell’esecuzione della tecnica di Embolizzazione di patologie vascolari, quali il varicocele – sia maschile sia femminile – oltre che di patologie ginecologiche come, appunto, il fibroma uterino e più in generale l’utero fibromatoso. Tecniche, queste, affinate per anni a Londra e negli Stati Uniti, presso il Saint’s George Hospital prima e all’Hammersmith Hospital poi, dove questi interventi vengono eseguiti di routine.

Con riguardo al mondo femminile, il Dr Lupattelli e i ginecologi che interverranno a Villa Sarsina illustreranno i metodi alternativi alla chirurgia tradizionale, in primis l’embolizzazione che non prevede né tagli né cicatrici e che rappresenta una valida alternativa per quelle donne con miomi, anche di grosse dimensioni, che vogliono conservare l’utero e liberarsi dai fastidiosi sintomi ad essi correlati, come il dolore pelvico, cicli abbondanti – fino all’anemizzazione – e i ripetuti aborti.

Questa tecnica mini-invasiva si effettua mediante un forellino nell’arteria femorale di destra, dove si inserisce un tubicino di plastica di 1,5 mm che viene avanzato fino alla circolazione arteriosa dell’utero; è eseguita in anestesia locale o epidurale e consente una significativa e permanente riduzione delle dimensioni del fibroma in più del 94% dei pazienti, con conseguente, immediata e definitiva scomparsa della sintomatologia. La procedura richiede una degenza di circa 48 ore in ospedale, con tempi di recupero che si aggirano intorno 3-7 giorni. Insomma una vera rivoluzione della scienza e, finalmente, un’alternativa concreta per quelle milioni di donne che sono alla ricerca di una soluzione definitiva, conservando anche la fertilità.

“E’ importante sottolineare che moltissime donne, destinate alla rimozione dell’utero – conferma il dr Lupattelli -, hanno potuto salvare l’organo, perché sottoposte ad embolizzazione e, grazie alla riduzione dei fibromi, hanno potuto concepire con gravidanza a termine. Ad oggi la nostra casistica conta più di 1000 interventi, a partire dal 2001, con complicanze maggiori post-operatorie praticamente nulle. E’ comunque stato dimostrato che il successo della procedura è strettamente correlato all’esperienza dell’operatore e della sua équipe. In mani esperte l’intervento ha una durata media complessiva di 24 minuti”.

Per saperne di più e intervenire alla discussione, formulando anche domande ai relatori, non resta che recarsi a Villa Sarsina, sala consiliare, e partecipare al Convegno, aperto al pubblico.

Oltre al dottor Lupattelli, interverranno Antonietta Carluccio, Medico Chirurgo specialista in Ginecologia e Ostetricia, Eufemia Campana, specialista in Ginecologia e Ostetricia e Pasquale Farina, presidente del Convegno che modererà l’incontro. L’apertura dei lavori, dopo il saluto di Laura Nolfi, assessore alla Cultura del Comune di Anzio, sarà affidata ad Elisabetta Fusi, ex nuotatrice della Nazionale e giornalista locale, che sta lottando con successo contro un carcinoma al seno. Ironia, derisione e una grandissima forza di volontà: questa la ricetta dell’ex azzurra, intorno alla quale si è mobilitato per solidarietà il mondo dello sport, del giornalismo e dello spettacolo. Sabato prossimo racconterà la sua esperienza, sottolineerà l’importanza della prevenzione e presenterà l’evento del 17 maggio quando sulla città di Anzio si accenderanno i riflettori: flashmob di “Tutti insieme per Elisabetta Fusi” per raccogliere fondi da destinare alla ricerca contro il cancro.

La cittadinanza, i medici di famiglia, il mondo ginecologico e chiunque abbia interesse è invitato a partecipare e a registrare la propria presenza.

 

Per informazioni: Ass. culturale “Trio Fenice” –3473800309

E.mail:embolizzazioneutero@gmail.com

Facebook: In difesa dell’utero – Embolizzazione – Embolizzazione fibroma 

Convegno Embolizzazione

DOMENICA 12 APRILE PASSEGGIANDO CON LEGAMBIENTE TRA LE VILLE CARDINALIZIE

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Domenica 12 aprile Legambiente Circolo le Rondini organizza una PASSEGGIATA TRA LE VILLE CARDINALIZIE. L’iniziativa è gratuita, ed è a scopo sia culturale, e sia ambientale. Si potranno ascoltare le spiegazioni storiche, architettoniche, ed urbanistiche del noto architetto Paolo Prignani, che ci farà gentilmente da guida lungo il percorso, e si potrà sensibilizzare l’opinione ad una stile di vita con meno macchine partecipando alla passeggiata oltre che a piedi anche con: bicicletta, mono pattino, pattini, e skateboard. Inoltre questa iniziativa è anche un modo per sensibilizzare l’opinione pubblica sul fatto che la Riserva Naturale (provinciale) di Villa Borghese non è ancora aperta al pubblico. Il Parco di Villa Borghese è infatti la seconda riserva naturale del territorio di Anzio e Nettuno, dopo Tor Caldara, ma poche persone lo sanno, costituisce una ricchezza ambientale notevole, e rappresenta parte del patrimonio naturale del territorio.   (di seguito il link della Provincia relativo alla Riserva ).

http://www.provincia.roma.it/percorsitematici/ambiente/approfondimento/4339

Le ville cardinalizie costituiscono una parte importante del patrimonio storico della città di Anzio. Costruite in punti panoramici, ognuna di loro era circondata un tempo da un grande parco, e spiccava con evidenza guardando la costa dal mare. Adesso le Ville sono inglobate all’interno del tessuto urbano. Nel corso del tempo il parco di ogni villa è stato man mano mangiato dalle abitazioni della popolazione, nel divenire della trasformazione della città.  Villa Borghese è ancora adesso una residenza privata, ed è l’unica ad avere mantenuto un grande parco attorno (ora riserva naturale), anche se molto più piccolo rispetto all’estensione originaria. Villa Adele, Villa Albani, e Villa Sarsina  sono invece edifici pubblici, e costituiscono importanti punti della vita pubblica ed istituzionale. Villa Adele è la sede del Museo Archeologico di Anzio e del Museo dello Sbarco, e ospita importanti uffici comunali. Villa Albani è attualmente una sede asl ed è adibita a struttura ospedaliera. E Villa Sarsina, che ospita l’ufficio del Sindaco, altri uffici comunali, e le sedute dei Consigli Comunali.

L’appuntamento è alle ore 09.00 in Via Antonio Gramsci, davanti al cancello di Villa Borghese. La spiegazione storica ed urbanistica avverrà dall’esterno del cancello. Poi si proseguirà verso Villa Adele, attraverso Via Cupa, una delle vie storiche di Anzio. Dopo le spiegazioni, e dopo avere eventualmente ammirato “la sala delle conchiglie”, si passerà attraverso il parco della Villa, ora giardino comunale ben curato, fino ad attraversare il parco di Villa Albani e ad arrivare sotto l’edificio cardinalizio. Per ultima si potrà ammirare Villa Sarsina, recentemente restaurata dal Comune. La fine della passeggiata è prevista per le ore 13.00.

Come richiesto gentilmente dal circolo di Legambiente, è preferibile comunicare l’adesione all’indirizzo e-mail: circolo_legambiente@yahoo.it   o telefonicamente ai numeri indicati nella locandina o comunicando la partecipazione nella pagina fb dell’evento (di seguito riportata).

https://www.facebook.com/events/1577602559156341/permalink/1579515485631715/

 

Angela Pensword
addetto stampa Legambiente
Circolo Le Rondini

 

passeggiata Ville cardinalizie Anzio 12 aprile 2015 Legambiente
passeggiata Ville cardinalizie Anzio 12 aprile 2015 Legambiente

 

 

TERZO INCONTRO CON MARIA ANTONIETTA LOZZI BONAVENTURA SULLA STORIA DEL NOSTRO TERRITORIO

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Di Claudio Tondi

E siamo giunti al 3° blocco delle conversazioni sulla storia del nostro territorio che Maria Antonietta Lozzi Bonaventura va conducendo mensilmente nella sala multimediale della Biblioteca comunale.

storia del territorio con Maria Antonietta Lozzi Bonaventura 11 02 2015
storia del territorio con Maria Antonietta Lozzi Bonaventura 11 02 2015

Stavolta si  parla della “rinascita” di Anzio partendo dalle parole del diario di una dama di fine Cinquecento che descrive una giornata particolare del suo soggiorno a Nettuno presso il castello dei Colonna. La comitiva quel giorno decise di inoltrarsi nel bosco che circondava la città andando in direzione della punta di Capo d’Anzio. Una escursione in una terra selvaggia, impervia, con vista di animali selvatici e anche un po’ pericolosa, insomma un posto da cui tornare assolutamente prima di notte. La signora sta descrivendo nientemeno che il tratto che separa Anzio da Nettuno, il luogo in cui fino a 1200 anni prima fioriva una città, fervida, vitale, splendente di edifici e percorsa da strade animate. Per lei però è solo una continua fitta boscaglia, una parte di quel feudo dei Colonna centrato su Nettuno ed esteso fin quasi ad Ardea; i Colonna lo possiedono senza curarlo, ritenendolo buono al massimo per una battuta di caccia, finché….

Finché il desiderio di rilanciare l’economia dello Stato Pontificio fa posare gli occhi di papa Clemente VIII su quelle terre che sarebbero ottime da coltivare a grano per alimentare Roma! Il papa compra quindi dai Colonna il feudo che da quel momento cambia tipologia diventando proprietà pubblica; iniziano lavori di disboscamento e c’è il relativo afflusso di persone per lavorarvi. Dall’innescare un ciclo produttivo a sentire la necessità di una via di smercio del prodotto il passo è breve: la voglia di un porto presto si fa sentire. Nel frattempo il potente Monsignor Cesi, amministratore delle casse pontificie,  si fa edificare un casino di caccia nel bel mezzo della foresta e lo chiamerà Villa Cesi; la casa dispone di un terreno che sul davanti digrada verso il mare, uno schema che si ripeterà negli edifici degli anni successivi e che (coincidenza o imitazione?) era caratteristico dell’enorme Palazzo Imperiale di romana memoria a quel tempo ancora ben percepibile nella riviera di ponente. Il corpo della Villa ha tratti architettonici molto vicini al Cinquecento e in esso l’impronta del Vignola si fa sentire. Noi oggi la conosciamo come Villa Adele, col nome cioè che prese solo a metà Ottocento quando passò dai Pamphili, subentrati nel frattempo ai Cesi, ai Borghese la cui “signora”, la consorte del principe, si chiamava appunto Adele.

Sull’onda del Cesi altre due figure ecclesiastiche, due Cardinali Nepoti (cosiddetti per la parentela col pontefice che  nominava questo genere di fiduciari per lo svolgimento di operazioni finanziarie importanti) erigono le due grandi residenze “Albani” e “Corsini” (quest’ultima a noi oggi nota come Sàrsina). Sono persone giovani e molto, molto ambiziose, in più possedute dal demone della scoperta archeologica, di gran moda proprio in quel tempo: possiamo immaginare quanto festoso sia stato per quei signori assistere allo scavo delle fondazioni nel corpo dei resti sepolti degli edifici di una millenaria città…

 

Villa Sarsina entrata antica
Villa Sarsina entrata antica

In breve l’antico bosco ce lo troviamo sezionato fra le tre grosse residenze circondate ognuna da parchi estesissimi: la già citata Villa Cesi (oggi Adele) sul lato est, Villa Sarsina (ex Corsini) sul lato ovest della città con un portale d’ingresso distante quasi un chilometro dal corpo centrale (il portale lo vediamo ancora accanto alla pescheria di via Flavia, trascurato dalla manutenzione comunale e quasi mal sopportato dalle due palazzine moderne che vi si appoggiano) e Villa Albani ad occupare lo spazio fra la due, in posizione di innegabile prestigio. Le due importanti strade attuali, via Paolini e via Roma, seguono proprio i confini che delimitavano villa Albani dall’una e dall’altra residenza.

Finisce il Seicento e in questi anni un nuovo porto viene effettivamente costruito. Siamo nel 1700 quando papa Innocenzo XII (celebrazioni su di lui ricorrono proprio in questo 2015) confrontando progetti e proposte su come fare il porto opta per la “miglior offerta al ribasso” scartando l’idea di recuperare quello di Nerone e accogliendo quella di scavarne uno tutto nuovo sul lato sinistro di quello antico.

L’offerta al ribasso si rivela quasi subito un pasticcio, l’orientamento verso levante dei moli del nuovo porto li rende simili a due enormi braccia che non fanno altro che intercettare la sabbia delle correnti provenienti da Nettuno  trattenendola all’imboccatura. I “bassi costi” diventano “oneri insostenibili” per eseguire continui dragaggi. L’auspicato decollo economico langue per tutto il secolo. Ma c’è di peggio: la sabbia scavata dal porto nuovo dove la mettiamo?   Ma è semplice, nel porto vecchio! E così l’ampia insenatura neroniana che vedeva  il mare lambire la collinetta su cui ora sono Villa Sarsina e Villa Albani diventa una distesa di sabbia. Questo stronca le velleità ottocentesche di ricominciare tutto da capo ripristinando il porto di Nerone e abbandonando quello innocenziano. Non c’è più l’acqua!

Arriviamo a inizio ‘800 e la depressione economica  viene aggravata dalle vicende belliche che contrappongono Napoleone, padrone anche di questo pezzo d’Italia, alle potenze europee, Inghilterra in testa. Nel quadro del famoso “Blocco continentale” con cui mira a strangolare la Francia lungo tutte le coste d’Europa, la flotta britannica cannoneggia in maniera disastrosa anche Anzio.

Ci penserà Pio IX a metà Ottocento, cioè oltre un secolo più tardi, a invertire un po’ il declino. Egli   utilizza la nuova area nata dai riporti di sabbia edificandoci una chiesa intitolata a S.Antonio (l’appellativo “Pio” vi fu aggiunto in epoca fascista per blandire il Pio XI interlocutore dei Patti Lateranensi), sistemando a piazzale lo spazio antistante, acquistando la sovrastante e ormai trascurata Villa Albani per trasformarla in luogo di cura (Pio Istituto Elioterapico).

Di lì a poco il potere papale viene fortemente ridimensionato: nel 1870 Roma è infatti conquistata dal giovane Regno d’Italia e ne diventa la capitale. L’interesse per il nostro territorio però rimane, anzi seguono quasi cinquant’anni di amministrazione piuttosto illuminata e tesa alla modernizzazione del Paese di cui fa esempio la rapida realizzazione della ferrovia di collegamento con Roma che, fra bando, progettazione e realizzazione, richiede neppure 10 anni entrando in esercizio nel 1884.

villino Peroni Venturini
villino Peroni Venturini

L’arteria vuole alimentare un luogo ormai riscoperto e riconosciuto prezioso per clima, storia e ubicazione. Rosicchiando poco a poco le parti a mare delle antiche ville patrizie spuntano graziosi quartierini di stile liberty, ricchi di verde e di elementi decorativi interessanti, ed alberghi per il soggiorno dell’alta borghesia.

Piazza Pia ANZIO 1901
Piazza Pia ANZIO 1901
Via Gramsci ex via Nettuno
Via Gramsci ex via Nettuno

 

 

 

 

 

 

Lo slancio creativo ed economico è intenso quando purtroppo appaiono all’orizzonte le scure nubi della Guerra Mondiale a cui l’Italia partecipa a partire dal 1915 (altra ricorrenza storica di quest’anno).

 

Fine

prossimo appuntamento:  11 marzo ore 17, stesso luogo, per un altro blocco: “Quando Anzio non c’era”

(in allegato alcune foto storiche di Anzio)

 

 

NUOVO PORTO DI ANZIO. DUBBI E PERPLESSITÀ EVIDENZIATI DAI CITTADINI NELL’INCONTRO CON LUIGI D’ARPINO

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Di Angela Pensword

Sabato 17 01 2015 presso la sala consiliare di Villa Sarsina ad Anzio si è svolto un incontro tra la società Capo d’Anzio e la cittadinanza.

A tenere la conferenza stampa è Il Presidente Luigi d’Arpino, che ha convocato questo incontro per intavolare un confronto con i cittadini e chiarire alcuni aspetti della situazione della Capo d’Anzio, e per parlare del  futuro del porto.

D’Arpino, con un modo di relazionarsi con i presenti talvolta un po’ alla “Marchese del Grillo”, ha voluto subito ribadire il concetto che il progetto del Nuovo Porto non è modificabile (punti di vista ovviamente), ed ha invitato quindi i presenti a non intavolare discorsi su nuovi progetti o sulla necessità di modifiche all’attuale, e di fare domande in argomento e di limitarsi a sentire le risposte.

Non tarda ad arrivare la replica della erudita e gentile Professoressa Maria Antonietta Lozzi Bonaventura, la quale fa subito notare come il termine “confronto” indichi uno scambio reciproco di informazioni e di opinioni, e non un rapporto subordinato ad un entità o ad un diktat superiore. Detto ciò la Professoressa Lozzi  chiede l’opinione di d’Arpino sul “perché la gara per la realizzazione del Porto è andata deserta”, ed evidenzia quanto, a proprio avviso, questo rappresenti il fallimento della validità dell’attuale progetto.

Il primo a porre delle domande è stato Gianni del Giaccio, il quale ha evidenziato l’assenza nell’incontro sia del Sindaco che rappresenta il 61% dei cittadini e sia del socio privato. D’Arpino spiega che la Capo d’Anzio ha ritenuto opportuno che non fossero presenti in quanto è un incontro più di confronto tra la Capo d’Anzio e cittadini. Dopo tale affermazione, come si dice, nella mente sorge spontanea una domanda “ma è la Capo d’Anzio che detta l’agenda del Sindaco e del socio privato?”. Sicuramente non è così, ed evidentemente erano entrambi d’accordo sulla inutilità e sulla non opportunità di intervenire. Altre domande poste da Del Giaccio riguardano il pagamento non effettuato ai ragazzi del “Life” per il lavoro svolto, e se anche dopo l’inversione del crono programma verranno realizzate le opere accessorie.  La risposta alla prima domanda è che i ragazzi hanno speranza di ricevere quanto gli spetta, e la risposta alla seconda è che le opere accessorie verranno fatte.

Il terzo intervento è portato avanti da Angela Pensword che, preso atto del fatto che la realizzazione del Nuovo Porto è vincolata all’attuale progetto non modificabile, fa presente come nell’elenco dei servizi proposti dal progetto ci sia la realizzazione di due cinema multisale in un contesto che sta vedendo la chiusura dei cinema nel territorio di Anzio, e chiede se non sia il caso di pensare di modificare determinate finalità in fase di realizzazione. La risposta  riconosce che il progetto è in parte sovradimensionato rispetto l’attuale situazione economica generale e della nautica dato che è stato pensato in un altro periodo, ma fa presente le difficoltà nell’apportare modifiche e le relative problematiche e rischi per la concessione.

Molto interessante l’intervento di Rita Pollastrini la quale, oltre a richiedere una maggiore trasparenza e reperibilità dei documenti relativi alla questione Porto e della Capo d’Anzio anche sul sito del Comune in quanto società pubblica, ed oltre a chiedere spiegazioni sul futuro e sui debiti della Capo d’Anzio, chiede se la Capo d’Anzio ha realmente le caratteristiche per essere considerata una start up dato che ciò gli ha permesso recentemente di ricevere una fidejussione e di evitare il fallimento.  A tale domanda il presidente Luigi d’Arpino si riserva la facoltà di “rispondere prossimamente”, e prende nota (evidentemente non è informato o sulle caratteristiche  della Capo d’Anzio, o sulle caratteristiche che deve avere una start up).

Nel corso dell’incontro, sempre relativamente alla configurazione della capo d’Anzio come start up,  viene chiesto a d’Arpino se la prossima modifica dello statuto è finalizzata in tal senso. Ma anche questa risposta arriverà “prossimamente”, nonostante sia Rita Pollastrini e sia Chiara Di Fede  incalzino D’Arpino nel chiarire questo aspetto.

Interessante anche l’intervento di Simona Pagliaricci, che chiede delucidazioni sul futuro del Porto e della Capo d’Anzio, e sui rischi che corrono in futuro i cittadini relativamente alla salute della società, e sulla relazione che esiste a livello di struttura tra la costruzione attuata recentemente davanti al vecchio molo neroniano (si dice) a protezione di quest’ultimo ed attualmente bloccata nei lavori, e la realizzazione del Nuovo Porto. La risposta evidenzia una relazione tra le due strutture per la realizzazione del nuovo porto.

Interviene anche Gabriele Palomba, coordinatore Circolo Sel Anzio, che evidenzia la necessità di pensare a modificare anche la viabilità di accesso al porto nel caso della sua realizzazione, pensando anche ad un aumento delle merci . Non è di questo parere D’Arpino, che evidenzia invece come nel Nuovo porto ci saranno gli stessi posti macchina per meno barche. Tale affermazione lascia le persone presenti un po’ interdette, anche a seguito della ironica affermazione sempre di D’Arpino sul fatto che adesso sono in costruzione delle barche che viaggiano su terra, in risposta alla invece giusta riflessione di Gabriele Palomba. Ma qualcuno dei presenti fa notare (in risposta a D’Arpino) che “tanto c’è l’eliporto” che può andare in soccorso alla viabilità se una delle barche dovesse rimanere incagliata nel traffico.

Un altro intervento viene attuato da Giovanni Riccio, il quale, manifestando la sua contrarietà alla realizzazione di questa opera in toto, fa comunque presente che si rende necessaria una migliore gestione dell’attuale porto, ed auspica quindi la realizzazione dei lavori nell’attuale primo (ed unico) bacino previsti dall’inversione del crono programma.

In ultimo c’è l’intervento dell’architetto Cinzia Giuliani, che evidenzia quanto sia importante per Anzio la rivalutazione del proprio porto, ma che tale rivalutazione può avvenir anche senza passare attraverso la realizzazione di un’opera faraonica. Basterebbe valorizzare maggiormente ciò che già si ha, e fare delle opere integrative.

Durante l’incontro non sono mancate scaramucce verbali tra D’Arpino e Adriano Santini, il quale ha voluto evidenziare, tra le altre cose, il fatto che a suo avviso non è stata considerata una clausola che prevede al verificarsi di determinate condizioni lo scioglimento della società. Che fine ha fatto quindi questa norma? Un aspetto simile, evidenziato da Rita Pollastrini, riguarda la validità della fidejussione, con la richiesta di spiegazioni alla Capo d’Anzio su tale procedura legata alla considerazione della Capo d’Anzio come società start up.

In definitiva, la questione Nuovo Porto di Anzio è spinosa più di un riccio di mare. È spinosa per la cittadinanza, che non vede chiarezza in tale realizzazione e che corre il rischio di ritrovarsi un’opera non consona alle effettive necessità di Anzio ed al suo sviluppo turistico e di riqualificazione del territorio che, in base ai punti di vista, dovrebbe considerare anche altri valori (di parere opposto è la Capo d’Anzio ovviamente), è spinosa per l’amministrazione che si ritrova scoperta tra l’incudine ed il martello, ed è spinosa per la Capo d’Anzio che si ritrova un progetto sovradimensionato ed una cittadinanza che inizia a porsi domande e che chiede delle risposte oltre all’attuazione di un comportamento di maggiore comunicatività sulla questione porto e sulla sua gestione.  Insomma, grattacapi per la capo d’Anzio, e sacrosante curiosità e richieste da parte dei cittadini.

L’attuale progetto prevede la realizzazione di un grande braccio destro che si inoltra nel mare , a ponente. Quindi vi sarebbero due bacini, l’attuale, e quello di nuova costruzione. Di osservazioni al progetto ne sono state fatte tante nel corso degli anni. Tra queste anche la riflessione non trascurabile che il progetto ripete l’errore originale del porto innocenziano riguardo la disposizione verso le correnti che agevolano l’insabbiamento. In realtà quindi, un Nuovo Porto potrebbe essere l’occasione per rimediare a tale incongruenza, e per predisporre un porto che tenga conto delle correnti del mare (dato che ci deve convivere). Forse su di un altro pianeta, o in un altro mare, il non considerare tale aspetto tecnico  potrebbe essere considerato come un difetto, tipo vizio di forma o simile, tale da annullare il progetto, ma qua sulla Terra i terrestri talvolta ragionano in modo strano. (Non è tanto sbagliare la colpa, dato che capita a tutti, ma la colpa è non correggere). Quindi, già l’orientamento nei confronti delle correnti marine è un aspetto da considerare nella progettazione di un porto,e che, a quanto pare, non è stato considerato in questo progetto. Ma un grande braccio di cemento può tenere a bada le correnti ed il gioco che il Dio mare fa con la sabbia? Tale risposta la possono dare solo dei tecnici e degli ingegneri portuali. Senza dubbio andrebbe organizzato un incontro con esperti marini del settore per sentire la loro opinione al riguardo.  Chissà, può darsi che invece sia fattibile (?!)

Se la Capo d’Anzio è al 61% pubblica vuole dire che i cittadini di Anzio sono nell’insieme i proprietari della società e del Porto, attraverso il Comune. Viene allora da domandarsi se, in quanto soci di maggioranza, possono richiedere  attraverso un referendum o attraverso lo stesso Comune che li rappresenta una variante d’opera, o delle modifiche al progetto, e l’istituzione anche di una commissione speciale di vigilanza sulla realizzazione del porto. L’art. 24 del codice della navigazione (Variazioni al contenuto della concessione)

http://www.esteri.it/mae/normative/normativa_consolare/serviziconsolari/navigazione/regolamento_codice_navigazione.pdf

prevede che:

  1. La concessione è fatta entro i limiti di spazio e di tempo, e le opere, gli usi, e le facoltà risultanti dall’atto o dalla licenza di concessione.
  2. Qualsiasi variazione nell’estensione della zona concessa o nelle opere o nelle modalità di esercizio deve essere richiesta e può essere consentita mediante atto o licenza suppletivi dopo l’espletamento della istruttoria. Qualora, peraltro, non venga apportata alterazione sostanziale al complesso della concessione o non vi sia modifica nella estensione della zona demaniale, la variazione può essere autorizzata per iscritto dal capo del compartimento, previo nulla osta dell’autorità che ha approvato l’atto di concessione.

Quindi il l’art. 24 del codice dalla navigazione in ambito delle concessioni non nega la possibilità di variazioni ad un progetto già approvato. Ciò ci potrebbe far sperare, nel caso l’opera prosegua, di non avere più due cinema multisale perennemente vuoti, ma magari di convertire quelle strutture in qualche cosa di più utile e più adatto al contesto del territorio, ad esempio un Museo del Mare di Anzio, ed una sala per mostre e concerti da sfruttare spesso sia in estate e sia in inverno a stimolo di una maggiore cultura del territorio (sono solo due idee, ma si può pensare ad altro). Poi, se tale struttura è una cosa in più essendo previsti anche due teatri (uno al chiuso ed uno all’aperto) allora si può evitare di spendere soldi (ma sarebbe preferibile evitare di costruire uno dei due teatri e realizzare un museo in più). In una variazione di progetto attuabile si potrebbe anche pensare di portare l’arte in mezzo alla popolazione all’interno del porto, dislocando opere d’arte. Insomma, escludere a priori delle modifiche a questo progetto, soprattutto quando il sovradimensionamento è stato riconosciuto dalla stessa  Capo d’Anzio durante la conferenza del 17 gennaio, non ha senso. Si ha paura di perdere la concessione e quindi si preferisce portare avanti un’opera senza modificare anche ciò che evidentemente va modificato? Nel caso sarebbe un modo operandi salutare per la città di Anzio?

D’Arpino ha evidenziato una clausola da egli stesso voluta in base alla quale i guadagni della società vanno ai cittadini. Ma allora viene da chiedersi: la Capo d’Anzio cosa ci guadagna? E dove ci guadagna?

Durante la ricerca di documentazione relativamente alla realizzazione di porti in Italia mi sono imbattuta in questa notizia: http://www.mit.gov.it/mit/site.php?p=cm&o=vd&id=3595  del 19 novembre 2014. Sembra quindi che lo Sblocca Italia voglia far confluire degli investimenti in determinate opere. L’obiettivo dello Sblocca Italia è giusto ed ammirevole, dato che punta ad incentivare lo sviluppo e la ripresa economica del Paese. Un altro caso è la reale convenienza di opere programmate o proposte, quindi da chi e per cosa verranno utilizzati determinati investimenti nel caso ci siano.

Quali interessi si infastidiscono nel non realizzare questo specifico progetto? E che cosa si può realmente fare per valutare obiettivamente quale è la cosa più conveniente per Anzio città, per i cittadini di Anzio, e per capire effettivamente di che tipo di porto e di portualità Anzio ha bisogno? E nel caso l’attuale progetto non corrisponda effettivamente alla soluzione migliore per la città di Anzio, che cosa può fare la cittadinanza per evitare la costruzione di un’opera che non convince? Bisogna anche riflettere su che cosa può fare l’amministrazione al riguardo, rappresentando essa stessa i cittadini. Ma prima ancora bisogna avere chiaro in mente che cosa vuole effettivamente fare l’amministrazione al riguardo indipendentemente da ciò che vuole la cittadinanza (quali sono gli interessi da tutelare in ordine di priorità secondo l’amministrazione?)

Quando D’Arpino dice che la cittadinanza vuole questo porto perché la cittadinanza ha eletto negli ultimi 4 mandati dei sindaci che nel proprio programma avevano la realizzazione di tale porto ha ragione. Viene da se capire che se la cittadinanza ha cambiato idea sulla realizzazione di tale progetto è meglio che lo faccia presente subito, e che, al momento giusto, scelga un altro Sindaco.

Forse sarebbe meglio disintegrare l’attuale progetto, e farne uno ex novo su indicazioni di una Commissione Speciale porto (più volte richiesta dai partiti della opposizione), dei cittadini, e di determinati valori che dovrebbero essere considerati nel nuovo progetto (ma da come ha detto D’Arpino non ci sarà mai un nuovo progetto).

Qualcuno auspica il fallimento della Capo d’Anzio. Ma se la Capo d’Anzio fallisse chi ne avrebbe i maggiori danni? Quanto perderebbero i cittadini? Quanto perderebbe, o non guadagnerebbe la Capo d’Anzio?

Inoltre, sempre in relazione al fatto che la cittadinanza detiene (ancora) il 61% della società Capo d’Anzio, e che questa è in perdita e che a breve si prevedono delle entrate, si potrebbe puntare a coprire le perdite e poi manifestare la volontà di chiudere la società, inabissando con essa anche l’attuale progetto? (bisognerebbe valutare la fattibilità della chiusura volontaria della Capo d’Anzio).

Ed ancora: ma i cittadini sono veramente coscienti del tipo di porto che vogliono per la propria città? (per esprimersi coscientemente bisogna conoscere approfonditamente). Forse, una campagna di informazione diffusa, esprimendo sia i punti di vista della Capo d’Anzio, e sia i punti di vista di chi vede la questione diversamente, potrebbe essere una cosa democratica ed utile per far prendere maggiore coscienza alla cittadinanza sull’argomento. Certamente questa è una questione della quale la cittadinanza non si può più disinteressare.

Bisogna interrogarsi su “Anzio di che tipo di porto ha bisogno?”. Sicuramente non di un Porto che sia un corpo estraneo alla città, o di una struttura sovradimensionata che quindi costa di più per ottenere di meno. Sono rimasta colpita da una verità evidenziata dalla professoressa Lozzi Bonaventura  ed è una riflessione  che da straniera in questa terra non avevo mai fatto: la storia di Anzio è legata alla storia del proprio porto. Di conseguenza basta riflettere su questo fatto per capire che il Nuovo porto di Anzio dovrebbe tenere conto della storicità di Anzio, delle caratteristiche della zona, ed essere un tutt’uno con la città. In pratica portare la cittadinanza a poter usufruire del proprio porto, ed evitare di fare una clonazione del porto di Nettuno che risulta una realtà avulsa dal proprio contesto e che come punto di incontro per la propria cittadinanza ha solo un piccolo centro commerciale formato da negozi. Bisogna precisare però che il progetto del Nuovo porto di Anzio è migliore sotto questo aspetto rispetto a quello di Nettuno, e che sono previste delle strutture di aggregazione, quali teatri, cinema, e sala polifunzionale. Nel porto di Anzio una  marina chiusa è preventivabile e giustificabile, anche per motivi di sicurezza, per una parte delle barche che ormeggeranno nel porto. L’assurdità del progetto sta nel non considerare la storicità di Anzio, nel vedere comunque espressamente la questione commerciale ed il ritorno economico, nell’essere oramai un’opera spropositata per il periodo economico e per il contesto, e quindi inutilmente faraonica e dispendiosa, e nel non essere, a quanto pare, modificabile. Se si potesse intervenire su questi punti, indipendentemente da chi realizza il Porto, e sperando che la gestione continui comunque ad essere di carattere pubblico e comunale e non esclusivamente privato, si potrebbe quasi pensare di farlo un Nuovo Porto.  … Ai presenti la consistenza, ed ai posteri l’ardua sentenza!

Angela Pensword 17/01/2015

A Villa Adele prove di Storia a ritroso nel tempo

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Di Claudio Tondi

Quindici persone si sono ritrovate attorno al tavolo della sala multimediale della biblioteca comunale di Anzio per il primo dei 4 incontri mensili che la prof. Antonietta Bonaventura propone per diffondere una conoscenza più approfondita della storia del nostro territorio. Diciamo “territorio” non a caso perché oggetto degli incontri è l’area compresa fra Tor Caldara e Torre Astura che va vista come una unica realtà, quale in effetti è sempre stata considerata e chiamata: col nome “Antium” fino al tempo di Carlomagno (IX secolo) e con quello di “Nettuno” da allora fino all’Ottocento quando fu adottata dal papato una ripartizione amministrativa che distinse l’area in due città. Questo tanto per chiarire come non ci sia da stupire se leggendo un catastale del Settecento troviamo Tor Caldara classificata come Nettuno o se negli annali di età romana Torre Astura fosse collocata tranquillamente in Antium.

Questo primo appuntamento voleva essere quello destinato solo a definire insieme ai partecipanti il metodo da seguire nel prosieguo. Ma, dopo aver condiviso tutti l’approccio di risalire alla conoscenza del passato partendo dall’osservazione del presente, è stato inevitabile che cominciasse il flusso di informazioni, documenti, confronti, ricostruzioni a cui Antonietta ci ha abituati. Un solo esempio valga a dare un saggio dei contenuti ed anche del metodo:  le finestrelle della sala in cui ci troviamo si affacciano sul viale Paolini che dal centro sale alla stazione; la strada è fiancheggiata dal muro di contenimento del giardino di Villa Adele appena sotto di noi. Ebbene questo stesso muro segnava un tempo il confine con la adiacente Villa Albani. E al di là di Villa Albani, lungo via Roma, altro muro, altro confine, quello con Villa Sàrsina, la predominante. Mentre alle nostre spalle, verso Nettuno, un ultimo confine divideva la proprietà da quella dei Borghese. Quattro enormi tenute affacciate sul mare e saldate una accanto all’altra a rubare spazio al bosco, la Selva di Nettuno, che nel 1600, quando queste ville furono costruite, aveva da tempo coperto nuovamente  tutto quanto.

Qui in biblioteca il tempo è volato e ne è rimasto appena per stabilire il calendario dei prossimi incontri che si terranno nello stesso luogo,  sempre dalle 16 alle 17, nei giorni 14 gennaio, 11 febbraio, 11 marzo e 15 aprile 2015. Prenda nota chi vuole partecipare. Non è mancato un compito da fare a casa: osservare la città (o meglio le città, dato che l’oggetto dello studio è l’entità Anzio/Nettuno),  trarre spunti da approfondire, scoprire connessioni e tracce del passato da un muro superstite o da un tratto di strada.

Insomma incuriosirsi per questo luogo che merita di essere ben più conosciuto di quanto attualmente non sia, in fondo non dipende che da noi stessi. Alla prossima!

costume femminile di Nettuno 1840
costume femminile di Nettuno 1840

Nella figura il costume tradizionale di Nettuno in una litografia ottocentesca. In esso sono evidenti le tracce di influenza saracena (che lo faranno fra l’altro oggetto di critica e modifica da parte del Papa) a testimonianza che la presenza turca nel territorio non fu cosa di semplici scorrerìe ma si trattò di un vero e proprio insediamento protratto nel tempo, come del resto altri segni perfino nell’entroterra confermano.

LE VILLE STORICHE DI ANZIO

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E’ giusto e doveroso, nonché piacevole, scrivere qualche parola di presentazione su alcune delle costruzioni storiche che caratterizzano il patrimonio architettonico di Anzio.

Le ville nobiliari di Anzio

1) Villa Adele (Via Paolini): si può dire che il suo embrione risale al 1600 allorché, per rivalutare la zona caduta in stato di abbandono,  il Papa Clemente VIII acquistò, sul declivio della Valle di Anzio, alcune vigne della Chiesa Collegiata di Nettuno. Sull’area, denominata Torre dell’Imperio, o Terrazzo dell’Imperio per via di numerosi reperti archeologici che, all’epoca ingombravano la zona, Giacomo Barozzi, detto Il Vignola, concepì e progettò la villa. Nei secoli ad oggi, la proprietà dell’edificio passò attraverso molte mani nobili quali quelle dei Panphili e dei Borghese poi, a mani più “commerciali” come quelle della Banca D’Italia; a mani pie come l’Opera Pontificia, fino al 1964 quando la villa divenne patrimonio del Comune di Anzio. L’interno vanta begli ambienti come La Sala delle Conchiglie, in stile liberty, e due interessanti musei: il Museo Archeologico ed il Museo dello Sbarco, dedicato all’evento bellico dello sbarco alleato avvenuto nel gennaio 1944,  in cui sono conservati oggetti autentici (armi ed uniformi) usati durante la 2a Guerra Mondiale. Attualmente, la villa ospita molte manifestazioni culturali di vario genere.

 

2) Villa Sarsina (Via Flavia):  fu costruita dal Cardinal Neri Maria Corsini nel 18o secolo e anch’essa vide molti passaggi di proprietà, sempre di stampo nobiliare: Doria Panphili, Aldobrandini Sarsina, da cui prende il nome. Passò al Comune di Anzio subito dopo il 2o Conflitto Mondiale a causa del quale subì danni ingenti, ma l’ente non provvide subito al suo restauro che invece è stato attuato non molti anni orsono. Ora Villa Sarsina è sede di alcuni uffici del Comune, ma all’interno hanno luogo anche eventi culturali, in particolare, mostre.

 

3) Villa Albani (Via Aldobrandini): fu voluta e costruita da Alessandro Albani, nipote del Papa Clemente XI, il quale volle anche circondare la villa da un parco pieno di alberi e piante profumati, da fontane, sembra alimentate da un antico acquedotto romano, e da statue di marmo, vere e proprie opere d’arte come quella di Ercole, di Esculapio e di Giove. Alla morte del cardinale, gli successe il nipote Gianfrancesco che però non frequentò mai la villa, lasciandola negli anni in stato di abbandono. L’edificio passò al Demanio nel 1870. Attualmente la villa ospita una struttura sanitaria

 

4) Villa Spigarelli (Via Coriolano): risale ai primi del ‘900, ma la villa sorge su un complesso edilizio romano di cui, nel giardino della casa, si possono ancora scorgere importanti testimonianze di resti. Infatti, all’epoca della sua realizzazione, si provvide a far in modo che il suo impianto coincidesse con quello della villa antica romana e, di essa, si usarono anche marmi, mosaici e sculture.  La villa è tuttora di proprietà privata, quindi, non molto facile da poter visitare.

 

5) Villa Paradiso sul Mare (Via Gramsci): di proprietà della famiglia Polli, i lavori della sua costruzione furono iniziati ai primi del ‘900 dall’architetto Cesare Bazzani, e terminati nel 1924 con il completamento del casinò che però non è mai stato attivato. Nel corso degli anni la villa è stata utilizzata come location cinematografica dal regista Federico Fellini che girò alcune scene del suo celebre film “Amarcord“. Ora l’edificio ospita un istituto scolastico, ma spesso è anche teatro di manifestazioni di cultura varia.

 

6) Villa Imperiale di Nerone (Parco Archeologico; Via Fanciulla d’Anzio): in passato era indubbiamente molto più vasta di quel che appare oggi e i passaggi di proprietà furono diversi, determinando in questo modo dimensioni e stili a seconda del periodo e dell’imperatore governante a Roma. Ma Nerone fu colui che dette l’aspetto definitivo alla villa ingrandendola notevolmente, consolidandola con un più importante rinforzo architettonico e impreziosendola con numerose opere d’arte. Negli anni successivi, Domiziano e Adriano apportarono ulteriori modifiche estetiche completando l’opera. Purtroppo, negli ultimi tempi, la poca cura e l’erosione del mare hanno provocato crolli preoccupanti in alcuni punti della costruzione.

Per saperne di più sulle ville.

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By spacevoyager12

Photos by Paola Leoncini