Villa Adele

Il prof Luigi Lancetti ci parla della battaglia di Lepanto

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di Angela Pensword

Nella trasmissione del 05 ottobre 2016 del programma L’Angolo di Angela su Social Web Radio il Prof. Luigi Lancetti Sportello, storico ed appassionato di cultura generale, ha parlato della battaglia di Lepanto aprendo, dal discorso più ampio, anche un collegamento con il territorio di Anzio e di Nettuno. Nella puntata precedente, con lo studioso e storico Mauro Agostini avevamo parlato di Villa Adele, e dell ripresa del territorio a seguito dell’interessamento da parte della curia pontificia. Nella puntata odierna si è aperto uno spunto di riflessione su ciò che ha potuto portare a tale interessamento. E si parte dalla battaglia di Lepanto.

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La battaglia di Lepanto è avvenuta nel 1571 nelle acque del Mar Mediterraneo, e rientra nella ancor più grande Guerra di Cipro che vide il contendere dell predominio del Mar Mediterraneo tra la flotta dell’Impero Ottomano musulmano, e la flotta della Lega Santa cristiana. La Guerra di Cipro copre l’arco di tempo che va dal 1570 al 1573, e vide alla fine la vittoria della flotta ottomana, ma nella battaglia di Lepanto vi fu la vittoria delle forze alleate della Santa Lega, guidate da Don Giovanni d’Austria, su quelle della flotta musulmana che venne di fatto distrutta, guidata da Ali Pascià, che perse la vita nello scontro. Fu proprio la distruzione di una flotta ottomana organizzata a far pensare che le coste e i territori fossero più sicuri per l’insediamento, anche se di fatto, successivamente, vi fu un incremento della pirateria musulmana, agevolata proprio dalla perdita di un’unità centrale di controllo organizzata. Ecco quindi, come ci racconta il Prof. Luigi Lancetti, il nuovo interessamento per un più stabile insediamento sul nostro territorio e suo utilizzo da parte della curia pontificia. Inoltre, il quadro che raffigura la visione che ebbe Pio V della vittoria della Lega Santa a Lepanto, fatta poi dipingere da Pio IX, si trova nella Chiesa nella piazza centrale di Anzio, Piazza Pia.

Ma per conoscere meglio la storia, e averne maggiori dettagli, vi consiglio di collegarvi al link della trasmissione e di ascoltare direttamente le parole del prof. Luigi Lancetti Sportello. Buon ascolto. (foto di Angela Pensword)

https://soundcloud.com/social-web-radio-socialwebradio/angolo-di-angela-4puntata-con-angela-pensword

 

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Villa Adele la prima delle quattro Ville cardinalizie di Anzio e Nettuno

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di Angela Pensword

Villa Adele è una delle quattro prestigiose Ville cardinalizie presenti sul territorio di Anzio e di Nettuno.

Le Ville cardinalizie sono state  costruite in punti panoramici del territorio tra il 1600 ed il 1700 dalla curia papale, e costituiscono una parte importante del patrimonio storico della città.  Rappresentano la riscoperta del territorio, avvenuta da parte della curia pontificia dopo il periodo buio precedente durato circa 1000 anni che aveva visto il territorio abbandonato rispetto al periodo romano, dei volsci, ed antecedente.

Villa Adele è stata la prima ad essere stata costruita. Nel corso del tempo, come un immobile moderno, ha avuto passaggi di proprietà, e per questo cambi di nome. Nel corso del tempo è stata soggetta anche a ristrutturazioni. Tra di esse, la costruzione della Sala delle Conchiglie, dove era il cortile, piccola sala ottagonale, armoniosa, che per impianto e stile ricorda la Coffee House del Palazzo Colonna presente a Roma.

Nel periodo cardinalizio, ogni Villa era circondata da un grande parco, e spiccava con evidenza guardando la costa dal mare. Nel corso della storia le Ville sono state inglobate all’interno del tessuto urbano, ed il loro parco è stato man mano mangiato dalle abitazioni della popolazione. L’unica ad avere mantenuto un carattere privato ed un grande parco attorno, anche se più piccolo rispetto all’estensione originale, parte del quale è la seconda Riserva Naturale del territorio, è Villa Borghese. Le altre attualmente sono edifici pubblici: Villa Adele è la sede del Museo Archeologico di Anzio e del Museo dello Sbarco ed ospita importanti uffici comunali, Villa Albani è una struttura ospedaliera e sede asl, e Villa Sarsina, che sarebbe più corretto chiamare Villa Corsini, è stata recentemente restaurata dal Comune ed adesso ospita uffici comunali.

La storia di Villa Adele, le sue caratteristiche, perché è così importante rispetto alle altre Ville, e  perché si chiama Villa Adele, si possono scoprire, oltre che sui libri, anche ascoltando la seconda puntata del Programma radiofonico L’angolo di Angela del 14/09/2016 su SOCIAL WEB RADIO, con ospite in studio Mauro Agostini, studioso, appassionato della storia e della cultura del territorio di Anzio, Tutor di accoglienza del MCA di Anzio, e collaboratore del Museo dello Sbarco di Anzio. Buon ascolto.

https://soundcloud.com/social-web-radio-socialwebradio/angolo-di-angela-con-angela-pensword-2puntata

 

DOMENICA 12 APRILE PASSEGGIANDO CON LEGAMBIENTE TRA LE VILLE CARDINALIZIE

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Domenica 12 aprile Legambiente Circolo le Rondini organizza una PASSEGGIATA TRA LE VILLE CARDINALIZIE. L’iniziativa è gratuita, ed è a scopo sia culturale, e sia ambientale. Si potranno ascoltare le spiegazioni storiche, architettoniche, ed urbanistiche del noto architetto Paolo Prignani, che ci farà gentilmente da guida lungo il percorso, e si potrà sensibilizzare l’opinione ad una stile di vita con meno macchine partecipando alla passeggiata oltre che a piedi anche con: bicicletta, mono pattino, pattini, e skateboard. Inoltre questa iniziativa è anche un modo per sensibilizzare l’opinione pubblica sul fatto che la Riserva Naturale (provinciale) di Villa Borghese non è ancora aperta al pubblico. Il Parco di Villa Borghese è infatti la seconda riserva naturale del territorio di Anzio e Nettuno, dopo Tor Caldara, ma poche persone lo sanno, costituisce una ricchezza ambientale notevole, e rappresenta parte del patrimonio naturale del territorio.   (di seguito il link della Provincia relativo alla Riserva ).

http://www.provincia.roma.it/percorsitematici/ambiente/approfondimento/4339

Le ville cardinalizie costituiscono una parte importante del patrimonio storico della città di Anzio. Costruite in punti panoramici, ognuna di loro era circondata un tempo da un grande parco, e spiccava con evidenza guardando la costa dal mare. Adesso le Ville sono inglobate all’interno del tessuto urbano. Nel corso del tempo il parco di ogni villa è stato man mano mangiato dalle abitazioni della popolazione, nel divenire della trasformazione della città.  Villa Borghese è ancora adesso una residenza privata, ed è l’unica ad avere mantenuto un grande parco attorno (ora riserva naturale), anche se molto più piccolo rispetto all’estensione originaria. Villa Adele, Villa Albani, e Villa Sarsina  sono invece edifici pubblici, e costituiscono importanti punti della vita pubblica ed istituzionale. Villa Adele è la sede del Museo Archeologico di Anzio e del Museo dello Sbarco, e ospita importanti uffici comunali. Villa Albani è attualmente una sede asl ed è adibita a struttura ospedaliera. E Villa Sarsina, che ospita l’ufficio del Sindaco, altri uffici comunali, e le sedute dei Consigli Comunali.

L’appuntamento è alle ore 09.00 in Via Antonio Gramsci, davanti al cancello di Villa Borghese. La spiegazione storica ed urbanistica avverrà dall’esterno del cancello. Poi si proseguirà verso Villa Adele, attraverso Via Cupa, una delle vie storiche di Anzio. Dopo le spiegazioni, e dopo avere eventualmente ammirato “la sala delle conchiglie”, si passerà attraverso il parco della Villa, ora giardino comunale ben curato, fino ad attraversare il parco di Villa Albani e ad arrivare sotto l’edificio cardinalizio. Per ultima si potrà ammirare Villa Sarsina, recentemente restaurata dal Comune. La fine della passeggiata è prevista per le ore 13.00.

Come richiesto gentilmente dal circolo di Legambiente, è preferibile comunicare l’adesione all’indirizzo e-mail: circolo_legambiente@yahoo.it   o telefonicamente ai numeri indicati nella locandina o comunicando la partecipazione nella pagina fb dell’evento (di seguito riportata).

https://www.facebook.com/events/1577602559156341/permalink/1579515485631715/

 

Angela Pensword
addetto stampa Legambiente
Circolo Le Rondini

 

passeggiata Ville cardinalizie Anzio 12 aprile 2015 Legambiente
passeggiata Ville cardinalizie Anzio 12 aprile 2015 Legambiente

 

 

TERZO INCONTRO CON MARIA ANTONIETTA LOZZI BONAVENTURA SULLA STORIA DEL NOSTRO TERRITORIO

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Di Claudio Tondi

E siamo giunti al 3° blocco delle conversazioni sulla storia del nostro territorio che Maria Antonietta Lozzi Bonaventura va conducendo mensilmente nella sala multimediale della Biblioteca comunale.

storia del territorio con Maria Antonietta Lozzi Bonaventura 11 02 2015
storia del territorio con Maria Antonietta Lozzi Bonaventura 11 02 2015

Stavolta si  parla della “rinascita” di Anzio partendo dalle parole del diario di una dama di fine Cinquecento che descrive una giornata particolare del suo soggiorno a Nettuno presso il castello dei Colonna. La comitiva quel giorno decise di inoltrarsi nel bosco che circondava la città andando in direzione della punta di Capo d’Anzio. Una escursione in una terra selvaggia, impervia, con vista di animali selvatici e anche un po’ pericolosa, insomma un posto da cui tornare assolutamente prima di notte. La signora sta descrivendo nientemeno che il tratto che separa Anzio da Nettuno, il luogo in cui fino a 1200 anni prima fioriva una città, fervida, vitale, splendente di edifici e percorsa da strade animate. Per lei però è solo una continua fitta boscaglia, una parte di quel feudo dei Colonna centrato su Nettuno ed esteso fin quasi ad Ardea; i Colonna lo possiedono senza curarlo, ritenendolo buono al massimo per una battuta di caccia, finché….

Finché il desiderio di rilanciare l’economia dello Stato Pontificio fa posare gli occhi di papa Clemente VIII su quelle terre che sarebbero ottime da coltivare a grano per alimentare Roma! Il papa compra quindi dai Colonna il feudo che da quel momento cambia tipologia diventando proprietà pubblica; iniziano lavori di disboscamento e c’è il relativo afflusso di persone per lavorarvi. Dall’innescare un ciclo produttivo a sentire la necessità di una via di smercio del prodotto il passo è breve: la voglia di un porto presto si fa sentire. Nel frattempo il potente Monsignor Cesi, amministratore delle casse pontificie,  si fa edificare un casino di caccia nel bel mezzo della foresta e lo chiamerà Villa Cesi; la casa dispone di un terreno che sul davanti digrada verso il mare, uno schema che si ripeterà negli edifici degli anni successivi e che (coincidenza o imitazione?) era caratteristico dell’enorme Palazzo Imperiale di romana memoria a quel tempo ancora ben percepibile nella riviera di ponente. Il corpo della Villa ha tratti architettonici molto vicini al Cinquecento e in esso l’impronta del Vignola si fa sentire. Noi oggi la conosciamo come Villa Adele, col nome cioè che prese solo a metà Ottocento quando passò dai Pamphili, subentrati nel frattempo ai Cesi, ai Borghese la cui “signora”, la consorte del principe, si chiamava appunto Adele.

Sull’onda del Cesi altre due figure ecclesiastiche, due Cardinali Nepoti (cosiddetti per la parentela col pontefice che  nominava questo genere di fiduciari per lo svolgimento di operazioni finanziarie importanti) erigono le due grandi residenze “Albani” e “Corsini” (quest’ultima a noi oggi nota come Sàrsina). Sono persone giovani e molto, molto ambiziose, in più possedute dal demone della scoperta archeologica, di gran moda proprio in quel tempo: possiamo immaginare quanto festoso sia stato per quei signori assistere allo scavo delle fondazioni nel corpo dei resti sepolti degli edifici di una millenaria città…

 

Villa Sarsina entrata antica
Villa Sarsina entrata antica

In breve l’antico bosco ce lo troviamo sezionato fra le tre grosse residenze circondate ognuna da parchi estesissimi: la già citata Villa Cesi (oggi Adele) sul lato est, Villa Sarsina (ex Corsini) sul lato ovest della città con un portale d’ingresso distante quasi un chilometro dal corpo centrale (il portale lo vediamo ancora accanto alla pescheria di via Flavia, trascurato dalla manutenzione comunale e quasi mal sopportato dalle due palazzine moderne che vi si appoggiano) e Villa Albani ad occupare lo spazio fra la due, in posizione di innegabile prestigio. Le due importanti strade attuali, via Paolini e via Roma, seguono proprio i confini che delimitavano villa Albani dall’una e dall’altra residenza.

Finisce il Seicento e in questi anni un nuovo porto viene effettivamente costruito. Siamo nel 1700 quando papa Innocenzo XII (celebrazioni su di lui ricorrono proprio in questo 2015) confrontando progetti e proposte su come fare il porto opta per la “miglior offerta al ribasso” scartando l’idea di recuperare quello di Nerone e accogliendo quella di scavarne uno tutto nuovo sul lato sinistro di quello antico.

L’offerta al ribasso si rivela quasi subito un pasticcio, l’orientamento verso levante dei moli del nuovo porto li rende simili a due enormi braccia che non fanno altro che intercettare la sabbia delle correnti provenienti da Nettuno  trattenendola all’imboccatura. I “bassi costi” diventano “oneri insostenibili” per eseguire continui dragaggi. L’auspicato decollo economico langue per tutto il secolo. Ma c’è di peggio: la sabbia scavata dal porto nuovo dove la mettiamo?   Ma è semplice, nel porto vecchio! E così l’ampia insenatura neroniana che vedeva  il mare lambire la collinetta su cui ora sono Villa Sarsina e Villa Albani diventa una distesa di sabbia. Questo stronca le velleità ottocentesche di ricominciare tutto da capo ripristinando il porto di Nerone e abbandonando quello innocenziano. Non c’è più l’acqua!

Arriviamo a inizio ‘800 e la depressione economica  viene aggravata dalle vicende belliche che contrappongono Napoleone, padrone anche di questo pezzo d’Italia, alle potenze europee, Inghilterra in testa. Nel quadro del famoso “Blocco continentale” con cui mira a strangolare la Francia lungo tutte le coste d’Europa, la flotta britannica cannoneggia in maniera disastrosa anche Anzio.

Ci penserà Pio IX a metà Ottocento, cioè oltre un secolo più tardi, a invertire un po’ il declino. Egli   utilizza la nuova area nata dai riporti di sabbia edificandoci una chiesa intitolata a S.Antonio (l’appellativo “Pio” vi fu aggiunto in epoca fascista per blandire il Pio XI interlocutore dei Patti Lateranensi), sistemando a piazzale lo spazio antistante, acquistando la sovrastante e ormai trascurata Villa Albani per trasformarla in luogo di cura (Pio Istituto Elioterapico).

Di lì a poco il potere papale viene fortemente ridimensionato: nel 1870 Roma è infatti conquistata dal giovane Regno d’Italia e ne diventa la capitale. L’interesse per il nostro territorio però rimane, anzi seguono quasi cinquant’anni di amministrazione piuttosto illuminata e tesa alla modernizzazione del Paese di cui fa esempio la rapida realizzazione della ferrovia di collegamento con Roma che, fra bando, progettazione e realizzazione, richiede neppure 10 anni entrando in esercizio nel 1884.

villino Peroni Venturini
villino Peroni Venturini

L’arteria vuole alimentare un luogo ormai riscoperto e riconosciuto prezioso per clima, storia e ubicazione. Rosicchiando poco a poco le parti a mare delle antiche ville patrizie spuntano graziosi quartierini di stile liberty, ricchi di verde e di elementi decorativi interessanti, ed alberghi per il soggiorno dell’alta borghesia.

Piazza Pia ANZIO 1901
Piazza Pia ANZIO 1901
Via Gramsci ex via Nettuno
Via Gramsci ex via Nettuno

 

 

 

 

 

 

Lo slancio creativo ed economico è intenso quando purtroppo appaiono all’orizzonte le scure nubi della Guerra Mondiale a cui l’Italia partecipa a partire dal 1915 (altra ricorrenza storica di quest’anno).

 

Fine

prossimo appuntamento:  11 marzo ore 17, stesso luogo, per un altro blocco: “Quando Anzio non c’era”

(in allegato alcune foto storiche di Anzio)

 

 

A Villa Adele prove di Storia a ritroso nel tempo

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Di Claudio Tondi

Quindici persone si sono ritrovate attorno al tavolo della sala multimediale della biblioteca comunale di Anzio per il primo dei 4 incontri mensili che la prof. Antonietta Bonaventura propone per diffondere una conoscenza più approfondita della storia del nostro territorio. Diciamo “territorio” non a caso perché oggetto degli incontri è l’area compresa fra Tor Caldara e Torre Astura che va vista come una unica realtà, quale in effetti è sempre stata considerata e chiamata: col nome “Antium” fino al tempo di Carlomagno (IX secolo) e con quello di “Nettuno” da allora fino all’Ottocento quando fu adottata dal papato una ripartizione amministrativa che distinse l’area in due città. Questo tanto per chiarire come non ci sia da stupire se leggendo un catastale del Settecento troviamo Tor Caldara classificata come Nettuno o se negli annali di età romana Torre Astura fosse collocata tranquillamente in Antium.

Questo primo appuntamento voleva essere quello destinato solo a definire insieme ai partecipanti il metodo da seguire nel prosieguo. Ma, dopo aver condiviso tutti l’approccio di risalire alla conoscenza del passato partendo dall’osservazione del presente, è stato inevitabile che cominciasse il flusso di informazioni, documenti, confronti, ricostruzioni a cui Antonietta ci ha abituati. Un solo esempio valga a dare un saggio dei contenuti ed anche del metodo:  le finestrelle della sala in cui ci troviamo si affacciano sul viale Paolini che dal centro sale alla stazione; la strada è fiancheggiata dal muro di contenimento del giardino di Villa Adele appena sotto di noi. Ebbene questo stesso muro segnava un tempo il confine con la adiacente Villa Albani. E al di là di Villa Albani, lungo via Roma, altro muro, altro confine, quello con Villa Sàrsina, la predominante. Mentre alle nostre spalle, verso Nettuno, un ultimo confine divideva la proprietà da quella dei Borghese. Quattro enormi tenute affacciate sul mare e saldate una accanto all’altra a rubare spazio al bosco, la Selva di Nettuno, che nel 1600, quando queste ville furono costruite, aveva da tempo coperto nuovamente  tutto quanto.

Qui in biblioteca il tempo è volato e ne è rimasto appena per stabilire il calendario dei prossimi incontri che si terranno nello stesso luogo,  sempre dalle 16 alle 17, nei giorni 14 gennaio, 11 febbraio, 11 marzo e 15 aprile 2015. Prenda nota chi vuole partecipare. Non è mancato un compito da fare a casa: osservare la città (o meglio le città, dato che l’oggetto dello studio è l’entità Anzio/Nettuno),  trarre spunti da approfondire, scoprire connessioni e tracce del passato da un muro superstite o da un tratto di strada.

Insomma incuriosirsi per questo luogo che merita di essere ben più conosciuto di quanto attualmente non sia, in fondo non dipende che da noi stessi. Alla prossima!

costume femminile di Nettuno 1840
costume femminile di Nettuno 1840

Nella figura il costume tradizionale di Nettuno in una litografia ottocentesca. In esso sono evidenti le tracce di influenza saracena (che lo faranno fra l’altro oggetto di critica e modifica da parte del Papa) a testimonianza che la presenza turca nel territorio non fu cosa di semplici scorrerìe ma si trattò di un vero e proprio insediamento protratto nel tempo, come del resto altri segni perfino nell’entroterra confermano.

LE VILLE STORICHE DI ANZIO

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E’ giusto e doveroso, nonché piacevole, scrivere qualche parola di presentazione su alcune delle costruzioni storiche che caratterizzano il patrimonio architettonico di Anzio.

Le ville nobiliari di Anzio

1) Villa Adele (Via Paolini): si può dire che il suo embrione risale al 1600 allorché, per rivalutare la zona caduta in stato di abbandono,  il Papa Clemente VIII acquistò, sul declivio della Valle di Anzio, alcune vigne della Chiesa Collegiata di Nettuno. Sull’area, denominata Torre dell’Imperio, o Terrazzo dell’Imperio per via di numerosi reperti archeologici che, all’epoca ingombravano la zona, Giacomo Barozzi, detto Il Vignola, concepì e progettò la villa. Nei secoli ad oggi, la proprietà dell’edificio passò attraverso molte mani nobili quali quelle dei Panphili e dei Borghese poi, a mani più “commerciali” come quelle della Banca D’Italia; a mani pie come l’Opera Pontificia, fino al 1964 quando la villa divenne patrimonio del Comune di Anzio. L’interno vanta begli ambienti come La Sala delle Conchiglie, in stile liberty, e due interessanti musei: il Museo Archeologico ed il Museo dello Sbarco, dedicato all’evento bellico dello sbarco alleato avvenuto nel gennaio 1944,  in cui sono conservati oggetti autentici (armi ed uniformi) usati durante la 2a Guerra Mondiale. Attualmente, la villa ospita molte manifestazioni culturali di vario genere.

 

2) Villa Sarsina (Via Flavia):  fu costruita dal Cardinal Neri Maria Corsini nel 18o secolo e anch’essa vide molti passaggi di proprietà, sempre di stampo nobiliare: Doria Panphili, Aldobrandini Sarsina, da cui prende il nome. Passò al Comune di Anzio subito dopo il 2o Conflitto Mondiale a causa del quale subì danni ingenti, ma l’ente non provvide subito al suo restauro che invece è stato attuato non molti anni orsono. Ora Villa Sarsina è sede di alcuni uffici del Comune, ma all’interno hanno luogo anche eventi culturali, in particolare, mostre.

 

3) Villa Albani (Via Aldobrandini): fu voluta e costruita da Alessandro Albani, nipote del Papa Clemente XI, il quale volle anche circondare la villa da un parco pieno di alberi e piante profumati, da fontane, sembra alimentate da un antico acquedotto romano, e da statue di marmo, vere e proprie opere d’arte come quella di Ercole, di Esculapio e di Giove. Alla morte del cardinale, gli successe il nipote Gianfrancesco che però non frequentò mai la villa, lasciandola negli anni in stato di abbandono. L’edificio passò al Demanio nel 1870. Attualmente la villa ospita una struttura sanitaria

 

4) Villa Spigarelli (Via Coriolano): risale ai primi del ‘900, ma la villa sorge su un complesso edilizio romano di cui, nel giardino della casa, si possono ancora scorgere importanti testimonianze di resti. Infatti, all’epoca della sua realizzazione, si provvide a far in modo che il suo impianto coincidesse con quello della villa antica romana e, di essa, si usarono anche marmi, mosaici e sculture.  La villa è tuttora di proprietà privata, quindi, non molto facile da poter visitare.

 

5) Villa Paradiso sul Mare (Via Gramsci): di proprietà della famiglia Polli, i lavori della sua costruzione furono iniziati ai primi del ‘900 dall’architetto Cesare Bazzani, e terminati nel 1924 con il completamento del casinò che però non è mai stato attivato. Nel corso degli anni la villa è stata utilizzata come location cinematografica dal regista Federico Fellini che girò alcune scene del suo celebre film “Amarcord“. Ora l’edificio ospita un istituto scolastico, ma spesso è anche teatro di manifestazioni di cultura varia.

 

6) Villa Imperiale di Nerone (Parco Archeologico; Via Fanciulla d’Anzio): in passato era indubbiamente molto più vasta di quel che appare oggi e i passaggi di proprietà furono diversi, determinando in questo modo dimensioni e stili a seconda del periodo e dell’imperatore governante a Roma. Ma Nerone fu colui che dette l’aspetto definitivo alla villa ingrandendola notevolmente, consolidandola con un più importante rinforzo architettonico e impreziosendola con numerose opere d’arte. Negli anni successivi, Domiziano e Adriano apportarono ulteriori modifiche estetiche completando l’opera. Purtroppo, negli ultimi tempi, la poca cura e l’erosione del mare hanno provocato crolli preoccupanti in alcuni punti della costruzione.

Per saperne di più sulle ville.

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By spacevoyager12

Photos by Paola Leoncini