Vallo

Aperta la parte finale a ponente del sito archeologico impropriamente chiamato Vallo Volsco. Bene era ora. Ed ora?

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di Angela Ambrosi

Il 9 agosto si è tenuta l’inaugurazione ufficiale per l’apertura al pubblico del sito archeologico conosciuto impropriamente sul territorio con il nome di Vallo Volsco. Erano presenti il Sindaco Bruschini, le autorità e i membri del Comitato di quartiere Santa Teresa al quale l’amministrazione ha dato in gestione il luogo da qualche mese a questa parte stipulando una specifica convenzione.  Certamente l’apertura al pubblico del sito è un fatto positivo del quale sono molto contenta, ma desidero evidenziare degli aspetti che reputo importanti.

Intanto non è del tutto esatto dire che si è realizzata “l’apertura del sito archeologico del Vallo Volsco”. Il sito archeologico difatti non si trova solo nel quartiere di Santa Teresa ma è una antichissima fortificazione che si svolge per oltre 3900 metri lungo i confini dell’antico pianoro di Antium Vetus a monte della sponda di un paleo fiume. Quindi bisognerebbe dire “apertura della parte finale a ponente del sito archeologico”. Inoltre tale fortificazione è stata costruita nel tempo prima dalle popolazioni tirreniche che abitavano in questa zona e solo molti secoli dopo dai Volsci anziati. In pratica ogni popolazione che ha abitato in zona ha apportato delle ristrutturazioni alla fortificazione a difesa del territorio. Quindi il nome esatto del sito archeologico nella sua totalità ed anche nella sua parte sarebbe, come ben spiegato dal grande storico locale Architetto Paolo Prignani in più occasioni, “Vallo Italico Tirrenico”, oppure, come dice qualcun’altro, anche “Vallo Latino Volsco”. “Vallo Volsco” è la denominazione errata entrata purtroppo nell’uso comune che si spera venga modificata attraverso l’aiuto dell’informazione corretta, informazione che certamente sarà data da chi ha preso in gestione quel luogo. Quindi, intanto abbiamo capito che il 9 agosto si è svolta l’inaugurazione della parte finale a ponente del sito archeologico del Vallo Italico Tirrenico, o del Vallo Latino Volsco se si preferisce.  Poi un’altra cosa: Che cosa è e cosa sarà nel tempo quel luogo? Un parco o cosa? Quel luogo ha una storia recente non tanto edificante rispetto ai gloriosi secoli passati, nei quali il territorio veniva vissuto, protetto, e utilizzato (ho detto apposta utilizzato e non sfruttato perché c’è differenza tra i due termini). Difatti, nel recente progredire ed evolversi della società contemporanea, con l’idea buona di fare nuove strutture o servizi o spazi a favore della collettività si era pensato di impostare in quell’area l’orto botanico di Anzio, solo che dopo avere speso soldi e finanziamenti, dopo avere impiantato qualche cosa, dopo avere fatto forse due inaugurazioni, e dopo avere speso circa 1.000.000,00 di euro di lavori ci si era ritrovati poi con una grande e bella recinzione e un milione di fili di erba di campo, in pratica con un’altra cattedrale o con uno scheletro nel deserto e con un’altra delle tante opere incompiute italiane. Ma questo è il passato, appunto. Speriamo che il futuro sia diverso. Solo che non può bastare una nuova apertura del sito per far scordare tutto il pregresso. Ciò vuole dire che bisogna continuare a vigilare, avere occhi ed orecchie aperte. Dico questo senza mettere minimamente in dubbio la serietà e la bravura del Comitato che ha preso in gestione il luogo dando a noi da agosto la possibilità fortunatamente di potervi entrare. Dico questo solo perché Anzio, come tutta l’Italia, è un territorio difficile. In più adesso una brezza marina mi ha portato all’orecchio che l’idea dell’orto botanico probabilmente verrà ripresa (ma non era stata accantonata?), con un “vedrai che questa volta ce la faremo a farlo”.  Evidentemente ci sono soldi che girano per rivalutare il territorio, (finalmente). Riguardo se realizzare (nuovamente) un orto botanico in quella sede vorrei però far riflettere su quanto  mi ha fatto notare mesi fa un amico di Nettuno, anzi, riporto proprio le sue parole, che ancora mi risuonano in testa: “quel luogo non è adatto per ospitare un orto botanico, il suolo non è predisposto perché non è abbastanza ricco di acqua, bisognerebbe individuare un’altra area più adatta e ricca di acqua come ad esempio lo potrebbe essere un’area risalendo il Fiume Loricina”. Non penso che il fattore acqua sia un fattore da trascurare nell’impianto di un orto botanico. Anche perché in un altro luogo si potrebbe avere naturalmente e semplicemente ciò che i pozzi qua dovrebbero andare a pescare in profondità e con difficoltà. E questo è un aspetto ambientale. Voglio anche parlare di un altro aspetto, questa volta storico, evidenziato dall’architetto Paolo Prignani, ed anche in questo caso riporto proprio le sue parole: “l’impianto di un orto botanico in quella sede snaturerebbe da un punto di vista storico un luogo nato per essere libero da piante nella sua funzione difensiva”. E se si vuole oltre che valorizzare anche proteggere la storia del luogo, anche l’aspetto evidenziato non è da trascurare. Poi ci sono anche orti botanici (ma non bisogna prendere ad esempio quelli seri) che non prevedono l’impianto di alberi o di piante. Bisogna vedere ciò che si vuole. Suggerisco quindi all’amministrazione, alle associazioni e comitati del territorio ed ai cittadini di pensare di impiantare l’orto botanico da un’altra parte, e di sviluppare in sede l’aspetto culturale, ricreativo, e didattico. Poi, se ognuno se la vuole cantare come più gli piace è un altro discorso! Pensando all’attività ed alla volontà di rivalutazione culturale che si respira nell’aria, il fatto che ci sia la volontà da parte dell’amministrazione e di molte realtà locali di valorizzare il territorio, la sua cultura, la sua storia (trend in crescita) è certamente un fatto positivo. Che almeno in questo periodo ci sia in generale un uso oculato dei soldi, magari pochi, e che ci siano dei risultati, magari pochi, ma concreti. Perplessi? Io un po’, siamo in Italia, ma spero di sbagliarmi. Il fatto è che spesso, purtroppo, in Italia, ad andare avanti sono sempre gli amici e gli amici degli amici. Sempre pensando al territorio e parlando non del sito specifico ma in generale, ci sono diverse domande che sento in giro alle quali anche io vorrei avere una risposta: Con quale criterio vengono scelte le associazioni o i comitati a cui dare in gestione il verde pubblico, o un sito archeologico, o uno stabile in abbandono di proprietà comunale, o un’altra struttura?  Su quale legge ci si basa? Vi sono dei regolamenti comunali interni che garantiscono la trasparenza e la possibilità di partecipazione al concorso di più associazioni o comitati? Vi sono dei concorsi, dei bandi? Vi sono degli importi massimi nel caso di finanziamenti? Vi sono dei criteri? Delle volte in Italia mi sembra che navighiamo a vista, e che sia peggio in alcuni casi di un far west, e forse, dico forse, dei regolamenti comunali per i vari ambiti di assegnazione non guasterebbero. Dico “forse”. Tornando invece al caso specifico dell’apertura della parte finale a ponente del sito archeologico del vallo italico tirrenico mi domando: Che tipo di attività si svolgeranno là dentro? E con quale frequenza? Per mesi dalla presa in gestione del luogo non si è saputo nulla, ma è anche vero che mettere su e gestire un’area di quel tipo necessita di molto impegno. Faccio quindi un grande e sincero in bocca al lupo al Comitato Santa Teresa e sono certa che con la volontà giusta si potrà fare molto a livello culturale. Magari ascoltando o chiedendo qualche suggerimento, e magari in sinergia con altre associazioni locali.

Per approfondimento segnalo:
https://cambiaversoanzio.wordpress.com/2014/08/26/orto-botanico-di-anzio-uno-scheletro-nel-deserto/

https://cambiaversoanzio.wordpress.com/2014/10/10/anzio-vallo-volsco-vallo-italico-tirrenico/

 

ANZIO. VALLO VOLSCO: VALLO ITALICO TIRRENICO

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Di Angela Pensword

Dopo avere saputo dell’esistenza ad Anzio del sito archeologico “Vallo Volsco” ho voluto approfondire l’argomento, così ho deciso di sentire l’architetto Paolo Prignani, esperto in materia di storia, archeologia e di urbanistica del territorio.

Intanto vi posso dire che il Vallo Volsco non è solo il luogo dove dovrebbe sorgere l’orto botanico di Anzio, ma una struttura difensiva che si delinea per quasi 4 kilometri a protezione dei confini urbani della antica Antium.  I popoli che abitavano questa zona si insediarono in un piccolo territorio, coincidente con Capo d’Anzio, rialzato a strapiombo sul fronte mare (in media 17 ml.), pianeggiante per un primo tratto intorno al mare (valle d’Anzio) poi sormontato da un altura (in media 45 ml. s.l.m., attuale S. Teresa); il tutto era delimitato a monte e lateralmente a ponente fino al mare dal largo alveo secco di un antico fiume (paleofiume). Questo avvallamento fu utilizzato per difendere la parte a monte dell’altopiano, a protezione del territorio stesso. All’interno di questo territorio si coltivava, si viveva, si costruivano prima piccoli villaggi, poi unendosi,  una cittadina ed una parte di storia. Il territorio di Anzio è da sempre adatto all’insediamento umano, ed è stato abitato da molto tempo prima dei Volsci (V sec a.c.) e dei romani (III sec a.c.), e tutte le popolazioni precedenti, italiche-tirreniche (pirati tirrenici) hanno utilizzato l’avvallamento come forma di protezione del territorio. Nel II millennio a.c. viene completato il vallo, scavando il tratto mancante fino alla costa di levante, per garantire la protezione del centro abitato. Sulla fine del millennio inizia la fortificazione del vallo con la costruzione di un “agere” per creare la città murata. Datazioni al carbonio 14 arrivano a datare parti della base del muro di fortificazione all’XI sec a.c.. Quindi il Vallo e l’agere sono senz’altro più antichi dell’insediamento dei Volsci. È per questo che l’architetto Paolo Prignani afferma che in realtà chiamare questo vallo come “Vallo Volsco” è una denominazione  popolare, antistorica: la denominazione corretta sarebbe “Vallo Italico-Tirrenico”.

Il Vallo si estende da ponente a levante, da mare a mare: penetra nell’entro terra e risale, abbracciando tutto il promontorio di Anzio con il pianoro retrostante. Lo si può ben vedere dalla foto presa dal dirigibile nel 1912 (vedi fig. 1).

fig.1 Anzio nel 1912 foto dal dirigibile
fig.1 Anzio nel 1912 foto dal dirigibile

Il  Vallo Volsco ha un perimetro di 3.900 metri, una sorta di piccola muraglia cinese. In realtà la realizzazione del  vallo è il rovescio di quella della muraglia cinese, perché nel nostro caso è avvenuta scavando maggiormente la fossa del perimetro e riportando a monte del perimetro interno la terra tolta dalla fossa stessa. Il terreno di questo piccolo altopiano naturale non era tutto allo steso livello, quindi in alcuni casi i lavori di protezione e fortificazione del perimetro sono stati molto impegnativi.

Giuseppe Lugli (archeologo italiano che ha svolto studi e sopralluoghi su Vallo Volsco), nel 1939 ipotizza, a seguito del ritrovamento di un tratto di  muro formato da quattro grossi blocchi di tufo in altezza per due di base, che per contenere maggiormente la terra riportata venne costruito prima un muro di contenimento per evitare lo scorrimento della terra a valle (vedi fig. 2), e che, in alcuni casi, la terra tolta dalla fossa venne riportata anche sul lato esterno del perimetro, per rendere meno agevole la discesa di eventuali invasori .

Gli scavi e gli studi condotti relativamente a questo sito archeologico, tra il 1980/81 e intorno al 1995, hanno accertato che la fortificazione ha avuto più di una revisione nel corso dei secoli. Le prime opere di fortificazione  del vallo  sono state effettuate nel corso della prima età del ferro (XI sec a.c.) . Successivamente i popoli che si sono susseguiti hanno necessariamente apportato rafforzamenti e modifiche dove necessario. Nel tempo difatti si ha l’occupazione dell’intero pianoro. La costruzione dell’intero agere viene stimata tra la fine del IX sec  a.c. e l’inizio del VII sec a.c.. Nel 493 a.c.. i volsci si insediano in questo territorio. E nel 338 a.c. Antium diventa romana.

Parti del Vallo sono ancora visibili oltre che nella campagna a monte di S. Teresa anche all’interno della attuale città di Anzio. Un esempio è la foto che raffigura un muro di Via Roma (vedi fig. 3). Nella Anzio moderna parti dell’agere sono state inglobate in altre costruzioni, nel divenire della trasformazione urbana.

Purtroppo, dell’antica opera difensiva che delinea i confini di Antium antica non è rimasto molto, questo sia ad opera del tempo, e quindi per cause naturali, e sia opera dell’uomo, con l’agricoltura prima, e con l’abusivismo dopo.

Di seguito sono inserite due piantine. La prima, fig.4, è un disegno schematico, del 1939, dell’Architetto Luigi Crema che riporta l’intero perimetro del Vallo di Anzio inserito nella piantina della città. La seconda, fig. 5, è un disegno dell’Architetto Paolo Prignani nella quale viene riportato in verde il perimetro del Vallo di Anzio nella piantina raffigurante la Anzio romana.

 

 

Riporto alcune risposte avute dall’architetto Paolo Prignani:

Cosa è esattamente Vallo Volsco?

Il Vallo è una struttura difensiva che nasce utilizzando una depressione naturale del terreno, spesso  fortificandone la parte a monte. Prima di tutto si metteva a nudo, senza la vegetazione, l’avvallamento e si accentuava il fossato asportando della terra che veniva portata sulla parte a monte.  In casi, come ad Anzio, si costruiva un muro, l’agere, a monte dell’avvallamento, che rendeva difficile la scalata e facilitava la difesa del villaggio murato.  Gli eventuali invasori dovevano scendere in questa specie di fossa e poi si ritrovavano, allo scoperto, di fronte ad una ripida parete (ad Anzio alta circa 15 ml.) dall’alto della quale i difensori potevano facilmente dardeggiare e colpire gli aggressori. Per costruire i valli In genere si sfruttavano dei canaloni, quasi sempre formati dall’erosione fluviale, che racchiudevano al loro interno i rilevati su cui sorgeva il villaggio. Tale  morfologia del terreno è tipica della campagna romana, solcata da innumerevoli corsi d’acqua che hanno origine dalle falde del vulcano laziale (Castelli romani).  infatti la presenza del vallo è tipica degli antichi centri di pianura prelatini del “Latium Vetus” (regione delimitata dal fiume Tevere, dagli spartiacque dei monti Prenestini, Lepini, Ausoni e dal mar Tirreno) come Ardea, Lavinium (Pratica di Mare – Pomezia), Longula (Casale del Riposo – Aprilia), Collerotondo (S: Anastasio – Anzio), Satricum (Le Ferriere di Nettuno) e altri. Bisogna precisare che per Vallum si intende tutto il sistema difensivo che comprende sia la parte naturale dell’avvallamento e sia la parte scavata e/o costruita dall’uomo.

Quindi il sito archeologico di Vallo Volsco non si trova solo dove è prevista la realizzazione dell’orto botanico di Anzio?

Quello è solo un tratto del vallo. Il vallo si estendeva da mare a  mare. Da ponente, rigirava intorno ad Anzio, e riscendeva sul levante, e chiudeva completamente la città intorno al porto, motivo principe dell’esistenza di Anzio. Nella parte di ponente il Vallo seguiva più o meno Via Andreina  per scendere  a mare.

Quando è stato costruito il Vallo di Anzio?  Il Vallo nasce in un epoca imprecisata, almeno la parte scavata dall’uomo.  Ma le datazioni al carbonio 14 hanno messo in evidenza che le basi dell’agere risalgono all’XI sec a.c., quindi parliamo del 1.100 a.c..

Da chi è stato costruito il Vallo?

Le datazioni al carbonio 14 indicano il 1.100 a.c. come periodo di costruzione delle prime opere di fortificazione del vallo. A popolare queste parti in origine erano genti legate all’uso del mare di origine ligure – ibera che coabitando e fondendosi con le stirpi fenicie e greche penetrate nel III – II millennio a.c.  generarono le varie etnie laziali, che presentavano una base culturale comune ma caratteristiche diverse determinate dalle diverse strutture e dalle diverse risorse dei territori di vita. Del resto il territorio di  Anzio, sin dal mesolitico (10.000 anni a.c. era in cui la crosta terrestre si è assestata nella forma attuale)  si è dimostrato adatto all’insediamento umano. Da allora si sono susseguite diverse popolazioni. In località “le vignacce” (sarebbe l’attuale zona di Anzio denominata Santa Teresa) sono stati ritrovati resti di oggetti fittili (ossia di argilla ) che risalgono dal  VII sec a.c. al  IX sec a.c., quindi arcaici. Come vi sono stati ritrovamenti di tombe ad incenerizzione, risalenti agli stessi periodi, poco fuori dal vallo verso il mare a ponente che testimoniano l’insediamento di popolazioni laziali legate alle culture dei colli albani. Ogni popolazione che da allora ha abitato in questi luoghi, parliamo di popolazioni laziali-tirreniche, hanno contribuito alla fortificazione del vallo.

Perché viene chiamato Vallo Volsco? Perché fino a poco tempo fa le credenze popolari, non documentate ma basate sulle leggende, facevano credere che fossero stati i volsci a insediare la città e a compiere questa opera difensiva  nel territorio di Anzio. In realtà il Vallo è senz’altro più antico della calata dei Volsci.  I volsci arrivarono in questo territorio intorno al V sec a.c., ma anche le popolazioni precedenti, italiche e tirreniche, avevano già utilizzato questa depressione come struttura di difesa, modellandola e fortificandola. È per questo che il termine esatto per nominare il vallo presente ad Anzio deve essere Vallo Italico Tirrenico.

Le cave di macco scavate nella parete del Vallo dove dovrebbe sorgere l’orto botanico sono state fatte dai volsci? Assolutamente no. Probabilmente sono state scavate nel corso del ‘700 per volontà del Cardinale Corsini che era proprietario di gran parte della zona, e di tutte le parti di territorio che contenevano materiale da costruzione.

Perché Vallo Volsco è importante come sito archeologico? Perché è un esempio ancora ben conservato e visibile di questa tecnica difensiva, e anche per le dimensioni e il considerevole perimetro di sviluppo. Inoltre è un segno urbano  identificativo e caratteristico della forma e della storia di questo territorio insomma un “Genius Loci”, una memoria viva.

Quale è il problema del sito archeologico di Vallo Volsco? Il problema è che nonostante decreti ministeriale e vincoli archeologici il vallo è stato invaso dall’abusivismo, quindi, in pratica, è stato fortemente alterato nella sua continuità. È stato fatto più danno a tale sito archeologico (come ad altri) nell’ultimo secolo per opera dell’uomo che nei millenni precedenti. (Al riguardo raffrontiamo due foto, la foto del territorio scattata nel 1912 dal dirigibile, fig.1,  ed una immagine recente presa da Google Heart 2006, fig.6).

Come si potrebbe maggiormente tutelare? La protezione di questo sito è difficile. È rimasto poco dell’antico vallo. Quello che si può fare subito è mantenere il segno perché il segno è già un grande valore storico.  Poi evitare di creare ulteriore danno, e quindi costruire in base a dei vincoli che tutelino i siti archeologici. Inoltre, molti dei ritrovamenti stanziali che erano presenti nel vallo non sono più presenti in quanto sono deperiti, spariti, distrutti, alcune tombe non sono né valorizzate e né protette, ed altri reperti, ancora, sono certamente interrati e da scoprire. Quindi salvaguardare ciò che al suo interno è un obiettivo prioritario. È importante comunque fare una mappatura dei beni e dei reperti per costruire un archivio storico. Inoltre, forse pensare ad un “percorso archeologico” attrezzato con punti di osservazione, segnaletica e informazione didattica, piccoli servizi di documentazione e sosta, pista ciclabile, telecamere di sorveglianza, ecc., potrebbe essere un’idea per rendere fruibile a tutti questo sito archeologico e non solo, per rendere partecipe il divenire della città moderna alla sua evoluzione storica.

L’idea di Prignani di un “percorso archeologico” con annessa pista ciclabile lungo il perimetro del Vallo è certamente un’idea interessante, ma se si considera che per la realizzazione dell’orto botanico di Anzio, che occupa una spazio infinitesimale del perimetro del Vallo, sono stati spesi quasi un milione di euro per realizzare poi il nulla viene da se capire che prima di valorizzare anche solo alcune parti del Vallo bisogna risolvere altri problemi a monte che non riguardano il  Vallo e la sua valorizzazione.

Ancora una volta viene da osservare quanta storia sia presente nel nostro territorio, ed al tempo stesso viene da osservare quanta di questa storia non sia adeguatamente valorizzata e conosciuta, soprattutto da chi dovrebbe amministrarla.

Per chiudere vorrei citare una frase di Giulio Carlo Argan pronunciata nell’introduzione al convegno “Interventi nel centro storico”  tenutosi a Roma nel 1978.

 “… il problema dei centri storici sarà risolto nel giorno in cui non se ne parlerà più, cioè non si parlerà più di un problema del centro storico separato e distinto dal problema dello sviluppo e della evoluzione del nucleo urbano nella sua totalità. … Il problema del centro storico sarà risolto nel giorno in cui il centro storico non sarà più una specie di cittadella, di acropoli all’interno della città, ma storica sarà considerata e intesa la città nel suo complesso, nel suo tracciato. … A quel momento quelle popolazioni che si sono accumulate alle periferie della città, che vivono tuttora in una condizione di subcittadinanza, che significa poi di substoricità, avranno acquisito il pieno diritto di cittadinanza, cioè un pieno diritto di partecipazione alla realtà storica e al destino storico della città. … Il giorno in cui l’abitante delle borgate, potrà fruire interamente della cultura urbana, cioè vivere, partecipare di quell’accumulo di beni  che si è determinato nel tempo nel centro cittadino, bene, allora il problema del centro storico non sarà più quello di difendere una specie di riserva, di parco culturale, ma sarà semplicemente quello di curare lo sviluppo storico della città.” 

 

Bibliografia:

“Saggio sulla topografia dell’antica Antium” di Giuseppe Lugli. Dalla Rivista del R. Istituto d’archeologia e storia dell’arte anno VII fasc. I-III.

“Anzio: saggi di scavo su Vallo Volsco” di Roberto Egidi e Alesandro Guidi. Dal Ministero per i beni e le attività culturali Soprintendenza per i beni archeologici del Lazio, Lazio e Sabina scoperte scavi e ricerche 5 Atti del Convegno (Roma 3-5-dicembre 2007) L’Erma di Bretschneider.

Consulenza dell’archeologo Paolo Prignani, esperto di archeologia, di storia e di urbanistica del territorio di Anzio.