lezioni di storia

A Villa Adele prove di Storia a ritroso nel tempo

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Di Claudio Tondi

Quindici persone si sono ritrovate attorno al tavolo della sala multimediale della biblioteca comunale di Anzio per il primo dei 4 incontri mensili che la prof. Antonietta Bonaventura propone per diffondere una conoscenza più approfondita della storia del nostro territorio. Diciamo “territorio” non a caso perché oggetto degli incontri è l’area compresa fra Tor Caldara e Torre Astura che va vista come una unica realtà, quale in effetti è sempre stata considerata e chiamata: col nome “Antium” fino al tempo di Carlomagno (IX secolo) e con quello di “Nettuno” da allora fino all’Ottocento quando fu adottata dal papato una ripartizione amministrativa che distinse l’area in due città. Questo tanto per chiarire come non ci sia da stupire se leggendo un catastale del Settecento troviamo Tor Caldara classificata come Nettuno o se negli annali di età romana Torre Astura fosse collocata tranquillamente in Antium.

Questo primo appuntamento voleva essere quello destinato solo a definire insieme ai partecipanti il metodo da seguire nel prosieguo. Ma, dopo aver condiviso tutti l’approccio di risalire alla conoscenza del passato partendo dall’osservazione del presente, è stato inevitabile che cominciasse il flusso di informazioni, documenti, confronti, ricostruzioni a cui Antonietta ci ha abituati. Un solo esempio valga a dare un saggio dei contenuti ed anche del metodo:  le finestrelle della sala in cui ci troviamo si affacciano sul viale Paolini che dal centro sale alla stazione; la strada è fiancheggiata dal muro di contenimento del giardino di Villa Adele appena sotto di noi. Ebbene questo stesso muro segnava un tempo il confine con la adiacente Villa Albani. E al di là di Villa Albani, lungo via Roma, altro muro, altro confine, quello con Villa Sàrsina, la predominante. Mentre alle nostre spalle, verso Nettuno, un ultimo confine divideva la proprietà da quella dei Borghese. Quattro enormi tenute affacciate sul mare e saldate una accanto all’altra a rubare spazio al bosco, la Selva di Nettuno, che nel 1600, quando queste ville furono costruite, aveva da tempo coperto nuovamente  tutto quanto.

Qui in biblioteca il tempo è volato e ne è rimasto appena per stabilire il calendario dei prossimi incontri che si terranno nello stesso luogo,  sempre dalle 16 alle 17, nei giorni 14 gennaio, 11 febbraio, 11 marzo e 15 aprile 2015. Prenda nota chi vuole partecipare. Non è mancato un compito da fare a casa: osservare la città (o meglio le città, dato che l’oggetto dello studio è l’entità Anzio/Nettuno),  trarre spunti da approfondire, scoprire connessioni e tracce del passato da un muro superstite o da un tratto di strada.

Insomma incuriosirsi per questo luogo che merita di essere ben più conosciuto di quanto attualmente non sia, in fondo non dipende che da noi stessi. Alla prossima!

costume femminile di Nettuno 1840
costume femminile di Nettuno 1840

Nella figura il costume tradizionale di Nettuno in una litografia ottocentesca. In esso sono evidenti le tracce di influenza saracena (che lo faranno fra l’altro oggetto di critica e modifica da parte del Papa) a testimonianza che la presenza turca nel territorio non fu cosa di semplici scorrerìe ma si trattò di un vero e proprio insediamento protratto nel tempo, come del resto altri segni perfino nell’entroterra confermano.