archeologia

Aperta la parte finale a ponente del sito archeologico impropriamente chiamato Vallo Volsco. Bene era ora. Ed ora?

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di Angela Ambrosi

Il 9 agosto si è tenuta l’inaugurazione ufficiale per l’apertura al pubblico del sito archeologico conosciuto impropriamente sul territorio con il nome di Vallo Volsco. Erano presenti il Sindaco Bruschini, le autorità e i membri del Comitato di quartiere Santa Teresa al quale l’amministrazione ha dato in gestione il luogo da qualche mese a questa parte stipulando una specifica convenzione.  Certamente l’apertura al pubblico del sito è un fatto positivo del quale sono molto contenta, ma desidero evidenziare degli aspetti che reputo importanti.

Intanto non è del tutto esatto dire che si è realizzata “l’apertura del sito archeologico del Vallo Volsco”. Il sito archeologico difatti non si trova solo nel quartiere di Santa Teresa ma è una antichissima fortificazione che si svolge per oltre 3900 metri lungo i confini dell’antico pianoro di Antium Vetus a monte della sponda di un paleo fiume. Quindi bisognerebbe dire “apertura della parte finale a ponente del sito archeologico”. Inoltre tale fortificazione è stata costruita nel tempo prima dalle popolazioni tirreniche che abitavano in questa zona e solo molti secoli dopo dai Volsci anziati. In pratica ogni popolazione che ha abitato in zona ha apportato delle ristrutturazioni alla fortificazione a difesa del territorio. Quindi il nome esatto del sito archeologico nella sua totalità ed anche nella sua parte sarebbe, come ben spiegato dal grande storico locale Architetto Paolo Prignani in più occasioni, “Vallo Italico Tirrenico”, oppure, come dice qualcun’altro, anche “Vallo Latino Volsco”. “Vallo Volsco” è la denominazione errata entrata purtroppo nell’uso comune che si spera venga modificata attraverso l’aiuto dell’informazione corretta, informazione che certamente sarà data da chi ha preso in gestione quel luogo. Quindi, intanto abbiamo capito che il 9 agosto si è svolta l’inaugurazione della parte finale a ponente del sito archeologico del Vallo Italico Tirrenico, o del Vallo Latino Volsco se si preferisce.  Poi un’altra cosa: Che cosa è e cosa sarà nel tempo quel luogo? Un parco o cosa? Quel luogo ha una storia recente non tanto edificante rispetto ai gloriosi secoli passati, nei quali il territorio veniva vissuto, protetto, e utilizzato (ho detto apposta utilizzato e non sfruttato perché c’è differenza tra i due termini). Difatti, nel recente progredire ed evolversi della società contemporanea, con l’idea buona di fare nuove strutture o servizi o spazi a favore della collettività si era pensato di impostare in quell’area l’orto botanico di Anzio, solo che dopo avere speso soldi e finanziamenti, dopo avere impiantato qualche cosa, dopo avere fatto forse due inaugurazioni, e dopo avere speso circa 1.000.000,00 di euro di lavori ci si era ritrovati poi con una grande e bella recinzione e un milione di fili di erba di campo, in pratica con un’altra cattedrale o con uno scheletro nel deserto e con un’altra delle tante opere incompiute italiane. Ma questo è il passato, appunto. Speriamo che il futuro sia diverso. Solo che non può bastare una nuova apertura del sito per far scordare tutto il pregresso. Ciò vuole dire che bisogna continuare a vigilare, avere occhi ed orecchie aperte. Dico questo senza mettere minimamente in dubbio la serietà e la bravura del Comitato che ha preso in gestione il luogo dando a noi da agosto la possibilità fortunatamente di potervi entrare. Dico questo solo perché Anzio, come tutta l’Italia, è un territorio difficile. In più adesso una brezza marina mi ha portato all’orecchio che l’idea dell’orto botanico probabilmente verrà ripresa (ma non era stata accantonata?), con un “vedrai che questa volta ce la faremo a farlo”.  Evidentemente ci sono soldi che girano per rivalutare il territorio, (finalmente). Riguardo se realizzare (nuovamente) un orto botanico in quella sede vorrei però far riflettere su quanto  mi ha fatto notare mesi fa un amico di Nettuno, anzi, riporto proprio le sue parole, che ancora mi risuonano in testa: “quel luogo non è adatto per ospitare un orto botanico, il suolo non è predisposto perché non è abbastanza ricco di acqua, bisognerebbe individuare un’altra area più adatta e ricca di acqua come ad esempio lo potrebbe essere un’area risalendo il Fiume Loricina”. Non penso che il fattore acqua sia un fattore da trascurare nell’impianto di un orto botanico. Anche perché in un altro luogo si potrebbe avere naturalmente e semplicemente ciò che i pozzi qua dovrebbero andare a pescare in profondità e con difficoltà. E questo è un aspetto ambientale. Voglio anche parlare di un altro aspetto, questa volta storico, evidenziato dall’architetto Paolo Prignani, ed anche in questo caso riporto proprio le sue parole: “l’impianto di un orto botanico in quella sede snaturerebbe da un punto di vista storico un luogo nato per essere libero da piante nella sua funzione difensiva”. E se si vuole oltre che valorizzare anche proteggere la storia del luogo, anche l’aspetto evidenziato non è da trascurare. Poi ci sono anche orti botanici (ma non bisogna prendere ad esempio quelli seri) che non prevedono l’impianto di alberi o di piante. Bisogna vedere ciò che si vuole. Suggerisco quindi all’amministrazione, alle associazioni e comitati del territorio ed ai cittadini di pensare di impiantare l’orto botanico da un’altra parte, e di sviluppare in sede l’aspetto culturale, ricreativo, e didattico. Poi, se ognuno se la vuole cantare come più gli piace è un altro discorso! Pensando all’attività ed alla volontà di rivalutazione culturale che si respira nell’aria, il fatto che ci sia la volontà da parte dell’amministrazione e di molte realtà locali di valorizzare il territorio, la sua cultura, la sua storia (trend in crescita) è certamente un fatto positivo. Che almeno in questo periodo ci sia in generale un uso oculato dei soldi, magari pochi, e che ci siano dei risultati, magari pochi, ma concreti. Perplessi? Io un po’, siamo in Italia, ma spero di sbagliarmi. Il fatto è che spesso, purtroppo, in Italia, ad andare avanti sono sempre gli amici e gli amici degli amici. Sempre pensando al territorio e parlando non del sito specifico ma in generale, ci sono diverse domande che sento in giro alle quali anche io vorrei avere una risposta: Con quale criterio vengono scelte le associazioni o i comitati a cui dare in gestione il verde pubblico, o un sito archeologico, o uno stabile in abbandono di proprietà comunale, o un’altra struttura?  Su quale legge ci si basa? Vi sono dei regolamenti comunali interni che garantiscono la trasparenza e la possibilità di partecipazione al concorso di più associazioni o comitati? Vi sono dei concorsi, dei bandi? Vi sono degli importi massimi nel caso di finanziamenti? Vi sono dei criteri? Delle volte in Italia mi sembra che navighiamo a vista, e che sia peggio in alcuni casi di un far west, e forse, dico forse, dei regolamenti comunali per i vari ambiti di assegnazione non guasterebbero. Dico “forse”. Tornando invece al caso specifico dell’apertura della parte finale a ponente del sito archeologico del vallo italico tirrenico mi domando: Che tipo di attività si svolgeranno là dentro? E con quale frequenza? Per mesi dalla presa in gestione del luogo non si è saputo nulla, ma è anche vero che mettere su e gestire un’area di quel tipo necessita di molto impegno. Faccio quindi un grande e sincero in bocca al lupo al Comitato Santa Teresa e sono certa che con la volontà giusta si potrà fare molto a livello culturale. Magari ascoltando o chiedendo qualche suggerimento, e magari in sinergia con altre associazioni locali.

Per approfondimento segnalo:
https://cambiaversoanzio.wordpress.com/2014/08/26/orto-botanico-di-anzio-uno-scheletro-nel-deserto/

https://cambiaversoanzio.wordpress.com/2014/10/10/anzio-vallo-volsco-vallo-italico-tirrenico/

 

Il progetto scolastico APSAET compie due anni

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di Angela Ambrosi

presso Villa Repubblicana Imperiale di Anzio

Anche l’anno scolastico 2016-2017 ha visto impegnati i volontari dell’associazione ATENA nel portare avanti il progetto APSAET all’interno delle scuole di Anzio e di Nettuno. APSAET nasce nel 2015 da un’idea di Angela Ambrosi e di Paolo Prignani, ed è realizzato con la collaborazione degli esperti di settore Mauro Agostini, Silvano Urbani, e Filippo Valenti. Il progetto è anche in collaborazione e promosso all’interno delle scuole da Legambiente Circolo le Rondini di Anzio-Nettuno. Il progetto nasce con lo scopo di accrescere il legame tra la popolazione ed il proprio territorio, e porta nelle classi l’informazione del patrimonio storico e naturale presente, e propone inoltre un programma di educazione ambientale, e cenni di astronomia. Il progetto viene portato avanti con passione e dedizione dai docenti APSAET  e l’interessamento e l’apprezzamento delle lezioni da parte dei ragazzi e delle maestre e delle insegnanti è la soddisfazione maggiore.

Quest’anno, su richiesta delle scuole primarie, il programma storico ha riguardato l’approfondimento di tutto il periodo romano e le relative presenze archeologiche. Il programma è stato completato da una uscita insieme ad ogni classe presso la Villa Repubblicana Imperiale, dove i docenti APSAET Mauro Agostini, Paolo Prignani, e Silvano Urbani, hanno illustrato ai bambini la storia della Villa, i riferimenti storici sul luogo e con Roma, le particolarità, gli Imperatori che l’hanno abitata, le bellezze, i fasti e le attuali problematiche. Programma e progetto al quale ha aderito anche la classe V C della maestra Chiarina Corso della scuola Salvo d’Acquisto di Nettuno. Le visite presso la Villa si sono svolte grazie alla gentile disponibilità e collaborazione di Patrizio Colantuono Presidente del Museo dello Sbarco di Anzio, e anche grazie alla gentile disponibilità e collaborazione del Museo Civico Archeologico di Anzio. I bambini della classe V A della maestra Virginia Campiotti della scuola Acqua Del Turco, ed i bambini della classi V A B C delle maestre Paola Vigilante, Pina Foti, e Anna Maria Lo Piparo  della scuola primaria Ivana Gregoretti, hanno potuto ammirare le bellezze rimaste della villa, immaginare i suoi fasti e conoscere maggiormente una parte della storia del territorio di Anzio.

Anzio romana pianta di Paolo Prignani

Durante l’anno scolastico si è parlato anche dell’importante sito archeologico di Vallo Volsco, presente sul territorio di Anzio, ai bambini della  classe V A della maestra Genny Carpinelli della scuola Gianni Rodari di Lavinio. Vallo Volsco è una fortificazione che si estende per 3.900 metri, quasi 4 kilometri, presente sul territorio di Anzio, costruita dalle popolazioni italiche tirreniche che abitavano in questi luoghi prima dei volsci, e successivamente anche dai volsci, sfruttando l’alveo di un antico fiume, a protezione del pianoro corrispondente al territorio  dell’antica Antium. Una grande parte della popolazione di Anzio non sa dell’esistenza di questo sito archeologico sul territorio, come non sa dell’importanza archeologica di Colle Rotondo. APSAET si occupa proprio di questo: portare nelle classi l’informazione del patrimonio storico archeologico e naturalistico del territorio. “Perché conoscere vuole dire amare, e amare vuole dire proteggere e valorizzare” come spiega il Presidente dell’Associazione ATENA Angela Ambrosi, co-progettista del progetto APSAET insieme all’arch. e storico locale Paolo Prignani. Racconto, slides, e storia, si sono intrecciati nella lezione, con la partecipazione dei ragazzi ai quali spesso venivano poste domande su quanto andavano apprendendo. E bisogna dire che i bambini della V A della maestra Genny sono stati veramente bravi, interessati ed attenti.  

Ma APSAET nasce anche “per sensibilizzare i ragazzi ad avere un maggiore rispetto ed amore verso il Pianeta la natura e l’ambiente”. Anche quest’anno il progetto ha proposto un intero programma didattico di educazione ambientale, realizzato dal docente Filippo Valenti nelle scuole Acqua del Turco e Ivana Gregoretti di Anzio. Il riciclo dei rifiuti ed il cambiamento climatico sono stati alcuni dei temi trattati. Sensibilizzare ed educare i bambini sui temi ambientali e verso l’amore e il rispetto per la natura e l’ambiente è una cosa molto importante, che la maestra Tiziana Valentini, referente del progetto Apsaet all’interno delle scuole Acqua del Turco e Ivana Gregoretti, sostiene e porta avanti da tempo all’interno dell’Istituto. Nel programma di educazione ambientale è presente anche un esempio di disastro ambientale globale, il Lago d’Aral, o anche mare d’Aral, lezione che è stata tenuta da Angela Ambrosi e da Mauro Agostini presso la scuola secondaria di primo grado De Franceschi di Nettuno nella classe II B  e nella classe II E degli insegnanti  Raffaela di Palma e Di Maio Aniello. Le scuole presso le quali si è svolto il progetto APSAET quest’anno hanno già dimostrato interesse per la prosecuzione del progetto per l’anno scolastico successivo. Nel 2016 i docenti APSAET, insieme ad altre persone impegnate nel sociale e nel territorio, costituiscono l’associazione ATENA. Ma ATENA non è solo Apsaet, bensì una fabbrica di idee e di progetti per il territorio, per la cultura, per la società, che accarezza anche il mondo degli animali.  ATENA è un’associazione di volontariato socio culturale che svolge attività sociale, culturale, didattica e divulgativa al servizio della Comunità, con particolare attenzione al legame che esiste tra le persone ed il proprio territorio, ed invita chi volesse proporre dei progetti o iscriversi all’associazione e contribuire o con la propria attività o come socio ordinario o contattare l’indirizzo di posta elettronica atena.assoculturale@gmail.com  Per maggiori informazioni sul progetto è possibile visitare il sito http://apsaet.it/  e per maggiori informazioni sull’associazione è possibile visionare il sito  www.atenaitalia.org   Sono già in cantiere nuove idee e iniziative. Relativamente ad APSAET ci vediamo all’inizio del nuovo anno scolastico!

Angela Ambrosi

 

Castrum Inui tra Commissario fondi e futuro

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di Angela Pensword

E’ notizia di questi giorni che il Commissario straordinario del Comune di Ardea Antonio Tedeschi si è recato in visita presso il sito archeologico Castrum Inui, accompagnato dall’archeologo Francesco Di Mario Responsabile della Sopraintendenza dei beni culturali sul territorio. Castrum Inui è un sito di incommensurabile valore archeologico, che si trova lungo la litoranea tra Ardea e Tor San lorenzo, e rientra amministrativamente sotto il comune di Ardea. E’ un altro tassello di quel grande patrimonio storico archeologico presente nel territorio allargato che va da Roma ad oltre Nettuno sulla litoranea e nell’entroterra, del quale anche Anzio e Nettuno ne fanno parte. Patrimonio che non solo racconta la nostra storia, ma che potrebbe rappresentare una crescita economica e culturale per i territori che hanno la fortuna di possedere i reperti. Valorizzazione che non solo rappresenterebbe una espressione di rispetto per il passato, ma anche una forma di rispetto per il presente e per il futuro. Patrimonio che, almeno per quanto riguarda Anzio, come più volte detto, anche se con miglioramenti attuati negli ultimi anni, non risulta essere ancora adeguatamente valorizzato, protetto e conosciuto. Ma mi sa che nei comuni vicino non stanno poi molto meglio. Che cosa è andato a fare il Commissario a Castrum Inui? Era una visita di piacere o aveva una finalità ispettiva e culturale? Opto più per la seconda ovviamente. Durante la visita il Commissario ha evidenziato l’importanza per il comune di Ardea di avere un sito di tale valore sul proprio territorio, e la speranza che la prossima amministrazione lo sappia valorizzare come merita.
Inoltre desidero ricordare una cosa della quale ultimamente non si parla. Mi risulta che circa due anni fa sono stati stanziati dal governo Renzi quasi 2.000.000,00 di euro per il sito archeologico di Castrum Inui, per il suo recupero, e per la sua valorizzazione e tutela. Che fine hanno fatto quei soldi? Come sono stati spesi? Passo spesso là davanti per andare a Roma e negli ultimi due anni non ho visto lavori sostanziali che hanno modificato lo stato precedente del sito e la sua fruizione. Sono state posizionate dai carabinieri una serie di telecamere a protezione del sito contro eventuali tombaroli, materiale che deriva in parte, tra l’altro, anche da sponsorizzazione. Forse i soldi stanziati hanno riguardato i lavori, comunque importanti, e magari anche a protezione dell’area, effettuati sugli argini di uno dei piccoli fiumi presenti in zona? Ma sono stati richiesti i soldi stanziati o no? E nel caso non sono stati richiesti perché? Adesso Ardea è sotto elezioni politiche. Le tematiche generali che investono il territorio diventano di particolare interesse per chi si presenta, e questo vale in tutti i Comuni, sempre con la speranza per noi cittadini che tale interesse non venga poi riposto, come invece avviene sistematicamente, nel cassetto. Che cosa si ha veramente intenzione di fare per tutti questi siti archeologici?
Domanda che rivolgo a tutte le amministrazioni comunali del territorio, sia quelle che sono sotto elezioni, sia quelle che lo saranno, e sia quelle che lo sono state.

Segnalo i link:
http://www.inliberuscita.it/?s=castrum+inui+&x=0&y=0

http://www.ilcaffe.tv/articolo/20615/2-milioni-per-castrum-inui-cacciotti-pd-non-e-merito-del-comune-di-ardea

http://www.castruminui.it/ilsito.html

Tempio Castrum Inui foto di S. Matricardi da Wikipedia

 

 

A sorpresa un finanziamento per il borgo marinaro di Anzio

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di Angela Pensword

La notizia è di inizio maggio. Il progetto denominato “Borgo marinaro di Nerone” ,  approvato in Giunta Comunale a fine febbraio 2017, ha ottenuto un finanziamento di 50.000 euro dalla Regione Lazio dopo avere partecipato al bando regionale “i borghi del Lazio” rientrando tra i trentadue progetti finanziati (fonte Regione ).

A leggerlo il progetto non è affatto male:
“… L’area archeologica del Borgo è ampia ed è distribuita lungo tutta la città: il Palazzo Imperiale, il Museo Civico Archeologico, il Museo dello Sbarco di Anzio, i resti del Teatro romano, le Ville storiche fino all’antico porto, al Cisternone e al Vallo del Volsco. I suggestivi tramonti sul mare e la vasta riserva naturale di Tor Caldara rendono la visita una preziosa opportunità di conoscenza ma anche di relax. … Il progetto prevede il lancio e la promozione del Borgo Marinaro di Nerone attraverso l’inaugurazione del nuovo Info-Point e tramite “il cammino della cultura”, un percorso che guiderà il visitatore nel “Museo diffuso” che si estende in tutto il borgo. Un arco neroniano accoglierà il turista, a poche centinaia di metri dalla stazione ferroviaria, conducendolo a Villa Adele dove sarà installato un Info Point, luogo di partenza nel quale il turista troverà tutte le informazioni utili, in grado di rimandare al patrimonio diffuso nella città. L’Infopoint potrà fornire adeguate informazioni su come spostarsi ad Anzio, sui diversi itinerari storico-archeologici e naturalistici, sui piatti tipici di Anzio e sulle sue tradizioni legate alla pesca. Un sentiero tra vialetti circondati da glicini dove il turista potrà ricostruire la storia e comprendere sino in fondo il fascino e la grandezza dei capolavori artistici di cui è ricca la città con le sue ville storiche e i suoi parchi attraverso materiale audiovisivo e illustrativo prima di raggiungere il porto neroniano e le altre attrazioni del borgo. L’offerta turistica sarà riformulata e potenziata, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica e con la partecipazione dei principali operatori, in base alle aspettative dei segmenti individuati con particolare attenzione al turismo familiare e di coppia, allo scopo di espandere nell’arco dell’anno la stagione turistica tradizionale. La fase di start-up del progetto prevede l’istituzione di due tavoli: uno di coordinamento che vedrà la partecipazione dei partner istituzionali come l’Università La Sapienza di Roma e la Soprintendenza, con i quali l’Ente potrà attivare collaborazioni finalizzate alla stesura di protocolli d’intesa e uno operativo-partecipativo al quale prenderanno parte i principali esponenti dei settori coinvolti (pesca, ristorazione, strutture alberghieri, servizi turistici e trasporti). Continua attenzione sarà data alla sostenibilità ambientale, al miglioramento del decoro urbano e alla pulizia e manutenzione dei siti archeologici.” (fonte Comune).

Si tratta di una notizia inaspettata, ma gradita. Ciò che stupisce è la solerzia, dopo tanti anni, di pensare ad un progetto coordinato che coinvolga più aspetti con la cultura e la storia del luogo, anche se limitatamente al centro. Gradita perché è sempre gradita una iniziativa che punti a valorizzare a fare conoscere maggiormente e più agevolmente la cultura e la storia locale, offrendo anche un maggiore e migliore servizio turistico. La speranza è che tale progetto non rimanga un’idea scorporata dalla realtà o scollegata tra le sue parti, o di non agevole fruizione.  Va dato quindi atto all’amministrazione di avere pensato a qualche cosa di positivo. Ma la mia mente va un po’ oltre, (e non ci sarebbe nulla di male nemmeno in questo caso dato che se un’idea è buona lo rimane), e sfocia nel Porto e nella necessità di rendere maggiormente appetibile il servizio turistico di Anzio. L’importante è il risultato. Cambiando discorso, sulla questione Porto siamo ancora in alto mare? … Forse è solo una calma apparente.

 

 

Ecco come rilanciare il turismo ed il territorio

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SUGGERIMENTI DI ANGELA PENSWORD

Molto spesso si parla di come rilanciare il turismo ad Anzio. In realtà se ne parla da anni, senza che venga realizzato nulla di concreto. Tante parole ma zero programmi, se non qualche situazione o qualche idea sparuta, scoordinata da una visione organizzata.  Anzio è un territorio molto bello da un punto di vista ambientale e storico, o meglio lo era prima di una lottizzazione selvaggia che non ha tenuto conto di salvaguardare e valorizzare la ricchezza del territorio. Nonostante l’urbanizzazione e, in alcuni casi, l’incuria, vi è comunque rimasto molto da valorizzare e da scoprire. Inoltre Anzio gode della vicinanza con Roma, con un ricco entroterra e la contiguità con Comuni  anche essi carichi di storia e di bellezze. Poi ha un mare, una campagna, un porto, e molti problemi. Per rilanciare il turismo bisogna rivalutare il territorio nel suo insieme, non ha senso ragionare a compartimenti stagni. Quindi non ha senso  parlare solo di un grande teatro (ma serve senza avere prima avere valorizzato altre cose?), o solo del porto, o solo di sicurezza, o solo di servizi, o prospettare la costruzione di alberghi come richiamo turistico (alberghi che poi rimarrebbero vuoti o scollegati dal contesto locale che invece viene lasciato agonizzare), o limitarsi agli spettacoli estivi. Come non ha senso prospettare un Casinò, cosa che eviterei dovunque. Bisogna pensare a che tipo di turismo di vuole richiamare, e personalmente suggerirei un turismo di qualità, internazionale, di cultura, ma anche vacanziero, e nazionale. Così voglio dare qualche suggerimento e qualche opinione, in questo ordine: la prima cosa da fare è quella di rivalutare tutti i siti archeologici presenti sul territorio e rendere l’intera storia di Anzio, non solo quella romana, attrattiva per i turisti. Proteggere e valorizzare maggiormente anche il patrimonio naturale che abbiamo, sia quello già presente e conosciuto come istituzione e realtà, sia quello dimenticato. Agire maggiormente sul decoro urbano. Al riguardo si potrebbe pensare a fare nuovi giardini pubblici, anche piccoli, maggiormente diffusi sul territorio e soprattutto ben curati. Inoltre, e sempre per il decoro urbano ma non solo, individuare gli stabili abbandonati appartenenti o di gestione del Comune e dare loro nuovamente vita a fini sociali, sanitari, artistici, culturali, di sicurezza. (faccio presente che già solo fino a qui si creerebbero diversi posti di lavoro). Vi sono zone che sono sprovviste di un adeguata copertura di servizi. Su questo bisognerebbe agire indipendentemente dagli eventuali stabili che si potrebbero utilizzare. Quindi agire maggiormente sui servizi, e cercare anche di garantire una maggiore sicurezza del territorio in coordinamento  con le relative istituzioni di ogni livello. Poi c’è il mare con le sue bellezze. Bisognerebbe cercare di fare una riserva naturale marina, o aiutare chi sta provando già a farla, che salvaguardi e valorizzi le bellezze naturali del mare della nostra costa. Una riserva simile a quelle esistente a Tor Paterno. I sub potrebbero essere interessati. In generale ascoltare gli addetti ai lavori è importante, e questo vale anche per il settore marittimo e della balneazione. Anzio è una città di mare e di terra. Vi sono il mare e la campagna con la loro tradizione gastronomica. La rivalutazione della zona agricola, come storia e come prodotti. Si potrebbe fare un museo storico del mare ed uno agricolo in zona dove posizionare tutti gli attrezzi che venivano usati un tempo nell’agricoltura, e la sua storia.  Per finire c’è il porto. In una città di mare il porto riveste un ruolo importante, ed il porto di Anzio è molto legato alla storia ed alla salute della città. Potrebbe essere un cuore che pulsa od un polmone, se gestito bene. Personalmente non ho preferenza per il fatto che sia pubblico o privato, ma sono contenta che, a quanto pare, adesso rimarrà pubblico. Ho sempre pensato che l’importante è che venga gestito ed impostato in modo che valorizzi la città, non che le crei danno. Non può essere un corpo avulso dalla città ma deve essere insieme alla Città ed interagire con essa. Se dovesse essere solo una marina chiusa non avrebbe senso. Se invece dovesse essere un progetto innovativo che salvaguarda i valori del mare e che salvaguardia e coinvolge alcuni valori della terraferma, a cominciare da Piazza Pia, le cose potrebbero essere interessanti, almeno a mio avviso. Bisognerebbe valutare bene una volta per tute la questione ambientale, come bisognerebbe vedere in che termini viene predisposta la riqualificazione dell’attuale bacino, ed in che modo si salvaguardano i valori storici e produttivi del porto. Bisognerebbe pensare ad un progetto che integri Piazza pia e le zone limitrofe al porto, attraverso la simbiosi ed il richiamo alla storia ed alla valorizzazione dell’attività culturale in genere. So che vi è la possibilità di modificare alcune parti del progetto originale per quanto riguarda gli edifici previsti (erano previsti due cinema multisala che adesso non hanno senso, come non lo avevano nemmeno prima sinceramente). Perché non fare un bel Museo del Mare? Non c’è posto migliore di un porto o meglio delle piazze vicine, dato che non  penso si possa costruire nell’attuale bacino. Una rivalutazione culturale e storica ma anche marittima delle zone adiacenti. Idee al riguardo ce ne possono essere molte. Immagino che agevolerebbe sia il porto stesso  e sia chi lo gestisce attuare una rivalutazione e valorizzazione del territorio in generale, in quanto si valorizzerebbero anche i famosi posti barca da vendere o da affittare, e di conseguenza si potrebbero creare le condizioni per avere un aiuto in termini di sponsorizzazione per la città, forse. Si potrebbe pensare a riportare ad Anzio il bellissimo e storico veliero San Giuseppe due da poco andato a La Spezia. E si potrebbero chiedere dei sovvenzionamenti europei per risolvere una volta per tutte il problema dell’insabbiamento se possibile, con uno studio mirato. Bisogna vedere che cosa ne pensano le parti in causa, socio privato e Comune. Penso di avere dato qualche suggerimento in più a chi vuole organizzare il territorio in modo costruttivo e con sinergia, ed attirare al tempo stesso il turismo. Il nostro territorio di Anzio e Nettuno va rivalutato indipendentemente dal turismo, ma anche per il semplice fatto che ci viviamo. Poi ognuno è libero di pensarla diversamente. E le cose da fare sono le stesse.

Angela Pensword 12/11/2016

La necropoli protostorica dell’ITALCABLE: “Altro che Volsci!”

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di Mauro Agostini

Anzio ha avuto, almeno dalle sue origini e fino alla caduta dell’impero romano d’occidente (476 d.C.), una continuità di vita che affonda la sua nascita nella remota preistoria, e ciò è dovuto sia alla posizione favorevole dei suoi approdi sulla costa tirrenica, sia dall’attestarsi nel suo immediato retroterra di itinerari, percorrenze, sentieri di transumanza,  consolidatisi nel tempo in un vero e proprio sistema viario. Ciò ha consentito, insieme alla bellezza naturale dei luoghi ed al suo particolare microclima, una frequentazione cospicua di genti e lo sviluppo di commerci  con scambi di merci, prodotti artigianali,(da segnalare il commercio dell’ossidiana proveniente dalle isole pontine: Palmarola in particolare), e conseguente movimento di uomini con il loro portato di idee, culture e religioni(Fenici, Punici, Etruschi  Greci) che contribuirono a fare di Antium uno dei soggiorni più deliziosi e incantevoli dell’impero romano.

E’ estremamente difficile dire con esattezza quando l’uomo frequentò e si insediò per la prima volta nei ripari e negli anfratti chele selve boscose attorno al promontorio di Capo d’Anzio gli offrivano; tuttavia la sua presenza è documentata già nel Paleolitico inferiore. In particolare, tra i vari reperti noti, è da menzionare un’ “amigdala” rinvenuta durante lo sbancamento per  la costruzione del campo sportivo comunale, che probabilmente rappresenta il più antico strumento scheggiato dell’uomo preistorico del territorio di Anzio. Studi sul reperto lo fanno risalire alla cultura “acheulana” con datazione che oscilla attorno ai 150.000 anni fa(Homo Neanderthalensis).

E’ necessario ora contestualizzare la presenza umana nel territorio di Anzio al periodo storico-culturale che più ci interessa e dal quale, per fasi successive, si giunse alla creazione dell’abitato della città. Partiamo, in epoca protostorica, dal “Bronzo finale”(1200-1100 a.C.), periodo contraddistinto da una serie di manifestazioni, tra loro variamente interconnesse e riscontrabili su quasi tutta la penisola: elementi tipologici delle produzioni artigianali ceramiche(argilla d’impasto non depurata, modellata a mano e senza tornio) e metallurgiche e diffusione generalizzata dell’incinerazione. La lavorazione del bronzo raggiunge un livello altissimo per aspetti tecnici ed estetici con prodotti legati a varie attività: agricoltura, tutte le lavorazioni artigianali, attività belliche, elementi di prestigio, abbigliamento e toletta personale. In Italia centrale, basandosi sulle evidenze funerarie e la distribuzione dei manufatti in metallo è possibile isolare una “facies mediotirrenica”. In particolare il rito funebre tramite uso di un contenitore(ceramico o pietra) che contiene l’ossuario e il resto del corredo. L’ossuario può essere biconico o vaso a collo o olla, con presenza di coperchi a forma di elmo o copricapo o costituito da una scodella o da una ciotola e di elementi di corredo in miniatura e di preminente carattere simbolico. Ulteriore divisione, sulla base delle evidenze funerarie e delle produzioni metallurgiche determina  5 gruppi distinti. I 2 più consistenti sono quelli di Tolfa/Allumiere(TA) e Roma/Colli albani(RCA1), diffusi rispettivamente nel Lazio sett.le e in quello merid.le (il Latium vetus della tradizione antica). Gli altri sono quelli di: Terni1, Fucino, Volturno.

Nell’età del “Primo ferro”(1000-750), con evidenze in massima parte legate al rito funebre, si delinea un quadro archeologico in continuità con quello del “Bronzo finale”. Nel “Primo ferro” si delineano i seguenti gruppi: Terni2 e 3, Bisenzio, Tarquinia e Roma/Colli albani2 e 3, più altri in Campania. Le fonti letterarie antiche diventano più numerose riguardo il popolamento e si menzionano: Etruschi, Latini, Umbri e altri popoli. Si delineano facies archeologiche regionali che evidenziano  il connubio tra gruppi etnici e cultura. Da sottolineare nelle sepolture che la presenza dell’ “ossuario biconico” in vaste aree diventa elemento identificativo del concetto di “Cultura Villanoviana”(spesso ritenuta come 1^ fase della civiltà etrusca), e che tale elemento nella fase terminale del “Bronzo finale” del  gruppo Roma/Colli Albani è assente. Con la prima età del ferro il rito funerario della cremazione diminuisce notevolmente e nella fase più antica si nota alternanza di zone con rito esclusivo della cremazione, zone a sola inumazione e altre a rito misto. Alla fine dell’VIII° sec. si ha, tranne alcune zone dell’Etruria  sett.le, solo inumazione.

Nel gruppo RCA(Roma/Colli albani) che ormai si può identificare come “facies laziale”, è noto l’uso di urne a capanna in rappresentanza più di luoghi di culto che di abitazioni e con presenza di oggetti miniaturistici riproducenti oggetti di corredo: coltelli, rasoi, vasellame e di una figuretta fittile di orante, offerente o di celebrante (forse lo stesso defunto)che sono deposti all’interno dell’urna/santuario. Questa “facies laziale” è il contesto culturale, pertinente anche all’abitato dell’Anzio protostorica, che territorialmente coincide in massima parte con il Latium vetus della tradizione antica.

Essa è stata così periodizzata:

1° periodo laziale(bronzo finale)-circa XI° sec. a.C.;

2° periodo laziale(prima età del ferro)-circa X°/IX° sec.: suddiviso in fase 2°A (1020-950 a.C.) e fase 2B (950-880 a.C.); 3° periodo laziale-IX°/VIII°sec.: suddiviso in fase 3A (880-800 a.C.) e fase 3B (800-725 a.C.);

4° periodo laziale: suddiviso in fase 4A e 4B (“orientalizzanti” /fine VIII°sec. inizio VI° sec. a.C.).

Inizialmente nel territorio si attestò il ruolo dominante dei Colli Albani, poi, grazie all’intensificazione dei collegamenti con Etruria e Campania tramite i guadi, per l’attraversamento del Tevere, e la Valle Latina, si ebbe la crescita del ruolo di Roma nel 3° e 4° periodo della facies laziale e si consolidò il processo di formazione urbana di tutti i maggiori centri del Lazio: Roma un po’ prima e poi Lavinio, Anzio, Satricum, Palestrina. Per quanto concerne Anzio, evidenze sulle occupazioni protostoriche sono significative, seppure frammentarie e disomogenee. Le più eloquenti provengono dalla zona a Nord dell’”arco muto “con emersione di una necropoli con tombe documentanti una deposizione continuata dal “bronzo finale” a tutta l’età del ferro e fino al I° sec. a.C.. Il primo ritrovamento avvenne nel 1925 durante i lavori per la costruzione dell’edificio dell’”Italcable”(attuale Centro difesa elettronica), lungo la via Ardeatina (altezza dello stabilimento “Rivazzurra”). Ci furono due campagne di scavo(maggio e settembre) dirette da U.Antonielli (Direttore del Museo preistorico etnografico di Roma)i cui corredi si trovano nel Museo  L.Pigorini (purtroppo non pervenuti distinti). Il ritrovamento di appunti dell’Antonielli, morto prima della loro pubblicazione, ha consentito una parziale ricostruzione: furono scoperte circa 30 sepolture a fossa e 5 a pozzetto , di cui di una si riuscì a ricomporre il corredo (archeologo P.G.Gierow) e la cui tipologia degli elementi e la composizione del corredo permettono di inquadrare la sepoltura nel 1°periodo laziale.

Lo scavo di questa necropoli e lo studio delle sue sepolture ebbero il grande risultato di poter dimostrare che il primitivo insediamento di Anzio era formato da popolazioni latine e non volsche. A  tal proposito il 14 maggio 1925 così scriveva entusiasticamente U.Antonielli a Roberto Paribeni (Sopraintendente agli scavi e musei della provincia di Roma).

Chiarissimo Paribeni, altro che elmo di Coriolano! Se c’è un Santo Protettore degli scavi, io sono certamente e bene sotto la sua protezione….1^ trincea di scavo 4 tombe(1 vuota?). D’età repubblicana con 4 vasetti etrusco-campani, una alla cappuccina che non mi sono ancora curato di esplorare. Due tombe a cremazione, di cui una, autentico e tipico pozzetto: olla-ossuario, 4 vasi di corredo, grandi blocchi sopra. Un vaso scoperto nella prima tomba a incinerazione, più piccolo dell’altro, è a reticolato o a maglia: Prisci Latini-Terramaricoli. Ecco l’importanza di ciò che viene fuori. Altro che Volsci!…..

TERRAMARICOLA, Civiltà. – Cultura protostorica che prende nome dal termine emiliano “terra marna”, indicante un tipo di terreno particolarmente fertile per la ricchezza di resti organici. È diffusa nell’Emilia (province di Parma, Piacenza, Modena e Reggio) e nella Lombardia meridionale, durante l’Età del Bronzo Media e Recente con attardamenti fino all’Età del Ferro.  La comparsa dei primi campi di urne nell’Italia centromeridionale è stata collegata con possibili spostamenti di gruppi terramaricoli avvenuti verso la fine del II millennio, a causa del peggioramento del clima dell’Italia settentrionale. La cultura delle terramare fu considerata d’importanza fondamentale nello svolgimento della preistoria italiana, e addirittura collegata con le origini di Roma.

 

Allegato: immagine da Google Earth dell’area della necropoli, oramai ricoperta di case, ma ancora presente nel sottosuolo.

Anzio area necropoli protostorica in prossimità Caserma militare e Via Bengasi

PRIMO BILANCIO DI UN PROGETTO PER IL TERRITORIO

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di Sergio Franchi

APSAET chiude il primo anno di attività su Anzio e Nettuno  mentre nasce ATENA

APSAET è  un’idea originale e vincente nell’ambito dell’insegnamento integrativo che si muove nell’ambito delle scuole di Anzio e di Nettuno. Il gruppo di Apsaet formato, oltre che da Angela Ambrosi anche dall’Arch Paolo Prignani, da Mauro Agostini, da Silvano Urbani e da Filippo Valenti, opera da un anno nelle scuole di Anzio e di  Nettuno con un programma di insegnamento integrativo su discipline come l’educazione ambientale, l’educazione artistica, la storia, l’archeologia e  l’astronomia. E’ ora di fare i primi bilanci, dopo un anno di intensa attività.  Non è stato facile  far conoscere la validità dell’iniziativa a dirigenti scolastici che ricevono offerte volontaristiche di ogni tipo. Decine di incontri e di presentazioni hanno aperto le porte ad APSAET in molte scuole di ogni tipo di Anzio e di Nettuno e tanta attività è stata svolta in molte di esse. Ne ricordiamo alcune: ACQUA DEL TURCO primaria ANZIO; GIANNI RODARI primaria ANZIO;  SALVO D’ACQUISTO primaria NETTUNO;  DE FRANCESCHI secondaria primo grado NETTUNO;  ALBERGHIERO istituto ANZIO;  EMANUELA LOI istituto NETTUNO;  INNOCENZO XII liceo scientifico ANZIO;  INNOCENZO XII liceo linguistico ANZIO;  CHRIS CAPPELL liceo ANZIO; ARTISTICO liceo ANZIO.  Nello spirito e nella struttura didattica del progetto ogni scuola ha avuto la facoltà di scegliere insegnamenti e modularità che meglio si potessero integrare con il proprio programma scolastico. Alcune lezioni hanno interessato  l’intero istituto, come lo scientifico ed il linguistico, in altri istituti sono state tenute lezioni  in alcune classi, in altri  in classi combinate o in forma di conferenza. APSAET ha fornito un prodotto educativo flessibile adattandone i contenuti  e la forma alla domanda ed ha mantenuto, in ogni caso, l’obiettivo principale e cioè quello di insegnare la conoscenza del territorio in cui gli alunni vivono. Non sono mancate le difficoltà  dell’inizio, ma la missione che il gruppo si era data è stata brillantemente compiuta ed essa costituirà ragione di esperienza  e quindi di potenziamento per l’avvenire. Riunioni  e tanto lavoro in comune sono previsti e necessari per la prossima stagione scolastica. Ciò non è solo necessario per  far tesoro dell’esperienza passata  ma anche perché l’idea di APSAET ha dato vita ad una struttura associativa che si è resa necessaria per poterne gestire il suo potenziamento ed una sua gestione sinergica con altre attività di tipo sociale: ed è nata ATENA. ATENA,  che  è un’associazione fondata in base alla legge 266 che regola formalmente il volontariato in tutte le sue forme, ha lo scopo di fornire servizi di tipo sociale e socio-culturale senza nessun fine di lucro e gestirà, in futuro, anche l’attività di APSAET.  ATENA a cui hanno aderito altre persone  di Anzio e di Nettuno, verrà guidata da Angela Ambrosi e  darà vita ad una campagna di adesione che sarà aperta a tutti i cittadini e le cittadine che vorranno partecipare e/o sostenerne l’attività. Sarà possibile aderire in funzione di docenti per rafforzare la squadra di coloro che portano avanti i programmi socio-educativi sul territorio di Anzio e Nettuno oppure semplicemente come soci ordinari con attività di collaborazione o di sostentamento. E’ in corso l’attività per ottenere l’iscrizione di ATENA nell’elenco delle Associazioni di volontariato riconosciute dalla Regione Lazio e sono in atto contatti per estenderne l’attività in altre aree regionali. Tutto il lavoro condotto con passione, dedizione e competenza è stato finora sostenuto interamente anche economicamente dai volontari e nessun finanziamento o rimborso spese ha avuto luogo da parte di nessuna istituzione o ente. Le istituzioni locali dovrebbero vedere in iniziative di questo tipo ed a questo livello professionale, strumenti educativi integrativi a cui è necessario intervenire con aiuti economici. E’ auspicabile che ciò avvenga in futuro affinché una preziosa esperienza associativa ed un valido strumento educativo non si disperdano nel nulla dell’indifferenza.

primo bilancio di un progetto di successo foto AngelaP Prignani 1