Antium

ANZIO è SOLO DI NERONE?

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di Angela Pensword

Nerone Imperatore
Nerone Imperatore romano 

Voglio aprire una parentesi, e spero che gli estimatori dell’Antium romana non ci rimangano male. Penso comunque che tale eventualità non accada, dato che non tolgo alcun valore storico a tale periodo, mentre evidenzio il valore di realtà non adeguatamente considerate. Quello che voglio dire è che spesso Anzio, soprattutto nella pubblicità,  viene accostata sempre alla figura di Nerone.  Quindi Anzio è solo di Nerone? Assolutamente no. Anzio sarebbe Anzio, con un proprio bagaglio di storia, anche se Nerone no ci avesse mai posato nemmeno il suo piedino sinistro. La stessa Villa Imperiale, gioiello del territorio, non adeguatamente protetta né valorizzata per anni (va menzionata l’importante azione del Comitato a Salvaguardia della Villa e Grotte di Nerone, per la difesa di tale luogo) è una area romana con una fase antecedente e successiva a Nerone (sotto il quale ha avuto comunque il massimo splendore). Ed il territorio di Anzio e di Nettuno e stata oggetto di insediamento umano si dall’epoca del paleolitico. Perché allora non pubblicizzare con cartelloni anche la restante storia di Anzio (una forma di Pubblicità Progresso)? Perché non pensare anche ai luoghi preistorici presenti sul territorio? Perché non pubblicizzare la presenza dei siti del Vallo Volsco di Colle Rotondo? (Prima però andrebbero valorizzati se no è come mettere in evidenza il menu sulla carta invitando gli ospiti senza poi cucinare le pietanze pubblicizzate).  Quanti sanno cosa è Vallo Volsco? Quanti conoscono l’importanza del sito archeologico di Colle Rotondo? Quanti sanno dei reperti archeologici presenti nel fondale marino compreso tra Anzio e Nettuno? Se si da a Cesare quel che è di Cesare, ed a Nerone quel che è di Nerone, bisogna dare anche ai restanti siti archeologici presenti sul territorio ed alla storia del luogo il giusto riconoscimento.   Perché Anzio è anche di Nerone, ma non solo.

 

A Villa Adele prove di Storia a ritroso nel tempo

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Di Claudio Tondi

Quindici persone si sono ritrovate attorno al tavolo della sala multimediale della biblioteca comunale di Anzio per il primo dei 4 incontri mensili che la prof. Antonietta Bonaventura propone per diffondere una conoscenza più approfondita della storia del nostro territorio. Diciamo “territorio” non a caso perché oggetto degli incontri è l’area compresa fra Tor Caldara e Torre Astura che va vista come una unica realtà, quale in effetti è sempre stata considerata e chiamata: col nome “Antium” fino al tempo di Carlomagno (IX secolo) e con quello di “Nettuno” da allora fino all’Ottocento quando fu adottata dal papato una ripartizione amministrativa che distinse l’area in due città. Questo tanto per chiarire come non ci sia da stupire se leggendo un catastale del Settecento troviamo Tor Caldara classificata come Nettuno o se negli annali di età romana Torre Astura fosse collocata tranquillamente in Antium.

Questo primo appuntamento voleva essere quello destinato solo a definire insieme ai partecipanti il metodo da seguire nel prosieguo. Ma, dopo aver condiviso tutti l’approccio di risalire alla conoscenza del passato partendo dall’osservazione del presente, è stato inevitabile che cominciasse il flusso di informazioni, documenti, confronti, ricostruzioni a cui Antonietta ci ha abituati. Un solo esempio valga a dare un saggio dei contenuti ed anche del metodo:  le finestrelle della sala in cui ci troviamo si affacciano sul viale Paolini che dal centro sale alla stazione; la strada è fiancheggiata dal muro di contenimento del giardino di Villa Adele appena sotto di noi. Ebbene questo stesso muro segnava un tempo il confine con la adiacente Villa Albani. E al di là di Villa Albani, lungo via Roma, altro muro, altro confine, quello con Villa Sàrsina, la predominante. Mentre alle nostre spalle, verso Nettuno, un ultimo confine divideva la proprietà da quella dei Borghese. Quattro enormi tenute affacciate sul mare e saldate una accanto all’altra a rubare spazio al bosco, la Selva di Nettuno, che nel 1600, quando queste ville furono costruite, aveva da tempo coperto nuovamente  tutto quanto.

Qui in biblioteca il tempo è volato e ne è rimasto appena per stabilire il calendario dei prossimi incontri che si terranno nello stesso luogo,  sempre dalle 16 alle 17, nei giorni 14 gennaio, 11 febbraio, 11 marzo e 15 aprile 2015. Prenda nota chi vuole partecipare. Non è mancato un compito da fare a casa: osservare la città (o meglio le città, dato che l’oggetto dello studio è l’entità Anzio/Nettuno),  trarre spunti da approfondire, scoprire connessioni e tracce del passato da un muro superstite o da un tratto di strada.

Insomma incuriosirsi per questo luogo che merita di essere ben più conosciuto di quanto attualmente non sia, in fondo non dipende che da noi stessi. Alla prossima!

costume femminile di Nettuno 1840
costume femminile di Nettuno 1840

Nella figura il costume tradizionale di Nettuno in una litografia ottocentesca. In esso sono evidenti le tracce di influenza saracena (che lo faranno fra l’altro oggetto di critica e modifica da parte del Papa) a testimonianza che la presenza turca nel territorio non fu cosa di semplici scorrerìe ma si trattò di un vero e proprio insediamento protratto nel tempo, come del resto altri segni perfino nell’entroterra confermano.

ANZIO. VALLO VOLSCO: VALLO ITALICO TIRRENICO

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Di Angela Pensword

Dopo avere saputo dell’esistenza ad Anzio del sito archeologico “Vallo Volsco” ho voluto approfondire l’argomento, così ho deciso di sentire l’architetto Paolo Prignani, esperto in materia di storia, archeologia e di urbanistica del territorio.

Intanto vi posso dire che il Vallo Volsco non è solo il luogo dove dovrebbe sorgere l’orto botanico di Anzio, ma una struttura difensiva che si delinea per quasi 4 kilometri a protezione dei confini urbani della antica Antium.  I popoli che abitavano questa zona si insediarono in un piccolo territorio, coincidente con Capo d’Anzio, rialzato a strapiombo sul fronte mare (in media 17 ml.), pianeggiante per un primo tratto intorno al mare (valle d’Anzio) poi sormontato da un altura (in media 45 ml. s.l.m., attuale S. Teresa); il tutto era delimitato a monte e lateralmente a ponente fino al mare dal largo alveo secco di un antico fiume (paleofiume). Questo avvallamento fu utilizzato per difendere la parte a monte dell’altopiano, a protezione del territorio stesso. All’interno di questo territorio si coltivava, si viveva, si costruivano prima piccoli villaggi, poi unendosi,  una cittadina ed una parte di storia. Il territorio di Anzio è da sempre adatto all’insediamento umano, ed è stato abitato da molto tempo prima dei Volsci (V sec a.c.) e dei romani (III sec a.c.), e tutte le popolazioni precedenti, italiche-tirreniche (pirati tirrenici) hanno utilizzato l’avvallamento come forma di protezione del territorio. Nel II millennio a.c. viene completato il vallo, scavando il tratto mancante fino alla costa di levante, per garantire la protezione del centro abitato. Sulla fine del millennio inizia la fortificazione del vallo con la costruzione di un “agere” per creare la città murata. Datazioni al carbonio 14 arrivano a datare parti della base del muro di fortificazione all’XI sec a.c.. Quindi il Vallo e l’agere sono senz’altro più antichi dell’insediamento dei Volsci. È per questo che l’architetto Paolo Prignani afferma che in realtà chiamare questo vallo come “Vallo Volsco” è una denominazione  popolare, antistorica: la denominazione corretta sarebbe “Vallo Italico-Tirrenico”.

Il Vallo si estende da ponente a levante, da mare a mare: penetra nell’entro terra e risale, abbracciando tutto il promontorio di Anzio con il pianoro retrostante. Lo si può ben vedere dalla foto presa dal dirigibile nel 1912 (vedi fig. 1).

fig.1 Anzio nel 1912 foto dal dirigibile
fig.1 Anzio nel 1912 foto dal dirigibile

Il  Vallo Volsco ha un perimetro di 3.900 metri, una sorta di piccola muraglia cinese. In realtà la realizzazione del  vallo è il rovescio di quella della muraglia cinese, perché nel nostro caso è avvenuta scavando maggiormente la fossa del perimetro e riportando a monte del perimetro interno la terra tolta dalla fossa stessa. Il terreno di questo piccolo altopiano naturale non era tutto allo steso livello, quindi in alcuni casi i lavori di protezione e fortificazione del perimetro sono stati molto impegnativi.

Giuseppe Lugli (archeologo italiano che ha svolto studi e sopralluoghi su Vallo Volsco), nel 1939 ipotizza, a seguito del ritrovamento di un tratto di  muro formato da quattro grossi blocchi di tufo in altezza per due di base, che per contenere maggiormente la terra riportata venne costruito prima un muro di contenimento per evitare lo scorrimento della terra a valle (vedi fig. 2), e che, in alcuni casi, la terra tolta dalla fossa venne riportata anche sul lato esterno del perimetro, per rendere meno agevole la discesa di eventuali invasori .

Gli scavi e gli studi condotti relativamente a questo sito archeologico, tra il 1980/81 e intorno al 1995, hanno accertato che la fortificazione ha avuto più di una revisione nel corso dei secoli. Le prime opere di fortificazione  del vallo  sono state effettuate nel corso della prima età del ferro (XI sec a.c.) . Successivamente i popoli che si sono susseguiti hanno necessariamente apportato rafforzamenti e modifiche dove necessario. Nel tempo difatti si ha l’occupazione dell’intero pianoro. La costruzione dell’intero agere viene stimata tra la fine del IX sec  a.c. e l’inizio del VII sec a.c.. Nel 493 a.c.. i volsci si insediano in questo territorio. E nel 338 a.c. Antium diventa romana.

Parti del Vallo sono ancora visibili oltre che nella campagna a monte di S. Teresa anche all’interno della attuale città di Anzio. Un esempio è la foto che raffigura un muro di Via Roma (vedi fig. 3). Nella Anzio moderna parti dell’agere sono state inglobate in altre costruzioni, nel divenire della trasformazione urbana.

Purtroppo, dell’antica opera difensiva che delinea i confini di Antium antica non è rimasto molto, questo sia ad opera del tempo, e quindi per cause naturali, e sia opera dell’uomo, con l’agricoltura prima, e con l’abusivismo dopo.

Di seguito sono inserite due piantine. La prima, fig.4, è un disegno schematico, del 1939, dell’Architetto Luigi Crema che riporta l’intero perimetro del Vallo di Anzio inserito nella piantina della città. La seconda, fig. 5, è un disegno dell’Architetto Paolo Prignani nella quale viene riportato in verde il perimetro del Vallo di Anzio nella piantina raffigurante la Anzio romana.

 

 

Riporto alcune risposte avute dall’architetto Paolo Prignani:

Cosa è esattamente Vallo Volsco?

Il Vallo è una struttura difensiva che nasce utilizzando una depressione naturale del terreno, spesso  fortificandone la parte a monte. Prima di tutto si metteva a nudo, senza la vegetazione, l’avvallamento e si accentuava il fossato asportando della terra che veniva portata sulla parte a monte.  In casi, come ad Anzio, si costruiva un muro, l’agere, a monte dell’avvallamento, che rendeva difficile la scalata e facilitava la difesa del villaggio murato.  Gli eventuali invasori dovevano scendere in questa specie di fossa e poi si ritrovavano, allo scoperto, di fronte ad una ripida parete (ad Anzio alta circa 15 ml.) dall’alto della quale i difensori potevano facilmente dardeggiare e colpire gli aggressori. Per costruire i valli In genere si sfruttavano dei canaloni, quasi sempre formati dall’erosione fluviale, che racchiudevano al loro interno i rilevati su cui sorgeva il villaggio. Tale  morfologia del terreno è tipica della campagna romana, solcata da innumerevoli corsi d’acqua che hanno origine dalle falde del vulcano laziale (Castelli romani).  infatti la presenza del vallo è tipica degli antichi centri di pianura prelatini del “Latium Vetus” (regione delimitata dal fiume Tevere, dagli spartiacque dei monti Prenestini, Lepini, Ausoni e dal mar Tirreno) come Ardea, Lavinium (Pratica di Mare – Pomezia), Longula (Casale del Riposo – Aprilia), Collerotondo (S: Anastasio – Anzio), Satricum (Le Ferriere di Nettuno) e altri. Bisogna precisare che per Vallum si intende tutto il sistema difensivo che comprende sia la parte naturale dell’avvallamento e sia la parte scavata e/o costruita dall’uomo.

Quindi il sito archeologico di Vallo Volsco non si trova solo dove è prevista la realizzazione dell’orto botanico di Anzio?

Quello è solo un tratto del vallo. Il vallo si estendeva da mare a  mare. Da ponente, rigirava intorno ad Anzio, e riscendeva sul levante, e chiudeva completamente la città intorno al porto, motivo principe dell’esistenza di Anzio. Nella parte di ponente il Vallo seguiva più o meno Via Andreina  per scendere  a mare.

Quando è stato costruito il Vallo di Anzio?  Il Vallo nasce in un epoca imprecisata, almeno la parte scavata dall’uomo.  Ma le datazioni al carbonio 14 hanno messo in evidenza che le basi dell’agere risalgono all’XI sec a.c., quindi parliamo del 1.100 a.c..

Da chi è stato costruito il Vallo?

Le datazioni al carbonio 14 indicano il 1.100 a.c. come periodo di costruzione delle prime opere di fortificazione del vallo. A popolare queste parti in origine erano genti legate all’uso del mare di origine ligure – ibera che coabitando e fondendosi con le stirpi fenicie e greche penetrate nel III – II millennio a.c.  generarono le varie etnie laziali, che presentavano una base culturale comune ma caratteristiche diverse determinate dalle diverse strutture e dalle diverse risorse dei territori di vita. Del resto il territorio di  Anzio, sin dal mesolitico (10.000 anni a.c. era in cui la crosta terrestre si è assestata nella forma attuale)  si è dimostrato adatto all’insediamento umano. Da allora si sono susseguite diverse popolazioni. In località “le vignacce” (sarebbe l’attuale zona di Anzio denominata Santa Teresa) sono stati ritrovati resti di oggetti fittili (ossia di argilla ) che risalgono dal  VII sec a.c. al  IX sec a.c., quindi arcaici. Come vi sono stati ritrovamenti di tombe ad incenerizzione, risalenti agli stessi periodi, poco fuori dal vallo verso il mare a ponente che testimoniano l’insediamento di popolazioni laziali legate alle culture dei colli albani. Ogni popolazione che da allora ha abitato in questi luoghi, parliamo di popolazioni laziali-tirreniche, hanno contribuito alla fortificazione del vallo.

Perché viene chiamato Vallo Volsco? Perché fino a poco tempo fa le credenze popolari, non documentate ma basate sulle leggende, facevano credere che fossero stati i volsci a insediare la città e a compiere questa opera difensiva  nel territorio di Anzio. In realtà il Vallo è senz’altro più antico della calata dei Volsci.  I volsci arrivarono in questo territorio intorno al V sec a.c., ma anche le popolazioni precedenti, italiche e tirreniche, avevano già utilizzato questa depressione come struttura di difesa, modellandola e fortificandola. È per questo che il termine esatto per nominare il vallo presente ad Anzio deve essere Vallo Italico Tirrenico.

Le cave di macco scavate nella parete del Vallo dove dovrebbe sorgere l’orto botanico sono state fatte dai volsci? Assolutamente no. Probabilmente sono state scavate nel corso del ‘700 per volontà del Cardinale Corsini che era proprietario di gran parte della zona, e di tutte le parti di territorio che contenevano materiale da costruzione.

Perché Vallo Volsco è importante come sito archeologico? Perché è un esempio ancora ben conservato e visibile di questa tecnica difensiva, e anche per le dimensioni e il considerevole perimetro di sviluppo. Inoltre è un segno urbano  identificativo e caratteristico della forma e della storia di questo territorio insomma un “Genius Loci”, una memoria viva.

Quale è il problema del sito archeologico di Vallo Volsco? Il problema è che nonostante decreti ministeriale e vincoli archeologici il vallo è stato invaso dall’abusivismo, quindi, in pratica, è stato fortemente alterato nella sua continuità. È stato fatto più danno a tale sito archeologico (come ad altri) nell’ultimo secolo per opera dell’uomo che nei millenni precedenti. (Al riguardo raffrontiamo due foto, la foto del territorio scattata nel 1912 dal dirigibile, fig.1,  ed una immagine recente presa da Google Heart 2006, fig.6).

Come si potrebbe maggiormente tutelare? La protezione di questo sito è difficile. È rimasto poco dell’antico vallo. Quello che si può fare subito è mantenere il segno perché il segno è già un grande valore storico.  Poi evitare di creare ulteriore danno, e quindi costruire in base a dei vincoli che tutelino i siti archeologici. Inoltre, molti dei ritrovamenti stanziali che erano presenti nel vallo non sono più presenti in quanto sono deperiti, spariti, distrutti, alcune tombe non sono né valorizzate e né protette, ed altri reperti, ancora, sono certamente interrati e da scoprire. Quindi salvaguardare ciò che al suo interno è un obiettivo prioritario. È importante comunque fare una mappatura dei beni e dei reperti per costruire un archivio storico. Inoltre, forse pensare ad un “percorso archeologico” attrezzato con punti di osservazione, segnaletica e informazione didattica, piccoli servizi di documentazione e sosta, pista ciclabile, telecamere di sorveglianza, ecc., potrebbe essere un’idea per rendere fruibile a tutti questo sito archeologico e non solo, per rendere partecipe il divenire della città moderna alla sua evoluzione storica.

L’idea di Prignani di un “percorso archeologico” con annessa pista ciclabile lungo il perimetro del Vallo è certamente un’idea interessante, ma se si considera che per la realizzazione dell’orto botanico di Anzio, che occupa una spazio infinitesimale del perimetro del Vallo, sono stati spesi quasi un milione di euro per realizzare poi il nulla viene da se capire che prima di valorizzare anche solo alcune parti del Vallo bisogna risolvere altri problemi a monte che non riguardano il  Vallo e la sua valorizzazione.

Ancora una volta viene da osservare quanta storia sia presente nel nostro territorio, ed al tempo stesso viene da osservare quanta di questa storia non sia adeguatamente valorizzata e conosciuta, soprattutto da chi dovrebbe amministrarla.

Per chiudere vorrei citare una frase di Giulio Carlo Argan pronunciata nell’introduzione al convegno “Interventi nel centro storico”  tenutosi a Roma nel 1978.

 “… il problema dei centri storici sarà risolto nel giorno in cui non se ne parlerà più, cioè non si parlerà più di un problema del centro storico separato e distinto dal problema dello sviluppo e della evoluzione del nucleo urbano nella sua totalità. … Il problema del centro storico sarà risolto nel giorno in cui il centro storico non sarà più una specie di cittadella, di acropoli all’interno della città, ma storica sarà considerata e intesa la città nel suo complesso, nel suo tracciato. … A quel momento quelle popolazioni che si sono accumulate alle periferie della città, che vivono tuttora in una condizione di subcittadinanza, che significa poi di substoricità, avranno acquisito il pieno diritto di cittadinanza, cioè un pieno diritto di partecipazione alla realtà storica e al destino storico della città. … Il giorno in cui l’abitante delle borgate, potrà fruire interamente della cultura urbana, cioè vivere, partecipare di quell’accumulo di beni  che si è determinato nel tempo nel centro cittadino, bene, allora il problema del centro storico non sarà più quello di difendere una specie di riserva, di parco culturale, ma sarà semplicemente quello di curare lo sviluppo storico della città.” 

 

Bibliografia:

“Saggio sulla topografia dell’antica Antium” di Giuseppe Lugli. Dalla Rivista del R. Istituto d’archeologia e storia dell’arte anno VII fasc. I-III.

“Anzio: saggi di scavo su Vallo Volsco” di Roberto Egidi e Alesandro Guidi. Dal Ministero per i beni e le attività culturali Soprintendenza per i beni archeologici del Lazio, Lazio e Sabina scoperte scavi e ricerche 5 Atti del Convegno (Roma 3-5-dicembre 2007) L’Erma di Bretschneider.

Consulenza dell’archeologo Paolo Prignani, esperto di archeologia, di storia e di urbanistica del territorio di Anzio.