Renzi

La scissione nel PD è necessaria

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di Angela Pensword

Come in una coppia, quando si hanno idee diverse e si litiga in continuazione, la soluzione migliore è la separazione, lo è anche nei partiti. Sono mesi che la minoranza pd lavora ai fianchi, prima nel sottobosco, poi sempre più allo scoperto. Al contrario di chi vede la scissione del pd come un fatto negativo, nello specifico vedo la fuoriuscita della minoranza dem come un evento positivo sia all’interno del pd e sia all’esterno, per la politica e per l’Italia.
Premesso che andare avanti come si è fatto finora in questo partito non è più possibile, dato che quando un coniuge trama alle spalle è meglio metterlo fuori dalla porta che tenerselo a casa, bisogna dire quindi che il primo miglioramento che si avrà dopo la scissione della minoranza dem sarà in termini di velocità e chiarezza nella gestione del pd (che non dovrà mai prescindere da un dialogo e confronto costruttivo nel rispetto delle opinioni diverse, altrimenti si diventerebbe come un’altra attuale espressione politica). Inoltre … bisogna dire anche che la migrazione della minoranza pd in un movimento esterno al pd porterebbe alla formazione di una nuova parte maggiormente a sinistra (pare), che potrebbe prendere parte dell’elettorato deluso e scappato (così dicono), con l’effetto di indebolire le altre minoranze. Già a desso la minoranza pd è unita con le altre minoranze (sel, ecc., e con il M5S su altri obiettivi). Sarebbe sempre un gioco tra minoranze, solo con l’aggiunta di una nuova minoranza. In realtà non cambierebbe niente, si avrebbe solo una maggiore chiarezza, un asse, più a sinistra. … Certo il pd perderebbe una sua parte ma potrebbe crescere maggiormente. Fino a quando l’elettorato vede un partito diviso scappa o non si iscrive. Inoltre, la permanenza di alcuni Jurassici è un forte deterrente alle iscrizioni. Non mi riferisco a Bersani, che a modo suo cerca di fare una buona politica, ma a qualcun altro del periodo del Jurassico. Bisogna tagliare i rami secchi per far sviluppare le gemme. In più, pensando all’elettorato in generale, a quello deluso, non necessariamente legato ad una destra o ad una sinistra ma unito su obiettivi comuni, che vorrebbe una buona politica (su ambiente, cultura, economia, turismo, immigrazione, gestione e soluzione dei problemi), allora si potrebbe venire a creare la possibilità per il pd di crescere assorbendo elettorato, o la possibilità della formazione di una coalizione che si trovi unita su tali obiettivi, portando il Paese verso una maggiore stabilità. … Il centro desta FI (altri Jurassici) e la destra, proseguiranno per a propria strada. … Forse, la scissione della minoranza dem, con la crescita del pd, il posizionamento degli estremi agli estremi, è l’unico modo per evitare che il M5S e gli estremismi governino prossimamente l’Italia. … Ma siamo sicuri che D’Alema e la minoranza vogliono veramente la scissione? O vorrebbero che ad andare via, a scindersi dalla minoranza, fosse la maggioranza? Allora si arriva al fulcro della questione: si tratta di una guerra di ideali o di una guerra di potere? La seconda possibilità “guerra di potere” è il piatto forte, la pietanza principale. La prima, “ideali”, forse vi è sicuramente, ma è il contorno. … Indipendentemente da cio: … Nel pd ci sono due anime, e come ho detto prima è giusto che ognuno segua la propria. … Il dialogo ed il rispetto, nella ricchezza della diversità di opinione, sono alla base della democrazia. … Purtroppo, in generale, per l’Italia, con questo clima politico litigioso e di rabbia, dove ognuno pensa alla propria parte e tasca, dove tutti sono avvinghiati alla poltrona, e dove manca una visione collettiva e lungimirante (a parte qualcuno ovviamente) … non ci vedo niente di buono. …
Ps. Il problema è la data del Congresso? Si potrebbe pensare che, forse, posticipare il Congresso serva solo alla minoranza per aggiustare meglio le file e continuare a minare il terreno. Maggiore ragione per la maggioranza pd per non rimandarlo, comunque vada. In più, perché le telefonate per convincere la minoranza a restare? A che serve la coabitazione forzata? Forse Renzi inizia a non avere più tanta fiducia in sé e nel pd? … Personalmente non vedo l’ora che ci sia questa scissione. … Per cominciare a costruire qualcosa … (Tanto, comunque, l’Italia è ingovernabile anche adesso). …

L’ITALIA HA SCELTO IL NO SULLA RIFORMA COSTITUZIONALE

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Di Angela Pensword

Il 4 dicembre 2016 il popolo italiano si è espresso sulla Riforma Costituzionale. Vince il NO con il 59,88% contro il SI al 40,12%. L’affluenza è stata molto alta, cosa che legittima ancora di più il risultato. Hanno votato 31.997.916 persone che corrisponde al 68,48% degli aventi diritto a voto. Dopo il risultato del Referendum Costituzionale il Premier Matteo Renzi rassegna le proprie dimissioni, dimostrando anche in questo caso uno spessore diverso da chi invece è sempre stato attaccato alle poltrone.

Che scenario adesso? L’Italia non può assorbire un ulteriore Governo e Presidente del Consiglio non scelto dal popolo. La cosa migliore sarà quindi quella di tornare presto al voto. Il M5S spinge per andare subito al voto con la legge elettorale Italicum, probabilmente perché attualmente ne verrebbe premiato. Altre forze spingono invece per varare prima una nuova legge elettorale. Ma l’Italicum è stato pensato proprio per garantire una certa stabilità al Paese e possibilità di governo alla forza che prende maggiori voti chiunque essa sia, quindi sarebbe giusto andare alle elezioni con l’Italicum. Ma, sempre lItalicum, presenta in sé elementi che possono essere considerati incostituzionali come lo sono stati per la precedente legge elettorale Porcellum. Inoltre, indipendentemente dalla legge elettorale, “l’accozzaglia” delle forze politiche di minoranza e non e dei movimenti, non è in grado, nel loro insieme e separatamente, di offrire una alternativa ed una proposta di riforma costituzionale, in una visione d’insieme, impegnata da sempre a beghe ed interessi di parte. Pare quindi che, dopo questo (benefico a giudizio di qualcuno) colpo di reni che ha fatto cadere il Governo e che quindi ha portato ad un “tutto cambia”, in realtà “nulla cambia”, vecchi politici, politica, problemi, e Costituzione.

Il PD? Il PD è morto, dilaniato da se stesso, dai dinosauri che vorrebbero interpretare invece del “Jurassic Park” un “Ritorno al Futuro” e che non hanno mai accettano di essere stati messi da parte da uno scalpitante Renzi, Renzi che ha rappresentato e che rappresenta la speranza di una rottamazione contro un vecchio modo di fare politica. Il fatto è che dentro al PD ci sono anime diverse, ed adesso il PD si dovrà interrogare su che direzione vuole. Una spaccatura pare inevitabile. Una spaccatura che probabilmente unirà, come già è, le parti estreme della sinistra e dei movimenti se non di nome almeno di fatto. Personalmente continuo ad essere renziana.

Voto politico o referendario? Sicuramente entrambi. Vi è stato sia un giudizio nel merito della proposta, e sia sulla volontà o meno di mantenere l’attuale Governo. Ad influenzare a favore sia il No e sia il SI, certamente hanno influito anche le numerose ed eccessive, sia da una parte e dall’altra, visioni negative sul post voto, come le informazioni anche sbagliate date nei social sia da una parte e sia dall’altra. Non vi è una manipolazione dei poteri forti europei a favore della riforma, e i mercati fortunatamente reggono bene, mentre, oltre ad una sincera volontà popolare, c’è stata la manipolazione da parte di forze politiche italiane per interessi di parte. Ma ad avere influito sul voto anche le problematiche sociali che affliggono l’Italia e gli italiani, e alcuni comportamenti da parte dell’establishment che continuano a ignorare la necessità di un cambiamento.

Penso che il 4 dicembre si sia persa l’occasione di dare una impostazione più moderna alla Costituzione. Si è avuta la possibilità di diminuire il numero dei Senatori, di ridurre i costi della politica, di modernizzare l’iter legislativo italiano, e di avere anche una nuova immagine e peso in Europa, e si è scelto di NO. Adesso non ci potremo lamentare di doverci tenere tutto, compresa la casta, come è stato finora.

Renzi apre al centrodestra sul Referendum

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Renzi apre al centrodestra sul Referendum, brevi riflessioni …

di Angela Pensword

Renzi apre al centrodestra sul Referendum. Questa è la notizia che rimbalza nei media in queste ore. E cosa c’è di strano? Il Referendum è rivolto a tutti …

Quello che ho appena detto può sembrare semplicistico, evidente, e adatto ad essere interpretato come una battuta, ma è fondamentalmente vero. Perché precludere aperture, contati e dialogo, soprattutto con chi ha condiviso le fasi iniziali di questa proposta di riforma, o con chi possa e voglia dire di Si?! …

Trovo sensata e condivisibile anche quest’altra affermazione di Renzi, che riporto di seguito:

“Un autorevole esponente della minoranza Pd mi ha criticato perché voglio prendere i voti di destra. Sì, forse è per questo che si chiama minoranza, io vorrei chiamarmi maggioranza. Se non prendi il voto degli altri ti chiami minoranza, io voglio essere maggioranza e cambiare le cose”.

Sempre all’interno dello stesso discorso, Renzi afferma (o tenta di spiegare a chi è duro di comprendonio) che:

“Il referendum non è il congresso Pd.” … E qua si torna al discorso che facevo prima, alla battuta iniziale, che il Referendum è di tutti. Difatti, chi sta al Governo, propone qualcosa non per la propria parte politica, ma per tutti i cittadini. (Almeno così dovrebbe sempre essere).

Quindi non comprendo affermazioni di Cuperlo, il quale evidenzia come, secondo lui, “Mettendo sul piano della bilancia i voti della destra, …, rischiamo di svegliarci il giorno dopo il referendum, chiunque vinca, con istituzioni non più solide ma più fragili, con un Paese più diviso e anche con una sinistra più divisa”, o di Roberto Speranza “Il referendum si vince a destra? Se è così il Pd perde anima ed elettori” (e dato che molti non capiscono le mie di affermazioni, io sono autorizzata a non capire quelle degli altri … ).

Per approfondimento segnalo il seguente articolo:

http://www.repubblica.it/politica/2016/09/29/news/referendum_renzi_si_vince_con_voti_della_destra-148765574/

Oltre a tutto ciò, riporto e condivido quanto affermato da Stefano Ceccanti, costituzionalista del fronte del si, in una sua breve e recente intervista uscita su R.it il 30 settembre scorso, che ben evidenzia importanti e semplici aspetti:

http://www.repubblica.it/politica/2016/09/30/news/ceccanti_referendum_renzi_fa_bene_a_pescare_voti_nel_centrodestra_-148828569/

P.S.: Forse è sempre più evidente come il PD sia diviso, o schizofrenico, lacerato da un’anima di minoranza che alla fine è destinata a amalgamarsi con le altre minoranze, ricompattando in parte un’anima di estremismo, perdendo di fatto la sua anima migliore di equilibrio, e riciclando il vecchio. D’altra parte si corre il rischio di unificare valori non tanto differenti tra centrosinistra e centrodestra (e il che non è male e non è il male) riciclando anche qua il vecchio modo operandi di fare politica. L’unico modo di salvare l’Italia e la politica è quella di fare della buona politica.

Segnalo anche un mio articolo del 2015:

Sinistra Italiana destra Renzi effetto sandwich il grande centro

A ciò si potrebbe arrivare per un fisiologico rodimento di fegato interno alla sinistra, indipendentemente da qualsiasi referendum. Lo dimostra il fatto che, anche adesso che vi è la disponibilità a modificare la legge elettorale Italicum per portare avanti la Riforma Costituzionale, qualcuno troverà di scuro qualche cosa da ridire, chi è esempio di protesta, e chi protesta per vecchie aspirazioni … (o cospirazioni?) … . Allora chi è il nuovo? Chi cerca di bloccare e di imbrigliare sempre tutto in vecchie consuetudini, o chi contro tutto e contro tutti va avanti cercando di cambiare le cose? …

Comunque, mi ripeto, l’unica possibilità e l’unica cosa da fare, indipendentemente da chi la fa, è fare buona politica …

sinistra italiana Renzi la destra effetto sandwich il grande centro

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di Angela Pensword

è NATA SINISTRA ITALIANA

È nata sinistra italiana. Finalmente è uscita alla luce del sole una operazione politica che era in preparazione da mesi a livello nazionale e territoriale. Non condivido tale posizione politica, ma sono contenta della sua nascita perché finalmente si gioca a carte scoperte. Niente più fantasmi che si aggirano  in modo occulto all’interno ed all’esterno del PD per minarlo. Adesso questi fantasmi hanno una collocazione. Adesso i mal di pancia del PD si spera che si spostino direttamente nel corpo nuovo.  Non penso che la nascita di tale nuova identità politica subito dopo la caduta del Sindaco Marino e conseguente a Mafia Capitale sia casuale.  Penso che attirerà nuove adesioni, cavalcando il malcontento, e che si muoverà in coordinamento con M5S che, se di facciata non può allearsi con nessuno, sottobanco è capace di coagularsi. A naso, purtroppo … sento odore di caos.

LA DESTRA UNITA

A Bologna si è svolta una manifestazione organizzata dalla Lega, alla quale hanno partecipato anche Fratelli d’Italia e Forza Italia. La manifestazione ha mostrato una destra unita e forte. Meloni, figura  in gamba e convincente, ha affondato gli artigli contro il Governo Renzi. Lo stesso hanno fatto Salvini e Berlusconi, in ottimo affiatamento. La destra sembra rinata e convinta nel suo procedere. Altro tam tam di guerra contro l’attuale Governo.

RENZI E L’EFFETTO SANDWICH

Il PD corre il rischio, con la crescita della Sinistra Italiana insieme a M5S,  e con la crescita e l’unione delle forze di centro destra, di fare la fine della sottiletta tra due fette di pane. Da adesso in poi, inoltre, il fuoco nemico contro il Governo sarà più intenso.

IL GRANDE CENTRO

L’unico modo per il PD moderato di non subire l’effetto sandwich è quello di diventare un partito ancora più forte di consenso. Vi è la possibilità infatti, di opposto al sandwich precedente, o scongiurando una divisione politica in tre grandi blocchi, di diventare una enorme fetta di formaggio arginando gli estremi ai lati. Renzi è un uomo di centro e di sinistra moderato. Se si riflette sul fatto che Renzi da solo ha portato il PD al 40% poco tempo fa, dopo che il PD era sceso ai minimi storici, si capisce che l’elettorato che attira è più del semplice PD. Questo perché fa un discorso più ampio, perché da fiducia a chi è rimasto disgustato dal vecchio modo di fare politica. Questo consenso è leggermente sceso, a seguito del logorio del fare ed anche a seguito di una non giusta comunicazione e spiegazione su tutte le scelte fatte. Bisogna ammettere che Salvini, ed altri della opposizione, hanno ragione su molte cose. Bisognerebbe assorbire maggiormente queste cose e farle proprie, dato che sono giuste. Fino a quando il Governo italiano (qualunque esso sia) continuerà a tassare i più deboli e a non agire maggiormente sugli sprechi della casta, ad abolire la guardia forestale, e fino a quando la giustizia continuerà ad essere spesso ingiusta e lenta, non può prendere i consensi diffusi. È anche vero che agire su tali questioni non è facile (anche se non è un buon motivo per non farlo).  Bisogna ammettere che il Governo Renzi si trova in eredità una Italia che è stata gestita male per decenni, con problematiche in ogni settore, e con buchi economici notevoli. Tali problematiche influenzano inevitabilmente scelte che vengono fatte. Bisogna ammettere che, oltre ad aver preso in gestione l’Italia (e l’ha già in parte riesumata) in un periodo di crisi economica internazionale, Renzi in poco tempo ha dimostrato di avere tutta un’altra marcia rispetto al fare soporifero e narcotizzante dei Governi precedenti. Certo, alcune scelte od approfondimenti non li condivido in pieno. Ad esempio la vera riforma della scuola è quella che deve tendere a formare l’individuo come individuo sociale, ed alcune impostazioni prese andrebbero prese in maggiore tutela dei più deboli. Ma almeno questo Governo le cose le fa, ed in molti casi anche migliorative. Vi sono forze politiche che si gonfiano di rimproveri e critiche contro l’attuale Governo dopo che precedentemente a lui hanno governato per molti anni avendo la maggioranza assoluta, e non hanno fatto niente, anzi, hanno contribuito a portare l’Italia sul baratro sul quale Monti l’ha recuperata al lazzo. Berlusconi a Bologna racconta le sue favole. Bene. Che cosa è stato fatto sotto il governo Berlusconi? E dove intende prendere i soldi per tagliare tutte queste tasse? Magari ci riuscisse agendo effettivamente sugli sprechi della casta che rappresenta, agendo sulle leve di impostazione della nazione che la potenziano, garantendo procedure precise. Mi sembra un film già visto … . E poi vi è una estrema sinistra che per anni è stata capace di fare solo ostruzionismo contribuendo in tale modo ad ammazzare l’Italia. Poi vi è una forza nuova, M5S, che ha anche belle idee, ma che non differisce dalle altre per rabbia, mancanza di dialogo, e sete di potere. Vi sono valori di sinistra che condivido, ma ve ne sono altri elastici e  moderni e non in contrasto con un grande centro. Un centro moderato che non abbia niente a che vedere con la balena bianca chiamata DC (ingessata in interessi personali, e altro). Un nuovo centro costruttivo e che attua operatività corrette nel suo essere e procedere nella gestione del Paese. Insomma … destra, sinistra, centro, … possibile che, pur volendo tutti migliorare il mondo, non riusciamo a dialogare per lavorare sinergicamente in tale direzione?!

La Buona Scuola 5, il buon senso latita.

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by spacevoyager12

Uno dei punti salienti, contenuti nella BUONA SCUOLA, sbandierata e caldeggiata dal nostro Presidente del Consiglio Matteo Renzi è la collocazione degli insegnanti, ovvero la probabilità di questi ultimi di essere trasferiti in sede diversa dalla loro abitazione e di doverci rimanere alcuni anni con il divieto assoluto di chiedere il ri-trasferimento se non all’altro capo della strada dove abitano, per lo meno nella città vicina. Ora, in sé questa non sarebbe una grossa novità in quanto, nella storia dell’insegnamento, più di un docente, in passato, ha cambiato sede di lavoro per vari motivi che andavano dalla penuria oggettiva di cattedre nella zona dove abitavano, ad un effettivo trasferimento operato e voluto dal Provveditorato dove, spesso, manca(va)no le cartine geografiche che avrebbero permesso di vedere il luogo del trasferimento e la distanza di esso dalla residenza del professore; la novità di oggi è che, una volta avuto il trasferimento, stavolta, il docente deve restare nella sede stabilita almeno cinque anni. Cosa accadeva prima? Accadeva che, dall’anno seguente al trasferimento – o addirittura dal mese dopo -, il trasferito cominciava ad attivarsi per ottenere di tornare, non dico a lavorare sotto casa, ma almeno in zone più prossime alla sua dimora, e se era dotato di pazienza, costanza, tenacia, fortuna e qualche buona conoscenza, dopo due, tre anni, a volte ci riusciva. Con Renzi, no. Con Renzi sembra che, avuta la sede, non ci siano molte possibilità di muoversi da lì per cinque anni pur conoscendo il Padreterno in persona.

E’ un fatto positivo? Ricordo che quando andavo a scuola io, proprio a causa del bailamme dei trasferimenti, capitava di avere l’insegnante di ruolo di una certa materia dopo le feste di Natale a danno del programma scolastico della materia insegnata che inevitabilmente subiva ritardi paurosi con il traumatico contraccolpo di una corsa folle a terminarlo entro la fine dell’anno scolastico, dunque, la permanenza sicura di un insegnante presso un istituto, qualunque sia e dovunque si trovi, ha senza dubbio un riscontro positivo nella didattica a vantaggio degli alunni i quali, finalmente, vedrebbero uno stesso volto in classe per un periodo abbastanza lungo, e si sa quanto sia importante, dal punto di vista psicologico, avere la prospettiva, ogni anno, di ritrovare il professore, o il maestro, che li ha presi in consegna dal primo giorno di scuola.

Ma ci sono casi limite in cui, prima di spostare una persona da un punto all’altro della penisola, bisognerebbe valutare attentamente le condizioni della persona che deve subire lo spostamento. E uno dei casi limite è cronaca di queste ultime ore. Una donna marchigiana, affetta da una grave malattia che l’ ha inchiodata su una sedia a rotelle e che non le permette di viaggiare, né di guidare l’automobile, è stata trasferita dal luogo in cui abita (una cittadina vicino ad Urbino) in un piccolo paese, Cagli, sempre nelle Marche ma a duecento cinquanta chilometri dalla sua residenza, chilometri che lei dovrebbe percorrere tutti i giorni, andata e ritorno. Come, se non può guidare, né salire sui mezzi pubblici? Alla sua richiesta di aiuto, per tutta risposta, si è sentita mettere alle strette: o vai, o rinunci a lavorare. E lei non vorrebbe rinunciare a questo suo diritto. Perché dovrebbe?

Ha studiato; si è laureata in economia e commercio e insegna diritto ed economia, due materie di cui difficilmente si trova un professore, essendo la facoltà, spesso scelta come sbocco per un tipo di lavoro a carattere di libero professionista. Se mettiamo in conto anche la difficoltà di trovare alloggi, in un Paese come l’Italia dove, al contrario di altri Stati, sia in Europa che nel resto del mondo, è arduo trovare una casa in affitto, la donna ha davvero poche chances per poter continuare a lavorare.

Ecco, in questo caso il lavoro a distanza non sarebbe una soluzione? La signora non potrebbe ugualmente trasmettere le sue conoscenze ai giovani attraverso uno schermo, magari gigante, un router, una connessione alla rete ed un programma dedicato? In Australia, continente per tre quarti disabitato, occupato da un vastissimo deserto spolverato qua e là da villaggi e cittadine distanti fra loro anche mille chilometri, in alcune delle quali non ci sono scuole, la tecnologia permette a ragazzi ed insegnanti di comunicare ed apprendere grazie ai computers, e a Internet che sembra funzionare anche fra rocce e sabbia. Perché in Italia questa metodologia stenta a decollare? Cosa ci manca? E soprattutto: perché in Italia chi è affetto da handicap ha la vita sempre difficile? (Non che i normo-dotati abbiano un’esistenza più agevole, intendiamoci! E poi bisognerebbe determinare chi siano i veri “diversamente abili”!).

Eppure questo sistema risolverebbe un buon numero di problemi fra i quali proprio la mobilità, specie per chi non può accettarla per le ragioni finora enunciate. Non è possibile spostare arbitrariamente una persona da un capo all’altro del Paese, né costringerla a muoversi quando è fisicamente inabilitata a farlo.

Auguriamo a questa nostra concittadina meno fortunata di noi di poter esercitare i suoi diritti, ed auguriamoci che gli “addetti ai lavori”, nel mondo della scuola, pur ritenendo giusto applicare le nuove norme della nuova Buona Scuola Renziana, non tralascino il buon senso e il senso pratico della vita, gettando di tanto in tanto un’occhiata alle mappe di Google sulle quali, come un gioco divertente, si può imparare la geografia …. senza spostarsi e senza subire trasferimenti.

E infine, speriamo che questo nostro Paese compia il passo della modernizzazione e che diventi “civile” perché le potenzialità ci sono ma devono essere implementate. Tanto per rimanere in tema e nel linguaggio attuale dell’informatica e della tecnologia.

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DECRETO LEGGE PER I LUOGHI DI CULTURA NEI SERVIZI PUBBLICI ESSENZIALI. COME REAGIRÀ IL NOSTRO TERRITORIO?

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di Angela Pensword

La recente disposizione data dal governo Renzi inserisce i Musei ed i luoghi di cultura nei servizi pubblici essenziali. Il decreto è stato approvato dopo i recenti fatti che hanno coinvolto il Colosseo ed i Fori imperiali, che sono rimasti chiusi per assemblea sindacale lasciando i turisti di Roma senza la possibilità di visitare tali luoghi.  Ne è scaturita una discussione iniziale con il leader Cgil Susanna Camusso, che ha accusato il governo di “volere togliere democrazia ai lavoratori”. Franceschini, Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo ha subito ribadito che “Il decreto non sfiora assolutamente i diritti dei lavoratori: si potranno fare assemblee e scioperi, ma secondo regole particolari nei settori che toccano i cittadini” (fonte ANSA). Ci sono attività (sanità e sicurezza), che devono comunque garantire una assistenza. E da adesso anche i Musei. Trovo questo Decreto Legge un passo verso un avanzamento della cultura e della civiltà in Italia.  Inoltre tale decreto dovrebbe portare (per logica) i luoghi di cultura a svolgere un orario più ampio di apertura al pubblico (soprattutto dalle nostre parti). In più si possono creare nuovi posti di lavoro. Spesso nelle realtà nazionali si tira fuori il Jolly della mancanza di fondi a disposizione della cultura (impossibilità di pagare stipendi a novi addetti, straordinari, e addirittura impossibilità di svolgere una adeguata manutenzione). Possibile che mancano sempre i soldi per la cultura quando la cultura è una molla per i territori (oltre al valore stesso dei beni ed al valore sociale), soprattutto in un territorio a vocazione turistica? Nel nostro territorio ci sono realtà che offrono una copertura oraria e discrete iniziative culturali, ed altre meno (sempre in base alle disponibilità destinate a tale settore). Il Museo Civico Archeologico di Anzio è aperto tutti i giorni dalle ore 10.30 alle 12.30 e dalle 16.00 alle ore 18.00 (l’orario pomeridiano di luglio ed agosto è 17.00-19.00), ed è aperto anche la domenica. Ha una unica dipendente comunale, la direttrice Giusi Canzoneri, che promuove una interessante attività di iniziative culturali, ma per il resto il Museo si avvale della collaborazione di volontari specializzati. Il Museo dello Sbarco fa riferimento ad una associazione, Presidente Patrizio Colantuono, segue gli stessi orari precedenti, ma normalmente non è aperto i giorni dispari. È  ospitato in una struttura comunale (Villa Adele), ma avrebbe bisogno di una propria sede  adeguata. La Villa Imperiale di Nerone è invece un sito archeologico a gestione comunale, ma è aperta soltanto il sabato, la domenica e festivi, e nei mesi di luglio ed agosto in base alle disponibilità finanziarie stanziate dal Comune. Tale sito potrebbe avere una valenza turistica maggiormente valorizzato, anche come apertura oraria. Come verrà recepito questo provvedimento nazionale dal nostro Comune? Staremo a vedere.

Vedi articolo di Repubblica

LA BUONA SCUOLA 4, LA RIVINCITA

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by spacevoyager12

    Tempo fa, la nostra amica Angela, nel suo blog personale, aveva parlato della scuola e di ciò che andrebbe insegnato alle giovani nuove leve allo scopo di crescerle nel miglior modo possibile, convogliando il loro interesse ai veri valori con i quali dovrebbero formarsi, cioè: rispetto per il prossimo e per la Natura in tutti i suoi aspetti ed elementi: flora e fauna.

     Osservazioni giustissime e sacrosante ma le nozioni che dovrebbero essere impartite alle generazioni future, fra le pareti, talora fatiscenti, degli edifici scolastici, sono anche altre e hanno basi molto più terra-terra.

     Dopo un lunghissimo periodo in cui la scuola è stata fin troppo severa e rigida, ai tempi dei nostri genitori e nonni, la società è sconvolta dai moti del ’68 nei quali gli studenti di allora strombazzavano più clemenza nella disciplina, nei giudizi e nel volume dello studio, ma si è passati, come al solito, da un estremo all’altro e nei programmi didattici sono quasi totalmente scomparse nozioni fondamentali come grammatica e aritmetica con gli esiti catastrofici che ora stiamo subendo nella misura di persone che, laurea in mano, scrivono ancora “un’ uomo”, con l’apostrofo dopo “un”, e la “a” preposizione con la “H” davanti, per non parlare della mancata, o errata, applicazione di certe regole dell’analisi logica e del periodo, caratterizzata da periodi molto ipotetici e molto soggettivamente costruiti. I congiuntivi? Sono finiti in vendita in stock su e-bay. E il guaio è che, in parecchi casi, i modelli di oratoria, ovvero, di chi parla attraverso i media, sono tutto tranne modelli del bel parlare in Italiano.

     Ottima iniziativa l’insegnamento delle lingue straniere, compreso l’Italiano, che per molti nostri compatrioti è una lingua straniera, e un’idea geniale sarebbe introdurre l’insegnamento di grammatica comparata, ossia, studiare le differenze fra le grammatiche delle varie lingue. E’ troppo, dite voi? Tale disciplina potrebbe essere inserita negli istituti superiori, sperando che alla scuola dell’obbligo si insegni bene la nostra lingua.

     L’aritmetica e la matematica? Si insegni prima di tutto a far di conto senza l’ausilio della tecnologia; un occhio di riguardo va dato alle tabelline e alle quattro operazioni poi, alle raffinatezze di queste due materie (vedere alla voce “insiemistica”) si può sempre provvedere nel corso degli anni successivi.

     Le altre materie? Storia, geografia, scienze … ?

     Almeno per me, i programmi tuttora in atto vanno bene così come sono. A pensarci con attenzione, nulla di queste materie può essere omesso in quanto tutto è legato ad un filo conduttore che è il tempo cronologico in cui tali discipline si srotolano (in geografia si può omettere, per esempio, lo studio dei mari? No. In storia, si può lasciare indietro l’impero babilonese? No. In scienze si può rinunciare a conoscere l’evoluzione della rana? No.), tuttavia, invece di ripetere storia, geografia e scienze tre volte – alle elementari, alle medie e alle superiori – i programmi di queste materie potrebbero essere spalmati comodi e più approfonditi nei cinque anni delle superiori, con un’unica spolverata introduttiva distribuita fra elementari e medie.

     La riforma della Buona Scuola Renziana ha molti punti positivi ma non prendiamola in toto alla lettera. Un “distinto” va alla facoltà che ogni istituto ha avuto per ampliare lo studio di una materia specifica dell’indirizzo, tuttavia, cerchiamo di non imitare pedestremente alcuni Paesi europei ed extraeuropei nei quali, alla fine dei curricola scolastici, università inclusa, gli studenti sanno tutto di una materia, fino alle virgole, ma si sono dimostrati poco preparati nell’apprendimento e memorizzazione delle altre.

    Un medico americano, specializzato in osteologia, conosce ossa che noi non abbiamo mai pensato di avere, in compenso, se gli chiediamo un consulto last minute per un raffreddore, rischiamo di metterlo in crisi nera. Noi Italiani siamo esterofili; ci incantiamo per ciò che viene da oltre confine, credendo che sia sempre meglio di ciò che abbiamo in patria. Chi l’ ha detto? Se proprio ci piace il prodotto straniero, cerchiamo almeno di prendere il migliore e non il peggiore come, purtroppo di solito facciamo, relegando la nostra produzione nell’angolino più remoto del nostro territorio, anche interiore.

     Ovviamente queste mie sono solo riflessioni e proposte.

Non sono io il Ministro della Pubblica Istruzione ma in tutto ciò che faccio, e ho fatto finora in vita mia, sono sempre andata ad “intuito”, basandomi, oltre a quel che è scritto sui testi di studio, sulla semplice realtà delle mie esperienze sul campo.

Sono “all’antica”? Forse. Anzi, sicuramente, ma non mi vergogno di esserlo.

Alla prossima, non so quando.

la scuola
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