Imprese del Territorio

FRA POESIA, ARTE, ARTIGIANATO E CIBO

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SI E’ AFFACCIATA UNA NUOVA INTERESSANTE ASSOCIAZIONE.

bigliettino visita associazione
bigliettino visita associazione

by spacevoyager12

Tempo fa, su questo bel blog, avevo scritto due righe sulla sana frenesia, che aveva contagiato gli abitanti della zona, di riunirsi in associazioni con vari scopi, prevalentemente culturali, ma anche ambientalistici o altri generi. E su questa onda, non molto tempo fa, è nata, a dire il vero un po’ in sordina almeno all’inizio, un’altra associazione la quale, oltre alla cultura intesa nel più classico dei significati, cioè quello letterario, si occupa di dare risalto e spazio all’arte applicata alla manualità, più precisamente all’artigianato, all’abilità di alcune persone: uomini e donne, nel confezionare oggetti che siano sculture o gioielli, quando le due tipologie, addirittura non si uniscano dando origine a piccoli capolavori. Non solo. Non contenti di ciò, i fondatori hanno pensato bene di unire a queste attività anche la gastronomia, soddisfacendo in questo modo vista e gusto, proponendo cibi genuini del luogo, il tutto con piglio ed organizzazione, si direbbe, imprenditoriale.

I “colpevoli” di tale misfatto (dico questo scherzosamente poiché alla fine di ottobre hanno organizzato una festa con presentazione ed ostentazione di piatti che sfidavano qualunque buon proposito di iniziare una dieta o, comunque, di sottoporsi ad un regime ipocalorico) sono una simpatica coppia formata dalla signora Alessandra Cipollone ed un suo caro amico Theodorus Hermsen di chiara origine e provenienza non italica (olandese) ma parlante benissimo il nostro idioma, che ha deciso di fondare l’Associazione Culturale “Alla Corte degli Artigiani(il link conduce alla pagina Facebook dell’associazione).

Il loro programma di attività è denso di eventi che spaziano fra conferenze letterarie e scientifiche (Theodorus è un fisico quantistico), seminari su vari argomenti, organizzazione di mostre artistiche, incontri gastronomici e gite a scopo archeologico.

Ne risentiremo parlare presto.

 

 

Prime reazioni al “blitz” di Villa delle Camelie

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Che reagissero i gestori forse c’era da aspettarselo ma davvero fa notizia che stavolta siano i parenti degli anziani ospiti ad insorgere contro la chiusura forzata della casa di riposo; soprattutto ha creato sconcerto il modo inconcepibile con cui si è gestito un problema amministrativo come se si trattasse di un caso di maltrattamenti. Riportiamo qui di seguito un intervento della signora Mosti che conduce la struttura e due lettere di parenti degli ospiti. Dietro l’indignazione, dovuta alla costernazione di vedersi privati di una struttura che come sta emergendo riscuoteva davvero apprezzamenti da tutti, si intravede forse una richiesta al sindaco: che torni sui suoi passi entrando nel merito del caso e valutando con ponderazione cosa sta accadendo.


 

Il vero Abuso

Al sig. Clemente Pistilli autore del primo intervento sulla stampa dico: il vero Abuso è il non approfondire una notizia prima di pubblicare! Villa delle Camelie è sempre stata una casa di riposo. Io e mio marito, che la gestiamo da più di 8 anni con costanza, amore, dedizione e professionalità, abbiamo fatto tutti gli sforzi possibili per regolarizzare l’attività della struttura, cosa che altri non avevano mai fatto.

Purtroppo il proprietario dello stabile, che pur aveva iniziato il tutto, non ha voluto sapere di concedere i permessi ai lavori. Lascio a chi legge riflettere e giudicare.

Ringrazio i medici che hanno collaborato con noi: il dr. Marco Castellani, la d.ssa Emanuela Grimaldi, la d.ssa M.Grazia Campanile e il dr. Simone Mancini.

Ringrazio inoltre tutto il personale attuale che ha raddoppiato le presenze per aiutarci in questo difficile momento. Ed infine ringrazio il dr.Giammattei e la d.ss Urbani della ASL e i marescialli Barone e Campagnano per aver fatto tutti il loro dovere con enorme sensibilità.

Daniela Mosti


Al Sindaco di Anzio Luciano Bruschini, Alla d.ssa Sabrina Napoleoni, dirigente Servizi Sociali del comune di Anzio e p.c. ai giornali: il Granchio inliberauscita il caffè ilgiornaledellitorale

oggetto: ordinanza 93 del 5/11/2015

Siamo parenti degli ospiti di Villa delle Camelie e siamo rimasti allibiti e sorpresi da quanto da voi asserito nell’intimazione di chiusura dove testualmente dite:

di assumere nel termine dei 30 giorni dell’ordinanza tutti i provvedimenti di spostamento urgenti ed immediati degli ospiti anziani al fine di tutelare la sicurezza, l’incolumità, le esigenze fisiche e psichiche di socializzazione, nonché di protezione e della dignità di ognuno di essi.”

Far apparire Villa delle Camelie un lager è veramente disdicevole, sicuramente Lei non ha mai visitato la struttura altrimenti avrebbe usato altre motivazioni che rispecchiavano la reale problematica del tipo:

di assumere nel termine di 30 gg dell’ordinanza, tutti i provvedimenti di spostamento urgenti ed immediati degli ospiti anziani in quanto la struttura OPERAVA SENZA AVERE LE NECESSARIE AUTORIZZAZIONI”

Molti di noi hanno visitato altre strutture sul territorio che Le consigliamo per la tutela degli anziani di controllare e ci stupiamo come possano essere ancora aperte.

Villa delle Camelie condotta in modo ottimale dalla signora Mosti Daniela è un centro che è stato capace di far sentire i nostri cari in famiglia, sono stati curati con amore e professionalità e per noi è stato un trauma sapere che i nostri cari non potranno più rimanere nella loro nuova casa e nuova famiglia.

Tanto Le dovevamo.

Firmato:Cannoletta Romano, Bulgarelli Franca, Coletti Walter, Carola Luca, Lo Monaco Enzo, Del Sole Nazzareno, Rossi Biagina, Leo Tiziana, La Marca Pasqua, D’Andrea Manlio, Genna Lucia, Granati Paola, Montani Silvia, Lutz Gabriela, Villa Umberto

Siamo affranti! Dopo aver saputo della chiusura forzata di Villa delle Camelie ci siamo sentiti prima stupiti e poi disorientati poi arrabbiatissimi perché non crediamo possibile che una struttura così possa venire chiusa per i soliti piccoli cavilli burocratici. E’ veramente una VERGOGNA !!! Villa delle Camelie è per mia madre Maria Eletta Agostini, ospite da anni, la SUA CASA dove una “famiglia” la accoglie giorno dopo giorno con amorevolezza e professionalità. Il grande merito è della Signora Daniela in primis, del marito Signor Enzo e di tutto il personale sempre dolce e pronto a soddisfare le esigenze di mia madre e di tutti i “nonnini” che vivono nella struttura.

Veniamo da esperienze “spiacevoli” in altre case famiglia tuttora operanti… e qui a Villq delle Camelie ci è sembrato il Paradiso! Si può entrare, a differenza di molte strutture, in qualsiasi orario (quale migliore garanzia per capire come stanno gli ospiti!!!) si può addirittura chiedere di mangiare con loro !!! La signora Daniela si avvale di un’ottima cuoca che accontenta come può le esigenze di tutti preparando ottimi manicaretti sempre all’insegna del benessere e della salute degli ospiti. Mia madre grazie alle cure attente e continue della signora Daniela e di tutto il personale sta benissimo! Era arrivata con un forte diabete, soffriva di flebiti ricorrenti, insomma era veramente sofferente ma essendo anche io invalida purtroppo non avrei potuto tenerla con me. Per fortuna l’aver trovato ospitalità a Villa delle Camelie ha risolto tutto! Una bellissima e affidabile struttura tanto che stavo pensando di viverci anche io tra qualche anno (ho 61 anni).

Io e la mia famiglia insieme agli altri parenti degli ospiti di Villa delle Camelie faremo tutto il possibile perché questa terribile situazione venga risolta al più presto e ci auguriamo che i nonnini che ancora, per delicatezza, non sono stati avvisati di questa terribile situazione, possano usufruire ancora di questo piccolo paradiso per tanti tanti anni!

Gemma Cannoletta (figlia) dr.Roberto Caminito (genero) Filippo Serra e Giulio Caminito (nipoti)

Ardea 16/11/2015



Il “caso” Villa delle Camelie

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di Claudio Tondi

Il 5 novembre il sindaco di Anzio ha emesso una ordinanza di chiusura per la struttura Villa delle Camelie di Lido dei Pini perché esercitava ospitalità per anziani invece che turismo alberghiero.

La decisione, riportata dal giornalista Pistilli la sera del 10 sia su Repubblica che sul Caffè, è rimbalzata poi sul resto della stampa locale destando sconcerto fra i lettori. E’ infatti naturale in casi del genere preoccuparsi innanzitutto per gli ospiti coinvolti, specie se il tono dei titoli, come spesso succede per fretta di sintesi e a volte per smania di effetto, tende ad alimentare l’ansia come in questo caso insistendo sul termine “abuso”.

Avendo avuto modo di frequentare recentemente ed assiduamente la struttura perché vi ha trascorso gli ultimi mesi di vita una mia parente strettissima, sono rimasto francamente spiazzato dalla notizia perché non riuscivo a far coincidere il concetto di abuso con il trattamento che ho visto applicare dal personale ai “nonni” ospitati. Così ho reagito nell’unico modo che conosco: entrare a fondo nella faccenda per capire come stanno effettivamente le cose.

Come primo passo ho letto l’ordinanza, poi ho intervistato i gestori, quindi ho riunito le informazioni raccolte e qualche mia deduzione in queste righe, che ora passo alla pubblica opinione perché, chi ne fosse interessato, ne tragga le conclusioni che ritiene.

L’Ordinanza.

Dopo aver ricordato che fin dal 2011 la dirigente dei Servizi Sociali del Comune aveva diffidato la struttura a cessare l’attività perché difforme dalla licenza, ai primi di novembre il Sindaco, su segnalazione fatta a ottobre scorso dalla stessa responsabile, ordina che la struttura cessi l’attività entro 30 giorni, concedendo cioè solo il tempo necessario a dar modo di ricollocare altrove gli anziani ospiti. Contract signature

A Villa delle Camelie si rimprovera sostanzialmente di essere a tutti gli effetti una casa di riposo e non un albergo come indica invece la licenza di esercizio. L’abuso è un abuso amministrativo e non si parla di maltrattamenti. Sollievo! L’impressione buona che ne avevo non ne esce dunque danneggiata, almeno su questo.

Ma andiamo oltre.

L’ordinanza lamenta che Villa delle Camelie, dopo aver chiesto un anno fa la modulistica per avviare il processo di riconoscimento come casa di riposo, ha fatto passare ben un anno senza averla spedita e da qui è partito l’intervento della dirigente comunale. Insomma i gestori della struttura, dopo aver ricevuto il verbale da parte dei carabinieri, avebbero “fatto finta” di ravvedersi promettendo di fare i lavori edilizi necessari per poter essere riconosciuti come casa di riposo.  In altre parole avrebbero chiesto perfino i moduli ma avrebbero poi lasciato tutto com’è esponendosi come idioti alle inevitabili sanzioni comunali? Sorprendente, davvero sosprendente ed autolesionista!  A me bastava e avanzava per andare a capirci un po’ di più e sentire anche l’altra campana.

Qualche antefatto.

Innanzitutto ho voluto ricostruire seppur sommariamente la storia di questa casa. Si tratta di un villino concepito come albergo di buon rango, architettonicamente pregevole risalente a fine anni ’80. Tutto è interamente circondato da un giardino. La struttura è proprietà della società BMC, sigla che sta per le iniziali dei nomi di battesimo dei tre soci che univa la signora Mirella Ruggeri coi figli Barbara e Claudio.

Fin dal 1987 vi fu svolta, ma in maniera informale, attività di ospitalità per anziani; la signora Mirella di occupava della conduzione operativa.  Nel 1990 avvenne un cambiamento sostanziale: fu ampliata la capacità ricettiva annettendo un edificio confinante anch’esso organizzato come albergo. I due corpi furono collegati tramite due lunghi ambienti, uno al piano terra che diventò una hall-soggiorno e uno al seminterrato che fungeva da sala ristorante.

Anche la struttura societaria fu riformata, separando la gestione dalla proprietà con la costituzione di una nuova società (CMN srl, anche questa un acronimo di nomi) che univa un rappresentante della orignaria proprietà a due nuovi soci: il proprietario dell’edificio aggiunto e una persona di spicco della ASL territoriale (a quel tempo ancora detta USL).  La nuova società volle dare una forma di copertura formale all’attività e chiese il rilascio di licenza per esercizio alberghiero.

Ottenuta la licenza comincia una strana, ma documentatissima, doppia vita della casa: dal 1990 al 2007, quindi per ben 18 anni, Villa delle Camelie è per l’assessorato al Commercio di Anzio un albergo ridente mentre per l’ufficio tributi le varie cartelle esattoriali che la riguardano riportano sempre “casa di riposo”. Un classico esempio di incomunicabilità burocratica? O un più romantico caso di tacita connivenza?

La cessione del 2007.

Le cose procedono come si è detto per anni ma con crescenti difficoltà gestionali che fanno desiderare ai soci della CMN di passare l’attività a qualcunaltro, magari senza spiegare bene tutti i risvolti che vi sono. E’ quanto accade nel 2007, quando due coniugi gestori di una casa per anziani di Nettuno decidono di spostarsi a Lido dei Pini invogliati dall’ubicazione e dalla struttura indubbiamente accattivante che Villa delle Camelie ha.

Costoro, gli attuali gestori quindi, rilevano la società gestionale CMN, subentrano nel contratto d’affitto con la proprietaria società BMC in scadenza nel 2012 e, forti anche dei ben 36 nonnini trovati nella residenza, iniziano il loro cammino imprenditoriale. In verità hanno all’inizio qualche perplessità su quella licenza per albergo che si rendono conto essere fuori tema ma, sentendosi dire che le cose sono andate così lisce per 18 anni e che non c’è motivo di preoccuparsi, forse ingenuamente, si sentono rassicurati e vanno avanti.  Le cose vanno bene, la notizia che a Villa delle Camelie le persone anziane vengono curate e vi si trovano bene, si diffonde.

Attenzione, siamo nel 2011.

A novembre di questo anno infatti improvvisamente arrivano, e nello stesso giorno, un’ispezione ASL con le sue tre strutture specifiche (ISP, Pre.Sal. e CAD), il comune di Anzio con forze di Polizia Locale e la Guardia di Finanza che esegue una azione di tipo militare salendo fin sui tetti per bloccare eventuali lavoratori non dichiarati.  Vengono stilati verbali che accertano la presenza di ospiti anziani e l’assenza di lavoratori irregolari. I toni degli ispettori diventano rapidamente più distesi, addirittura il dr.Di Giammattei, capo del servizio ispettivo ASL, arriva a dire che per come vede tenuti gli ospiti qui ci manderebbe i propri genitori. E non si limita a dirlo a voce, dichiara che l’elogio gli pare doveroso tanto che lo riporterà nella relazione a uso interno che stilerà. Certo però che sarà indispensabile mettere a norma alcune cose che consentirebbero di trasformare la licenza da albergo a casa di riposo. In particolare quell’altezza del seminterrato che proprio non va bene.

Ancora scossi dall’irruzione ma tutto sommato contenti di aver mostrato di lavorare seriamente, i gestori eseguono rapidamente i costosi adeguamenti, l’altezza della sala ristorante viene aumentata dei 15 cm mancanti guadagnandosi anche l’apprezzamento dei proprietari, mamma e figlio, capitati in visita durante i lavori.  Un apprezzamento però che va inteso nel vero senso della parola perché di lì a pochi mesi, alla scadenza del contratto di affitto, la BMC chiede un aumento del 40% del canone e soprattutto impone strane clausole che dire vessatorie è dire poco, una ad esempio per tutte: “in caso di cessazione dell’attività anche per causa di forza maggiore il conduttore sarà tenuto a versare il canone pattuito per l’intero periodo contrattuale dei 9 anni”. I gestori, chiamiamoli ormai coi loro nomi Daniela ed Enzo, contenti di come stanno andando le cose sia sul lato gestionale che su quello burocratico che fa intravedere finalmente possibile il cambio di licenza, sarebbero pure disponibili a un adeguamento del canone ma quelle clausole capestro sono troppo pericolose per essere accettate….provano a spiegarlo in una telefonata al proprietario Claudio Ruggeri, nel frattempo trasferitosi in Venezuela, che però alla prima obiezione chiude seccamente la comunicazione. Non calcola che in assenza di accordo il contratto in vigore si rinnova automaticamente per altri 9 anni e questo lo fa imbufalire.   E’ la svolta nei rapporti.

I nuovi intralci.

La licenza intanto deve aspettare ancora perché subentra un fatto nuovo, l’incidente degli operai asfissiati a Lavinio mentre lavorano in una piscina vuota nell’area della Vignarola fa emergere il pericolo di emissioni venefiche nel territorio, per cui la sala ristorante seminterrata, nonostante i finestroni già adattati, dovrà essere munita di speciale impianto di aerazione. A questo intervento però adesso la proprietà si oppone.

Ancora qualche mese ed arriva la visita del NAS dei carabinieri che certificano che la struttura è idonea tranne che per la superficie minima di alcune stanze che va portata da 11,15 mq ai 12,00 mq prescritti trattandosi di casa di riposo e non di semplice casa alloggio. Gli agenti vedono però positivamente l’insieme ed usano la metafora che “somiglia al pilota Sebastian Vettel, ottimo in pista ma non ha la patente quindi su strada sarebbe sanzionato”. Enzo pensa subito a come ampliare le stanze, si fa redigere un progetto, lo mostra preventivamente alla ASL per un conforto, che gli viene dato. Daniela chiede al comune la modulistica per avviare il cambio di licenza non appena i lavori sono fatti. Ma a quel punto di nuovo, il proprietario nega ogni autorizzazione che non sia “per albergo”.

Il resto è roba di questi giorni, per la responsabile comunale Napoleoni semplicemente Daniela ed Enzo non presentano documentazione di adeguamento e vanno sanzionati. Per il sindaco “prioritario è il bene degli anziani” e “la legge così dice, altro non so”. Per gli anziani però si apre ora una diaspora in altre case vicine che Enzo e Daniela stanno doverosamente organizzando, ma conoscendo il cuore di Rosaria, Abdom, Maria, e di tutti tutti gli altri “nonnini” di Villa delle Camelie non sarà per loro una cosa indolore.

mfront_anziani(1)Ora come non porsi qualche interrogativo? Del tipo: d’improvviso la proprietà ha cominciato da un certo punto in poi a intralciare le cose, perché? Sembrerebbe per quella mancata accettazione contrattuale, eppure la parte economica era quasi fatta. Invece insiste molto sul voler mantenere la struttura con la qualifica di albergo, come mai? Per non ammettere che quando lo gestivano loro erano amministrativamente irregolari? O forse perché come albergo sono papabili come struttura di alloggio per rifugiati, il business dei nostri tempi? Se così fosse avrebbero di grosso sballato i conti, visto che la remunerazione accordata dal ministero degli interni per questi casi si aggira sui 6 euro al giorno pro capite che forse visti dal Venezuela potranno pure sembrare molti ma in realtà non lo sono…. Insomma, Cui Prodest?

 

NUOVO PORTO DI ANZIO. DUBBI E PERPLESSITÀ EVIDENZIATI DAI CITTADINI NELL’INCONTRO CON LUIGI D’ARPINO

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Di Angela Pensword

Sabato 17 01 2015 presso la sala consiliare di Villa Sarsina ad Anzio si è svolto un incontro tra la società Capo d’Anzio e la cittadinanza.

A tenere la conferenza stampa è Il Presidente Luigi d’Arpino, che ha convocato questo incontro per intavolare un confronto con i cittadini e chiarire alcuni aspetti della situazione della Capo d’Anzio, e per parlare del  futuro del porto.

D’Arpino, con un modo di relazionarsi con i presenti talvolta un po’ alla “Marchese del Grillo”, ha voluto subito ribadire il concetto che il progetto del Nuovo Porto non è modificabile (punti di vista ovviamente), ed ha invitato quindi i presenti a non intavolare discorsi su nuovi progetti o sulla necessità di modifiche all’attuale, e di fare domande in argomento e di limitarsi a sentire le risposte.

Non tarda ad arrivare la replica della erudita e gentile Professoressa Maria Antonietta Lozzi Bonaventura, la quale fa subito notare come il termine “confronto” indichi uno scambio reciproco di informazioni e di opinioni, e non un rapporto subordinato ad un entità o ad un diktat superiore. Detto ciò la Professoressa Lozzi  chiede l’opinione di d’Arpino sul “perché la gara per la realizzazione del Porto è andata deserta”, ed evidenzia quanto, a proprio avviso, questo rappresenti il fallimento della validità dell’attuale progetto.

Il primo a porre delle domande è stato Gianni del Giaccio, il quale ha evidenziato l’assenza nell’incontro sia del Sindaco che rappresenta il 61% dei cittadini e sia del socio privato. D’Arpino spiega che la Capo d’Anzio ha ritenuto opportuno che non fossero presenti in quanto è un incontro più di confronto tra la Capo d’Anzio e cittadini. Dopo tale affermazione, come si dice, nella mente sorge spontanea una domanda “ma è la Capo d’Anzio che detta l’agenda del Sindaco e del socio privato?”. Sicuramente non è così, ed evidentemente erano entrambi d’accordo sulla inutilità e sulla non opportunità di intervenire. Altre domande poste da Del Giaccio riguardano il pagamento non effettuato ai ragazzi del “Life” per il lavoro svolto, e se anche dopo l’inversione del crono programma verranno realizzate le opere accessorie.  La risposta alla prima domanda è che i ragazzi hanno speranza di ricevere quanto gli spetta, e la risposta alla seconda è che le opere accessorie verranno fatte.

Il terzo intervento è portato avanti da Angela Pensword che, preso atto del fatto che la realizzazione del Nuovo Porto è vincolata all’attuale progetto non modificabile, fa presente come nell’elenco dei servizi proposti dal progetto ci sia la realizzazione di due cinema multisale in un contesto che sta vedendo la chiusura dei cinema nel territorio di Anzio, e chiede se non sia il caso di pensare di modificare determinate finalità in fase di realizzazione. La risposta  riconosce che il progetto è in parte sovradimensionato rispetto l’attuale situazione economica generale e della nautica dato che è stato pensato in un altro periodo, ma fa presente le difficoltà nell’apportare modifiche e le relative problematiche e rischi per la concessione.

Molto interessante l’intervento di Rita Pollastrini la quale, oltre a richiedere una maggiore trasparenza e reperibilità dei documenti relativi alla questione Porto e della Capo d’Anzio anche sul sito del Comune in quanto società pubblica, ed oltre a chiedere spiegazioni sul futuro e sui debiti della Capo d’Anzio, chiede se la Capo d’Anzio ha realmente le caratteristiche per essere considerata una start up dato che ciò gli ha permesso recentemente di ricevere una fidejussione e di evitare il fallimento.  A tale domanda il presidente Luigi d’Arpino si riserva la facoltà di “rispondere prossimamente”, e prende nota (evidentemente non è informato o sulle caratteristiche  della Capo d’Anzio, o sulle caratteristiche che deve avere una start up).

Nel corso dell’incontro, sempre relativamente alla configurazione della capo d’Anzio come start up,  viene chiesto a d’Arpino se la prossima modifica dello statuto è finalizzata in tal senso. Ma anche questa risposta arriverà “prossimamente”, nonostante sia Rita Pollastrini e sia Chiara Di Fede  incalzino D’Arpino nel chiarire questo aspetto.

Interessante anche l’intervento di Simona Pagliaricci, che chiede delucidazioni sul futuro del Porto e della Capo d’Anzio, e sui rischi che corrono in futuro i cittadini relativamente alla salute della società, e sulla relazione che esiste a livello di struttura tra la costruzione attuata recentemente davanti al vecchio molo neroniano (si dice) a protezione di quest’ultimo ed attualmente bloccata nei lavori, e la realizzazione del Nuovo Porto. La risposta evidenzia una relazione tra le due strutture per la realizzazione del nuovo porto.

Interviene anche Gabriele Palomba, coordinatore Circolo Sel Anzio, che evidenzia la necessità di pensare a modificare anche la viabilità di accesso al porto nel caso della sua realizzazione, pensando anche ad un aumento delle merci . Non è di questo parere D’Arpino, che evidenzia invece come nel Nuovo porto ci saranno gli stessi posti macchina per meno barche. Tale affermazione lascia le persone presenti un po’ interdette, anche a seguito della ironica affermazione sempre di D’Arpino sul fatto che adesso sono in costruzione delle barche che viaggiano su terra, in risposta alla invece giusta riflessione di Gabriele Palomba. Ma qualcuno dei presenti fa notare (in risposta a D’Arpino) che “tanto c’è l’eliporto” che può andare in soccorso alla viabilità se una delle barche dovesse rimanere incagliata nel traffico.

Un altro intervento viene attuato da Giovanni Riccio, il quale, manifestando la sua contrarietà alla realizzazione di questa opera in toto, fa comunque presente che si rende necessaria una migliore gestione dell’attuale porto, ed auspica quindi la realizzazione dei lavori nell’attuale primo (ed unico) bacino previsti dall’inversione del crono programma.

In ultimo c’è l’intervento dell’architetto Cinzia Giuliani, che evidenzia quanto sia importante per Anzio la rivalutazione del proprio porto, ma che tale rivalutazione può avvenir anche senza passare attraverso la realizzazione di un’opera faraonica. Basterebbe valorizzare maggiormente ciò che già si ha, e fare delle opere integrative.

Durante l’incontro non sono mancate scaramucce verbali tra D’Arpino e Adriano Santini, il quale ha voluto evidenziare, tra le altre cose, il fatto che a suo avviso non è stata considerata una clausola che prevede al verificarsi di determinate condizioni lo scioglimento della società. Che fine ha fatto quindi questa norma? Un aspetto simile, evidenziato da Rita Pollastrini, riguarda la validità della fidejussione, con la richiesta di spiegazioni alla Capo d’Anzio su tale procedura legata alla considerazione della Capo d’Anzio come società start up.

In definitiva, la questione Nuovo Porto di Anzio è spinosa più di un riccio di mare. È spinosa per la cittadinanza, che non vede chiarezza in tale realizzazione e che corre il rischio di ritrovarsi un’opera non consona alle effettive necessità di Anzio ed al suo sviluppo turistico e di riqualificazione del territorio che, in base ai punti di vista, dovrebbe considerare anche altri valori (di parere opposto è la Capo d’Anzio ovviamente), è spinosa per l’amministrazione che si ritrova scoperta tra l’incudine ed il martello, ed è spinosa per la Capo d’Anzio che si ritrova un progetto sovradimensionato ed una cittadinanza che inizia a porsi domande e che chiede delle risposte oltre all’attuazione di un comportamento di maggiore comunicatività sulla questione porto e sulla sua gestione.  Insomma, grattacapi per la capo d’Anzio, e sacrosante curiosità e richieste da parte dei cittadini.

L’attuale progetto prevede la realizzazione di un grande braccio destro che si inoltra nel mare , a ponente. Quindi vi sarebbero due bacini, l’attuale, e quello di nuova costruzione. Di osservazioni al progetto ne sono state fatte tante nel corso degli anni. Tra queste anche la riflessione non trascurabile che il progetto ripete l’errore originale del porto innocenziano riguardo la disposizione verso le correnti che agevolano l’insabbiamento. In realtà quindi, un Nuovo Porto potrebbe essere l’occasione per rimediare a tale incongruenza, e per predisporre un porto che tenga conto delle correnti del mare (dato che ci deve convivere). Forse su di un altro pianeta, o in un altro mare, il non considerare tale aspetto tecnico  potrebbe essere considerato come un difetto, tipo vizio di forma o simile, tale da annullare il progetto, ma qua sulla Terra i terrestri talvolta ragionano in modo strano. (Non è tanto sbagliare la colpa, dato che capita a tutti, ma la colpa è non correggere). Quindi, già l’orientamento nei confronti delle correnti marine è un aspetto da considerare nella progettazione di un porto,e che, a quanto pare, non è stato considerato in questo progetto. Ma un grande braccio di cemento può tenere a bada le correnti ed il gioco che il Dio mare fa con la sabbia? Tale risposta la possono dare solo dei tecnici e degli ingegneri portuali. Senza dubbio andrebbe organizzato un incontro con esperti marini del settore per sentire la loro opinione al riguardo.  Chissà, può darsi che invece sia fattibile (?!)

Se la Capo d’Anzio è al 61% pubblica vuole dire che i cittadini di Anzio sono nell’insieme i proprietari della società e del Porto, attraverso il Comune. Viene allora da domandarsi se, in quanto soci di maggioranza, possono richiedere  attraverso un referendum o attraverso lo stesso Comune che li rappresenta una variante d’opera, o delle modifiche al progetto, e l’istituzione anche di una commissione speciale di vigilanza sulla realizzazione del porto. L’art. 24 del codice della navigazione (Variazioni al contenuto della concessione)

http://www.esteri.it/mae/normative/normativa_consolare/serviziconsolari/navigazione/regolamento_codice_navigazione.pdf

prevede che:

  1. La concessione è fatta entro i limiti di spazio e di tempo, e le opere, gli usi, e le facoltà risultanti dall’atto o dalla licenza di concessione.
  2. Qualsiasi variazione nell’estensione della zona concessa o nelle opere o nelle modalità di esercizio deve essere richiesta e può essere consentita mediante atto o licenza suppletivi dopo l’espletamento della istruttoria. Qualora, peraltro, non venga apportata alterazione sostanziale al complesso della concessione o non vi sia modifica nella estensione della zona demaniale, la variazione può essere autorizzata per iscritto dal capo del compartimento, previo nulla osta dell’autorità che ha approvato l’atto di concessione.

Quindi il l’art. 24 del codice dalla navigazione in ambito delle concessioni non nega la possibilità di variazioni ad un progetto già approvato. Ciò ci potrebbe far sperare, nel caso l’opera prosegua, di non avere più due cinema multisale perennemente vuoti, ma magari di convertire quelle strutture in qualche cosa di più utile e più adatto al contesto del territorio, ad esempio un Museo del Mare di Anzio, ed una sala per mostre e concerti da sfruttare spesso sia in estate e sia in inverno a stimolo di una maggiore cultura del territorio (sono solo due idee, ma si può pensare ad altro). Poi, se tale struttura è una cosa in più essendo previsti anche due teatri (uno al chiuso ed uno all’aperto) allora si può evitare di spendere soldi (ma sarebbe preferibile evitare di costruire uno dei due teatri e realizzare un museo in più). In una variazione di progetto attuabile si potrebbe anche pensare di portare l’arte in mezzo alla popolazione all’interno del porto, dislocando opere d’arte. Insomma, escludere a priori delle modifiche a questo progetto, soprattutto quando il sovradimensionamento è stato riconosciuto dalla stessa  Capo d’Anzio durante la conferenza del 17 gennaio, non ha senso. Si ha paura di perdere la concessione e quindi si preferisce portare avanti un’opera senza modificare anche ciò che evidentemente va modificato? Nel caso sarebbe un modo operandi salutare per la città di Anzio?

D’Arpino ha evidenziato una clausola da egli stesso voluta in base alla quale i guadagni della società vanno ai cittadini. Ma allora viene da chiedersi: la Capo d’Anzio cosa ci guadagna? E dove ci guadagna?

Durante la ricerca di documentazione relativamente alla realizzazione di porti in Italia mi sono imbattuta in questa notizia: http://www.mit.gov.it/mit/site.php?p=cm&o=vd&id=3595  del 19 novembre 2014. Sembra quindi che lo Sblocca Italia voglia far confluire degli investimenti in determinate opere. L’obiettivo dello Sblocca Italia è giusto ed ammirevole, dato che punta ad incentivare lo sviluppo e la ripresa economica del Paese. Un altro caso è la reale convenienza di opere programmate o proposte, quindi da chi e per cosa verranno utilizzati determinati investimenti nel caso ci siano.

Quali interessi si infastidiscono nel non realizzare questo specifico progetto? E che cosa si può realmente fare per valutare obiettivamente quale è la cosa più conveniente per Anzio città, per i cittadini di Anzio, e per capire effettivamente di che tipo di porto e di portualità Anzio ha bisogno? E nel caso l’attuale progetto non corrisponda effettivamente alla soluzione migliore per la città di Anzio, che cosa può fare la cittadinanza per evitare la costruzione di un’opera che non convince? Bisogna anche riflettere su che cosa può fare l’amministrazione al riguardo, rappresentando essa stessa i cittadini. Ma prima ancora bisogna avere chiaro in mente che cosa vuole effettivamente fare l’amministrazione al riguardo indipendentemente da ciò che vuole la cittadinanza (quali sono gli interessi da tutelare in ordine di priorità secondo l’amministrazione?)

Quando D’Arpino dice che la cittadinanza vuole questo porto perché la cittadinanza ha eletto negli ultimi 4 mandati dei sindaci che nel proprio programma avevano la realizzazione di tale porto ha ragione. Viene da se capire che se la cittadinanza ha cambiato idea sulla realizzazione di tale progetto è meglio che lo faccia presente subito, e che, al momento giusto, scelga un altro Sindaco.

Forse sarebbe meglio disintegrare l’attuale progetto, e farne uno ex novo su indicazioni di una Commissione Speciale porto (più volte richiesta dai partiti della opposizione), dei cittadini, e di determinati valori che dovrebbero essere considerati nel nuovo progetto (ma da come ha detto D’Arpino non ci sarà mai un nuovo progetto).

Qualcuno auspica il fallimento della Capo d’Anzio. Ma se la Capo d’Anzio fallisse chi ne avrebbe i maggiori danni? Quanto perderebbero i cittadini? Quanto perderebbe, o non guadagnerebbe la Capo d’Anzio?

Inoltre, sempre in relazione al fatto che la cittadinanza detiene (ancora) il 61% della società Capo d’Anzio, e che questa è in perdita e che a breve si prevedono delle entrate, si potrebbe puntare a coprire le perdite e poi manifestare la volontà di chiudere la società, inabissando con essa anche l’attuale progetto? (bisognerebbe valutare la fattibilità della chiusura volontaria della Capo d’Anzio).

Ed ancora: ma i cittadini sono veramente coscienti del tipo di porto che vogliono per la propria città? (per esprimersi coscientemente bisogna conoscere approfonditamente). Forse, una campagna di informazione diffusa, esprimendo sia i punti di vista della Capo d’Anzio, e sia i punti di vista di chi vede la questione diversamente, potrebbe essere una cosa democratica ed utile per far prendere maggiore coscienza alla cittadinanza sull’argomento. Certamente questa è una questione della quale la cittadinanza non si può più disinteressare.

Bisogna interrogarsi su “Anzio di che tipo di porto ha bisogno?”. Sicuramente non di un Porto che sia un corpo estraneo alla città, o di una struttura sovradimensionata che quindi costa di più per ottenere di meno. Sono rimasta colpita da una verità evidenziata dalla professoressa Lozzi Bonaventura  ed è una riflessione  che da straniera in questa terra non avevo mai fatto: la storia di Anzio è legata alla storia del proprio porto. Di conseguenza basta riflettere su questo fatto per capire che il Nuovo porto di Anzio dovrebbe tenere conto della storicità di Anzio, delle caratteristiche della zona, ed essere un tutt’uno con la città. In pratica portare la cittadinanza a poter usufruire del proprio porto, ed evitare di fare una clonazione del porto di Nettuno che risulta una realtà avulsa dal proprio contesto e che come punto di incontro per la propria cittadinanza ha solo un piccolo centro commerciale formato da negozi. Bisogna precisare però che il progetto del Nuovo porto di Anzio è migliore sotto questo aspetto rispetto a quello di Nettuno, e che sono previste delle strutture di aggregazione, quali teatri, cinema, e sala polifunzionale. Nel porto di Anzio una  marina chiusa è preventivabile e giustificabile, anche per motivi di sicurezza, per una parte delle barche che ormeggeranno nel porto. L’assurdità del progetto sta nel non considerare la storicità di Anzio, nel vedere comunque espressamente la questione commerciale ed il ritorno economico, nell’essere oramai un’opera spropositata per il periodo economico e per il contesto, e quindi inutilmente faraonica e dispendiosa, e nel non essere, a quanto pare, modificabile. Se si potesse intervenire su questi punti, indipendentemente da chi realizza il Porto, e sperando che la gestione continui comunque ad essere di carattere pubblico e comunale e non esclusivamente privato, si potrebbe quasi pensare di farlo un Nuovo Porto.  … Ai presenti la consistenza, ed ai posteri l’ardua sentenza!

Angela Pensword 17/01/2015

GIARDINI DELLA LANDRIANA: APPUNTAMENTO AUTUNNALE CON LA MOSTRA MERCATO DI FLOROVIVAISMO

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Di Angela Pensword

Dal 10 al 12 ottobre 2014 si è svolta preso i Giardini della Landriana l’edizione autunnale della Mostra Mercato di Giardinaggio di Qualità. Alla Fiera erano presenti vivaisti provenienti da diverse parti d’Italia, ed oltre alla floricoltura erano presenti anche stands di tutto ciò che riguarda il settore, tra cui mobili per giardino, ceramiche, libri, potatura di alberi, utensili, oggetti d’arte come le opere di “Ceramiche Poli”. I Giardini della Landriana sono tra i giardini mediterranei più belli e rinomati d’Europa, e la mostra mercato che si svolge ogni anno, sia in primavera e sia in autunno, rappresenta uno tra i più grandi appuntamenti del settore. Ogni volta si ha la possibilità di ammirare, disposte nell’ampio parco dedicato alla fiera, moltissime piante, ed i colori dei loro fiori disposti con grazia nei vari stands sono certamente una vista gradevole per il corpo e per la  mente. …. Ma ora basta con le parole, perché le immagini, forse, sono più eloquenti, … ed aspettando l’edizione primaverile, ecco di seguito alcune foto scattate presso la Fiera il giorno 11 ottobre 2014.

p.s.: Prossimamente negli stessi giardini si terrà l’appuntamento con la quarta edizione di “Landriana Food Show” il 18 ed il 19 ottobre. … Per informazioni più dettagliate sui Giardini della Landriana e sulle visite guidate presso il parco vi potete collegare al link:

http://www.aldobrandini.it/sito/giardi/piantine.php  

 

 

 

 

SENTENZA DI LEGITTIMITA’ DEL CONSORZIO DI LAVINIO

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Qui di seguito si pubblica la sentenza del TRIBUNALE DI VELLETRI riguardante la posizione legale del CONSORZIO SANT’ OLIVO, SANT’ANASTASIO di Lavinio. (per una migliore visualizzazione si consiglia di cliccare su ogni immagine per vederne la versione ingrandita).

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By spacevoyager12

 

FESTA DI PRIMAVERA, parte 2a

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By Spacevoyager12

 

La FESTA DI PRIMAVERA avrebbe dovuto includere alcune esibizioni artistiche come quella dei FIVE MILES, un gruppo musicale che avrebbe allietato i visitatori con buona musica jazz,  quella dei CTS DANZA i quali invece avrebbero attirato l’attenzione del pubblico con giochi che prevedevano l’uso del fuoco (in modalità assolutamente innocua), e la presenza dei Trampolieri.

Purtroppo il meteo capriccioso ha provocato la forzata cancellazione di alcune di questi eventi previsti per la sera del 3 maggio scorso,  e i partecipanti alla festa hanno potuto godere solo dell’esibizione musicale, nonché canora, pertanto valida, dei FIVE MILES i quali, per un’ora e mezza, domenica pomeriggio 4 maggio, hanno riempito Piazza Lavinia con i suoni e le note raffinati di molti brani jazzistici noti, e meno noti, interpretati anche da una bella voce femminile.

Nell’insieme, in ogni caso, la manifestazione ha incontrato favore e successo presso gli abitanti di Lavinio e i visitatori occasionali giunti nella città dai paesi vicini, ma anche da Roma, grazie alla buona organizzazione della PROLOCO di Lavinio, rinnovata, che ha promosso l’evento.

Speriamo nel futuro.

Gruppo jazz FIVE MILES
Gruppo jazz FIVE MILES