Economia

Se vince il no al Referendum Costituzionale

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La bagarre dei partiti rischia di far perdere di vista le cose reali.

di Sergio Franchi

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Dopo il ventennio  e l’orgogliosa autarchia di quando i treni marciavano in orario e dopo una  guerra drammaticamente perduta abbiamo vissuto una permanente sudditanza socio  culturale  specialmente nei confronti degli Stati Uniti che in termini di cultura e di società avrebbero  veramente ben poco da insegnare a quella che fu la terra di Dante e di Leonardo. Siamo da decenni appiattiti su modelli e modi di vivere che  scimmiottiamo ormai senza nemmeno accorgerci. Seguiamo format televisivi e vediamo film spazzatura che solo le nostre televisioni ormai propinano ad un’audience  paziente e rassegnata. Poi abbiamo rigurgiti di italianità nella partite di Coppa, in quelle della Nazionale oppure quando un commentatore internazionale critica qualcosa di nostro. Una grande cagnara è stata quella sollevata  quando l’Ambasciatore degli Stati Uniti John Phillips, in un convegno in cui era stato invitato e rispondendo ad una domanda di un giornalista,  ha dichiarato: “se vince il no è un passo indietro per l’Italia e ciò scoraggerà gli investimenti”.  Che cosa ha detto di inesatto l’Ambasciatore Phillips? Che cosa doveva rispondere ad una domanda precisa? Apriti cielo,  l’orgoglio italico di molti politicanti di terracotta si è scatenato: Salvini, dal profondo della sua Padania “Il diplomatico si faccia gli affari suoi”. Forza Italia dal profondo della sua crisi politica: “Più che un auspicio, è un’entrata a gamba tesa negli affari interni italiani. Intervenga Mattarella”. Sinistra Italiana dal profondo della sua inconsistenza : “Dopo lo svizzero Marchionne, gli americani”. Di Battista dal profondo della propria incompetenza “Siamo alleati, non siamo sudditi”. E’ semplicemente ridicolo: nessuno dei tanti soloni che si sono sollevati contro la “grave interferenza”  americana  ha detto che cosa c’era di sbagliato nell’affermazione dell’Ambasciatore Americano. Forse perché quello che ha detto è vero e condiviso da mille esperti indipendenti  internazionali che certamente ne sanno molto di più di Salvini e Di Battista il cui intervento non va molto aldilà del tifo da stadio con cui praticano il loro quotidiano populismo. Se vince il si l’Italia non diventa il paese di Bengodi e se vince il no  il nostro Paese non  sprofonderà tra i paesi del terzo mondo,  ma affermare che se il no prevalesse non succederebbe niente significa essere ipocriti oppure del tutto incompetenti. Se la maggioranza degli italiani voterà no  la riforma della Costituzione non verrebbe approvata e di conseguenza nessuna delle modifiche previste dalla Legge Boschi entrerà  in vigore: L’ente inutile CNEL resterà in vita; nessuna eliminazione del Senato come oggi concepito; il Parlamento sarà ancora caratterizzato da un bicameralismo paritario; le storture da tutti condivise del titolo V resteranno come  approvato con la riforma D’Alema del 2001; le Province non saranno eliminate; i risparmi per la riduzione della politica non ci saranno; il voto a data certa resterà una proposta senza seguito; l’elezione del Presidente della Repubblica, le norme sul referendum popolare resteranno invariate  ed i senatori a vita  resteranno in carica per sempre ecc… Quindi dire che non accade nulla in caso di vittoria del no  e dire qualcosa di profondamente inesatto. E’ esatto ed inconfutabile affermare invece che nelle decine di anni passati molti di coloro che oggi criticano la riforma hanno tentato invano di farne una,  simile almeno per quanto riguarda l’eliminazione del bicameralismo perfetto che nei termini della costituzione vigente, non ha uguali nel mondo occidentale. Ma l’aspetto più pericoloso in caso di vittoria del no è l’inevitabile perdita di credibilità verso i partners internazionali, verso quell’Europa a cui siamo costretti a porgere la mano anche per spendere a debito danaro nostro per i terremotati o l’invasione degli immigrati. Alcune delle tanto sbandierate riforme su cui tale credibilità viene fondata vengono rimandate sine die dando un ulteriore colpo alla precarietà economica del nostro Paese. Lo dicono  i mercati,  lo dicono gli esperti, lo dicono i politici internazionali e la stampa  indipendente;   lo negano i senatori che perdono il loro lauto stipendio ed il codazzo di professionisti della politica che permeano ogni istituzione di questo Paese. Dicono anche no i politici trombati e scontenti che vedono nel rifiuto della  modifica costituzionale il modo più rapido di aggiungere instabilità all’instabilità auspicando la caduta del governo Renzi. I cittadini italiani devono essere posti nelle condizioni di conoscere i termini della riforma senza le libere e fumose interpretazioni dei personaggi che affollano i talk show televisivi. I cittadini italiani non devono votare per esaltare o abbattere un governo: devono solo leggere,  approfondire il quesito referendario ed esprimere il proprio assenso o dissenso. Dopo un rifiuto a modificare la Costituzione passerebbero decenni prima che qualche politico possa metterci di nuovo  le mani. Questa riforma è stata approvata dal parlamento con un maggioranza tale che richiede la conferma da parte dei cittadini: La politica ed i politici hanno fatto la loro parte approvando la riforma ora si tolgano di mezzo: tocca al popolo.

L’aggressione dei rifiuti sta mettendo in crisi un’economia già malata

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di Sergio Franchi

CONCENTRAZIONE CRITICA

Basta guardare una mappa  topografica per accorgersi che il comprensorio del  Lido dei Pini, Sacida e  Lavinio è posto  nella zona di influenza ambientale di due insediamenti di considerevole portata: La Palmolive a sud  est e  la Turbogas a nord est.  Nei piani futuri della Regione Lazio è prevista la realizzazione di almeno altri tre insediamenti a fortissimo impatto ambientale: la centrale per la produzione di Biometano in zona Spadellata , che tratta circa 55.000 ton/anno di rifiuti organici, posta a poche centinaia di metri il linea d’aria ad est della zona considerata; la centrale di produzione di Biometano  di Padiglione per trattare 90.000 ton/anno di  rifiuti organici a poche centinaia di metri più a sud rispetto alla precedente e la discarica regionale della Gogna posta al confine sud del comune di Aprilia ma non  distante dalla zona considerata.  La situazione è di estrema gravità se si considera che l’impianto della Spadellata è stato definitivamente approvato, quello di Padiglione è in fase di approvazione mentre la discarica regionale ha ottenuto recentemente un rinvio in attesa  che si consolidi il nuovo piano regionale dei rifiuti. La situazione è particolarmente grave se si considera, nel caso delle centrali di Biometano,  che esse hanno una potenzialità, in termini  di rifiuti trattati, di circa 12 volte quella dei rifiuti prodotti in ambito comunale. Ciò significa che i due impianti hanno come scopo quello di assorbire, per la grandissima parte,  i rifiuti organici proveniente da Roma. La situazione è talmente grave che questi fatti hanno causato la mobilitazione di associazioni di cittadini di ogni tipo e colore politico. Il Comune di Aprilia ha fatto una forte opposizione alla realizzazione della discarica regionale della Gogna tanto da provocare il temporaneo rinvio  della decisione in ambito di Conferenza dei Servizi.  Il Comune di Anzio si è limitato ad un tiepido diniego per la centrale di Padiglione mentre ha addirittura dato l’assenso alla realizzazione della centrale della Spadellata.  La problematica  di questo complesso di realizzazioni è legata  al trattamento dei rifiuti nella sua generalità,  perché le centrali per la produzione di bio-metano  non sono altro che impianti di smaltimento di rifiuti organici, quelli a maggiore impatto ambientale. E’ chiaro che l’effetto non è solamente misurabile in termini di salute pubblica ma anche, ed in modo immediato, in termini di perdita di valore degli immobile soggetti a condizioni di degrado come quelle che si creerebbero  ove tali impianti venissero  realizzati.  La totale mancanza di iniziativa politica denota una, da parte del Comune di Anzio,  la  mancanza di volontà a governare  il fenomeno  o l’incapacità a farlo visto che non riesce nemmeno a gestire la semplice raccolta dei rifiuti solidi urbani.  La mancanza di un progetto per Anzio, di una visione, che ponga il Comune nel contesto evolutivo del litorale laziale,  si sposa perfettamente con la perdita di controllo del territorio in tutti i suoi aspetti fisici e sociali. Il degrado progressivo  del tessuto sociale e naturale del Comune Neroniano è misurabile anche dal grande numero di abitazioni poste in vendita e dal crollo del mercato edilizio che va ben oltre quello legato alla crisi economica. La presenza di insediamenti impattanti,  come le centrali ,  darà il colpo di grazia ad un’economia che era quella di una città a vocazione turistica.

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Splash Down arriva la demolizione

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di Angela Pensword
Lo Splash Down, struttura pericolante da anni un tempo stabilimento balneare lungo la Riviera di Levante di Anzio, verrà demolito.
Il 22/06/2016 il Sindaco Luciano Bruschini ha firmato l’Ordinanza che richiede alla Capo d’Anzio la demolizione della struttura nel termine di 30 giorni. Tale disposizione rientra in una messa in sicurezza dell’area, ed anche in un’opera di rivalutazione della zona in visione del Nuovo Porto di Anzio.

FRA POESIA, ARTE, ARTIGIANATO E CIBO

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SI E’ AFFACCIATA UNA NUOVA INTERESSANTE ASSOCIAZIONE.

bigliettino visita associazione
bigliettino visita associazione

by spacevoyager12

Tempo fa, su questo bel blog, avevo scritto due righe sulla sana frenesia, che aveva contagiato gli abitanti della zona, di riunirsi in associazioni con vari scopi, prevalentemente culturali, ma anche ambientalistici o altri generi. E su questa onda, non molto tempo fa, è nata, a dire il vero un po’ in sordina almeno all’inizio, un’altra associazione la quale, oltre alla cultura intesa nel più classico dei significati, cioè quello letterario, si occupa di dare risalto e spazio all’arte applicata alla manualità, più precisamente all’artigianato, all’abilità di alcune persone: uomini e donne, nel confezionare oggetti che siano sculture o gioielli, quando le due tipologie, addirittura non si uniscano dando origine a piccoli capolavori. Non solo. Non contenti di ciò, i fondatori hanno pensato bene di unire a queste attività anche la gastronomia, soddisfacendo in questo modo vista e gusto, proponendo cibi genuini del luogo, il tutto con piglio ed organizzazione, si direbbe, imprenditoriale.

I “colpevoli” di tale misfatto (dico questo scherzosamente poiché alla fine di ottobre hanno organizzato una festa con presentazione ed ostentazione di piatti che sfidavano qualunque buon proposito di iniziare una dieta o, comunque, di sottoporsi ad un regime ipocalorico) sono una simpatica coppia formata dalla signora Alessandra Cipollone ed un suo caro amico Theodorus Hermsen di chiara origine e provenienza non italica (olandese) ma parlante benissimo il nostro idioma, che ha deciso di fondare l’Associazione Culturale “Alla Corte degli Artigiani(il link conduce alla pagina Facebook dell’associazione).

Il loro programma di attività è denso di eventi che spaziano fra conferenze letterarie e scientifiche (Theodorus è un fisico quantistico), seminari su vari argomenti, organizzazione di mostre artistiche, incontri gastronomici e gite a scopo archeologico.

Ne risentiremo parlare presto.

 

 

Prime reazioni al “blitz” di Villa delle Camelie

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Che reagissero i gestori forse c’era da aspettarselo ma davvero fa notizia che stavolta siano i parenti degli anziani ospiti ad insorgere contro la chiusura forzata della casa di riposo; soprattutto ha creato sconcerto il modo inconcepibile con cui si è gestito un problema amministrativo come se si trattasse di un caso di maltrattamenti. Riportiamo qui di seguito un intervento della signora Mosti che conduce la struttura e due lettere di parenti degli ospiti. Dietro l’indignazione, dovuta alla costernazione di vedersi privati di una struttura che come sta emergendo riscuoteva davvero apprezzamenti da tutti, si intravede forse una richiesta al sindaco: che torni sui suoi passi entrando nel merito del caso e valutando con ponderazione cosa sta accadendo.


 

Il vero Abuso

Al sig. Clemente Pistilli autore del primo intervento sulla stampa dico: il vero Abuso è il non approfondire una notizia prima di pubblicare! Villa delle Camelie è sempre stata una casa di riposo. Io e mio marito, che la gestiamo da più di 8 anni con costanza, amore, dedizione e professionalità, abbiamo fatto tutti gli sforzi possibili per regolarizzare l’attività della struttura, cosa che altri non avevano mai fatto.

Purtroppo il proprietario dello stabile, che pur aveva iniziato il tutto, non ha voluto sapere di concedere i permessi ai lavori. Lascio a chi legge riflettere e giudicare.

Ringrazio i medici che hanno collaborato con noi: il dr. Marco Castellani, la d.ssa Emanuela Grimaldi, la d.ssa M.Grazia Campanile e il dr. Simone Mancini.

Ringrazio inoltre tutto il personale attuale che ha raddoppiato le presenze per aiutarci in questo difficile momento. Ed infine ringrazio il dr.Giammattei e la d.ss Urbani della ASL e i marescialli Barone e Campagnano per aver fatto tutti il loro dovere con enorme sensibilità.

Daniela Mosti


Al Sindaco di Anzio Luciano Bruschini, Alla d.ssa Sabrina Napoleoni, dirigente Servizi Sociali del comune di Anzio e p.c. ai giornali: il Granchio inliberauscita il caffè ilgiornaledellitorale

oggetto: ordinanza 93 del 5/11/2015

Siamo parenti degli ospiti di Villa delle Camelie e siamo rimasti allibiti e sorpresi da quanto da voi asserito nell’intimazione di chiusura dove testualmente dite:

di assumere nel termine dei 30 giorni dell’ordinanza tutti i provvedimenti di spostamento urgenti ed immediati degli ospiti anziani al fine di tutelare la sicurezza, l’incolumità, le esigenze fisiche e psichiche di socializzazione, nonché di protezione e della dignità di ognuno di essi.”

Far apparire Villa delle Camelie un lager è veramente disdicevole, sicuramente Lei non ha mai visitato la struttura altrimenti avrebbe usato altre motivazioni che rispecchiavano la reale problematica del tipo:

di assumere nel termine di 30 gg dell’ordinanza, tutti i provvedimenti di spostamento urgenti ed immediati degli ospiti anziani in quanto la struttura OPERAVA SENZA AVERE LE NECESSARIE AUTORIZZAZIONI”

Molti di noi hanno visitato altre strutture sul territorio che Le consigliamo per la tutela degli anziani di controllare e ci stupiamo come possano essere ancora aperte.

Villa delle Camelie condotta in modo ottimale dalla signora Mosti Daniela è un centro che è stato capace di far sentire i nostri cari in famiglia, sono stati curati con amore e professionalità e per noi è stato un trauma sapere che i nostri cari non potranno più rimanere nella loro nuova casa e nuova famiglia.

Tanto Le dovevamo.

Firmato:Cannoletta Romano, Bulgarelli Franca, Coletti Walter, Carola Luca, Lo Monaco Enzo, Del Sole Nazzareno, Rossi Biagina, Leo Tiziana, La Marca Pasqua, D’Andrea Manlio, Genna Lucia, Granati Paola, Montani Silvia, Lutz Gabriela, Villa Umberto

Siamo affranti! Dopo aver saputo della chiusura forzata di Villa delle Camelie ci siamo sentiti prima stupiti e poi disorientati poi arrabbiatissimi perché non crediamo possibile che una struttura così possa venire chiusa per i soliti piccoli cavilli burocratici. E’ veramente una VERGOGNA !!! Villa delle Camelie è per mia madre Maria Eletta Agostini, ospite da anni, la SUA CASA dove una “famiglia” la accoglie giorno dopo giorno con amorevolezza e professionalità. Il grande merito è della Signora Daniela in primis, del marito Signor Enzo e di tutto il personale sempre dolce e pronto a soddisfare le esigenze di mia madre e di tutti i “nonnini” che vivono nella struttura.

Veniamo da esperienze “spiacevoli” in altre case famiglia tuttora operanti… e qui a Villq delle Camelie ci è sembrato il Paradiso! Si può entrare, a differenza di molte strutture, in qualsiasi orario (quale migliore garanzia per capire come stanno gli ospiti!!!) si può addirittura chiedere di mangiare con loro !!! La signora Daniela si avvale di un’ottima cuoca che accontenta come può le esigenze di tutti preparando ottimi manicaretti sempre all’insegna del benessere e della salute degli ospiti. Mia madre grazie alle cure attente e continue della signora Daniela e di tutto il personale sta benissimo! Era arrivata con un forte diabete, soffriva di flebiti ricorrenti, insomma era veramente sofferente ma essendo anche io invalida purtroppo non avrei potuto tenerla con me. Per fortuna l’aver trovato ospitalità a Villa delle Camelie ha risolto tutto! Una bellissima e affidabile struttura tanto che stavo pensando di viverci anche io tra qualche anno (ho 61 anni).

Io e la mia famiglia insieme agli altri parenti degli ospiti di Villa delle Camelie faremo tutto il possibile perché questa terribile situazione venga risolta al più presto e ci auguriamo che i nonnini che ancora, per delicatezza, non sono stati avvisati di questa terribile situazione, possano usufruire ancora di questo piccolo paradiso per tanti tanti anni!

Gemma Cannoletta (figlia) dr.Roberto Caminito (genero) Filippo Serra e Giulio Caminito (nipoti)

Ardea 16/11/2015



Il “caso” Villa delle Camelie

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di Claudio Tondi

Il 5 novembre il sindaco di Anzio ha emesso una ordinanza di chiusura per la struttura Villa delle Camelie di Lido dei Pini perché esercitava ospitalità per anziani invece che turismo alberghiero.

La decisione, riportata dal giornalista Pistilli la sera del 10 sia su Repubblica che sul Caffè, è rimbalzata poi sul resto della stampa locale destando sconcerto fra i lettori. E’ infatti naturale in casi del genere preoccuparsi innanzitutto per gli ospiti coinvolti, specie se il tono dei titoli, come spesso succede per fretta di sintesi e a volte per smania di effetto, tende ad alimentare l’ansia come in questo caso insistendo sul termine “abuso”.

Avendo avuto modo di frequentare recentemente ed assiduamente la struttura perché vi ha trascorso gli ultimi mesi di vita una mia parente strettissima, sono rimasto francamente spiazzato dalla notizia perché non riuscivo a far coincidere il concetto di abuso con il trattamento che ho visto applicare dal personale ai “nonni” ospitati. Così ho reagito nell’unico modo che conosco: entrare a fondo nella faccenda per capire come stanno effettivamente le cose.

Come primo passo ho letto l’ordinanza, poi ho intervistato i gestori, quindi ho riunito le informazioni raccolte e qualche mia deduzione in queste righe, che ora passo alla pubblica opinione perché, chi ne fosse interessato, ne tragga le conclusioni che ritiene.

L’Ordinanza.

Dopo aver ricordato che fin dal 2011 la dirigente dei Servizi Sociali del Comune aveva diffidato la struttura a cessare l’attività perché difforme dalla licenza, ai primi di novembre il Sindaco, su segnalazione fatta a ottobre scorso dalla stessa responsabile, ordina che la struttura cessi l’attività entro 30 giorni, concedendo cioè solo il tempo necessario a dar modo di ricollocare altrove gli anziani ospiti. Contract signature

A Villa delle Camelie si rimprovera sostanzialmente di essere a tutti gli effetti una casa di riposo e non un albergo come indica invece la licenza di esercizio. L’abuso è un abuso amministrativo e non si parla di maltrattamenti. Sollievo! L’impressione buona che ne avevo non ne esce dunque danneggiata, almeno su questo.

Ma andiamo oltre.

L’ordinanza lamenta che Villa delle Camelie, dopo aver chiesto un anno fa la modulistica per avviare il processo di riconoscimento come casa di riposo, ha fatto passare ben un anno senza averla spedita e da qui è partito l’intervento della dirigente comunale. Insomma i gestori della struttura, dopo aver ricevuto il verbale da parte dei carabinieri, avebbero “fatto finta” di ravvedersi promettendo di fare i lavori edilizi necessari per poter essere riconosciuti come casa di riposo.  In altre parole avrebbero chiesto perfino i moduli ma avrebbero poi lasciato tutto com’è esponendosi come idioti alle inevitabili sanzioni comunali? Sorprendente, davvero sosprendente ed autolesionista!  A me bastava e avanzava per andare a capirci un po’ di più e sentire anche l’altra campana.

Qualche antefatto.

Innanzitutto ho voluto ricostruire seppur sommariamente la storia di questa casa. Si tratta di un villino concepito come albergo di buon rango, architettonicamente pregevole risalente a fine anni ’80. Tutto è interamente circondato da un giardino. La struttura è proprietà della società BMC, sigla che sta per le iniziali dei nomi di battesimo dei tre soci che univa la signora Mirella Ruggeri coi figli Barbara e Claudio.

Fin dal 1987 vi fu svolta, ma in maniera informale, attività di ospitalità per anziani; la signora Mirella di occupava della conduzione operativa.  Nel 1990 avvenne un cambiamento sostanziale: fu ampliata la capacità ricettiva annettendo un edificio confinante anch’esso organizzato come albergo. I due corpi furono collegati tramite due lunghi ambienti, uno al piano terra che diventò una hall-soggiorno e uno al seminterrato che fungeva da sala ristorante.

Anche la struttura societaria fu riformata, separando la gestione dalla proprietà con la costituzione di una nuova società (CMN srl, anche questa un acronimo di nomi) che univa un rappresentante della orignaria proprietà a due nuovi soci: il proprietario dell’edificio aggiunto e una persona di spicco della ASL territoriale (a quel tempo ancora detta USL).  La nuova società volle dare una forma di copertura formale all’attività e chiese il rilascio di licenza per esercizio alberghiero.

Ottenuta la licenza comincia una strana, ma documentatissima, doppia vita della casa: dal 1990 al 2007, quindi per ben 18 anni, Villa delle Camelie è per l’assessorato al Commercio di Anzio un albergo ridente mentre per l’ufficio tributi le varie cartelle esattoriali che la riguardano riportano sempre “casa di riposo”. Un classico esempio di incomunicabilità burocratica? O un più romantico caso di tacita connivenza?

La cessione del 2007.

Le cose procedono come si è detto per anni ma con crescenti difficoltà gestionali che fanno desiderare ai soci della CMN di passare l’attività a qualcunaltro, magari senza spiegare bene tutti i risvolti che vi sono. E’ quanto accade nel 2007, quando due coniugi gestori di una casa per anziani di Nettuno decidono di spostarsi a Lido dei Pini invogliati dall’ubicazione e dalla struttura indubbiamente accattivante che Villa delle Camelie ha.

Costoro, gli attuali gestori quindi, rilevano la società gestionale CMN, subentrano nel contratto d’affitto con la proprietaria società BMC in scadenza nel 2012 e, forti anche dei ben 36 nonnini trovati nella residenza, iniziano il loro cammino imprenditoriale. In verità hanno all’inizio qualche perplessità su quella licenza per albergo che si rendono conto essere fuori tema ma, sentendosi dire che le cose sono andate così lisce per 18 anni e che non c’è motivo di preoccuparsi, forse ingenuamente, si sentono rassicurati e vanno avanti.  Le cose vanno bene, la notizia che a Villa delle Camelie le persone anziane vengono curate e vi si trovano bene, si diffonde.

Attenzione, siamo nel 2011.

A novembre di questo anno infatti improvvisamente arrivano, e nello stesso giorno, un’ispezione ASL con le sue tre strutture specifiche (ISP, Pre.Sal. e CAD), il comune di Anzio con forze di Polizia Locale e la Guardia di Finanza che esegue una azione di tipo militare salendo fin sui tetti per bloccare eventuali lavoratori non dichiarati.  Vengono stilati verbali che accertano la presenza di ospiti anziani e l’assenza di lavoratori irregolari. I toni degli ispettori diventano rapidamente più distesi, addirittura il dr.Di Giammattei, capo del servizio ispettivo ASL, arriva a dire che per come vede tenuti gli ospiti qui ci manderebbe i propri genitori. E non si limita a dirlo a voce, dichiara che l’elogio gli pare doveroso tanto che lo riporterà nella relazione a uso interno che stilerà. Certo però che sarà indispensabile mettere a norma alcune cose che consentirebbero di trasformare la licenza da albergo a casa di riposo. In particolare quell’altezza del seminterrato che proprio non va bene.

Ancora scossi dall’irruzione ma tutto sommato contenti di aver mostrato di lavorare seriamente, i gestori eseguono rapidamente i costosi adeguamenti, l’altezza della sala ristorante viene aumentata dei 15 cm mancanti guadagnandosi anche l’apprezzamento dei proprietari, mamma e figlio, capitati in visita durante i lavori.  Un apprezzamento però che va inteso nel vero senso della parola perché di lì a pochi mesi, alla scadenza del contratto di affitto, la BMC chiede un aumento del 40% del canone e soprattutto impone strane clausole che dire vessatorie è dire poco, una ad esempio per tutte: “in caso di cessazione dell’attività anche per causa di forza maggiore il conduttore sarà tenuto a versare il canone pattuito per l’intero periodo contrattuale dei 9 anni”. I gestori, chiamiamoli ormai coi loro nomi Daniela ed Enzo, contenti di come stanno andando le cose sia sul lato gestionale che su quello burocratico che fa intravedere finalmente possibile il cambio di licenza, sarebbero pure disponibili a un adeguamento del canone ma quelle clausole capestro sono troppo pericolose per essere accettate….provano a spiegarlo in una telefonata al proprietario Claudio Ruggeri, nel frattempo trasferitosi in Venezuela, che però alla prima obiezione chiude seccamente la comunicazione. Non calcola che in assenza di accordo il contratto in vigore si rinnova automaticamente per altri 9 anni e questo lo fa imbufalire.   E’ la svolta nei rapporti.

I nuovi intralci.

La licenza intanto deve aspettare ancora perché subentra un fatto nuovo, l’incidente degli operai asfissiati a Lavinio mentre lavorano in una piscina vuota nell’area della Vignarola fa emergere il pericolo di emissioni venefiche nel territorio, per cui la sala ristorante seminterrata, nonostante i finestroni già adattati, dovrà essere munita di speciale impianto di aerazione. A questo intervento però adesso la proprietà si oppone.

Ancora qualche mese ed arriva la visita del NAS dei carabinieri che certificano che la struttura è idonea tranne che per la superficie minima di alcune stanze che va portata da 11,15 mq ai 12,00 mq prescritti trattandosi di casa di riposo e non di semplice casa alloggio. Gli agenti vedono però positivamente l’insieme ed usano la metafora che “somiglia al pilota Sebastian Vettel, ottimo in pista ma non ha la patente quindi su strada sarebbe sanzionato”. Enzo pensa subito a come ampliare le stanze, si fa redigere un progetto, lo mostra preventivamente alla ASL per un conforto, che gli viene dato. Daniela chiede al comune la modulistica per avviare il cambio di licenza non appena i lavori sono fatti. Ma a quel punto di nuovo, il proprietario nega ogni autorizzazione che non sia “per albergo”.

Il resto è roba di questi giorni, per la responsabile comunale Napoleoni semplicemente Daniela ed Enzo non presentano documentazione di adeguamento e vanno sanzionati. Per il sindaco “prioritario è il bene degli anziani” e “la legge così dice, altro non so”. Per gli anziani però si apre ora una diaspora in altre case vicine che Enzo e Daniela stanno doverosamente organizzando, ma conoscendo il cuore di Rosaria, Abdom, Maria, e di tutti tutti gli altri “nonnini” di Villa delle Camelie non sarà per loro una cosa indolore.

mfront_anziani(1)Ora come non porsi qualche interrogativo? Del tipo: d’improvviso la proprietà ha cominciato da un certo punto in poi a intralciare le cose, perché? Sembrerebbe per quella mancata accettazione contrattuale, eppure la parte economica era quasi fatta. Invece insiste molto sul voler mantenere la struttura con la qualifica di albergo, come mai? Per non ammettere che quando lo gestivano loro erano amministrativamente irregolari? O forse perché come albergo sono papabili come struttura di alloggio per rifugiati, il business dei nostri tempi? Se così fosse avrebbero di grosso sballato i conti, visto che la remunerazione accordata dal ministero degli interni per questi casi si aggira sui 6 euro al giorno pro capite che forse visti dal Venezuela potranno pure sembrare molti ma in realtà non lo sono…. Insomma, Cui Prodest?

 

IL MAGICO LEGAME TRA ECONOMIA TURISMO SOCIETÀ E TERRITORIO

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LA RIVALUTAZIONE DEL TERRITORIO COME VOLANO DI RIPRESA ECONOMICA TURISTICA E SOCIALE

di Angela Pensword

Non si deve pensare solo alla ripresa economica della zona, ma ad una valorizzazione generale diffusa del territorio. È proprio da questo “start” che si riprende tutto il resto.

Si continua a sperare in una ripresa economica locale in un territorio che si definisce a vocazione turistica, ricco di storia e di patrimonio naturale, ma carico di problemi per i residenti e per i turisti.

Non si può scindere la visione della città dalla visione della società … perché l’una influenza ed esprime l’altra (e viceversa). La società è tra gli organismi più complessi da comprendere e da gestire, perché prima di tutto bisogna comprendere l’animo umano, e poi darsi delle direzioni. Senza entrare nei meandri comportamentali del genere umano, la società è un insieme di persone che vivono in uno stesso spazio territoriale e che interagiscono in base ad input, consuetudini, e regole ben precise (compresi gli stop ai semafori), talvolta troppo complicate, e spesso disattese. Più semplicemente la società è anche il luogo nel quale viviamo, (la nostra casa), nel quale accogliamo gli ospiti (in questo caso i turisti). Trattandosi di casa nostra, e quindi indipendentemente dai turisti, dovremmo volerla migliorare anche solo per noi stessi  (in teoria).

Che cosa si può fare per migliorare la qualità della vita dei cittadini che risiedono e dei turisti?  I fattori su cui agire sono diversi, dal decoro, ad una migliore qualità dei servizi, alla valorizzazione del patrimonio archeologico e naturale. Ma anche la sicurezza sul territorio ha una grande importanza.

Relativamente alla ripresa economica, al turismo, al territorio, ed alla società, si susseguono tante belle parole, ma pochi fatti. Ed anche i pochi fatti che ci sono sono tra loro scollegati. Anche la bella iniziativa culturale organizzata da Andrea Mingiacchi, la Biennale di Arte Contemporanea di Anzio e Nettuno Shingle22j, (vi sono anche altre iniziative di altre persone ed enti) risulta scorporata in un contesto che è carente di altre azioni in altri campi della società.

Facciamo alcune considerazioni …

Perché mai un turista dovrebbe venire, o tornare, ad Anzio, che è carente in alcuni servizi di comodità  e di informazione, a cominciare delle indicazioni delle fermate degli autobus sulle strade, con percorsi e relativi orari, o dove il Museo dello Sbarco (Associazione) non ha i fondi necessari per stare aperto tutti i giorni ed è privo di una propria sede adeguata anche se gentilmente appoggiato nei locali comunali di Villa Adele, al Museo Civico Archeologico di Anzio. Quest’ultimo è una bella realtà realizzata circa 13 anni fa. È egregiamente diretto da Giusi Canzoneri che promuove e realizza diverse attività ed iniziative sul territorio.

L’apertura sette giorni su sette dei luoghi culturali e storici della città, l’informazione e la valorizzazione degli stessi e di tutti i siti archeologici, dovrebbe essere il pane per un territorio che si definisce “di Cultura”, che sbandiera  “storia” come richiamo turistico,  e che si definisce (ma che infatti non è) “a vocazione turistica”. Io definisco Anzio un territorio dormiente, come la bella addormentata nel bosco, … quasi narcotizzato. Possibile che la popolazione non si rende conto delle bellezze naturali e storiche di questo territorio, e delle sue potenzialità? (Con il progetto Apsaet che parte quest’anno nelle scuole tale mancanza di informazione verrà in parte diffusamente colmata). La popolazione stessa non conosce i siti archeologici presenti sul territorio, quanti e quali sono, né che cosa sono i S.I.C. (luoghi naturali la cui importanza è stata riconosciuta dalla Comunità Europea), e né che di questi ultimi ne abbiamo 6 nel territorio compreso tra Anzio e Nettuno.  La popolazione, un po’ anche per non conoscenza, ed in buona fede, si fida di chi fa promesse a breve termine, priva di lungimiranza, caratteristica che in realtà dovrebbe appartenere più a chi si definisce politico (ma che in realtà è, da licenza poetica, e parlo a livello nazionale e non espressamente locale, un politicastro). Forse la lungimiranza c’è, ma non è ben definita la direzione. La lungimiranza sociale è una cosa ben precisa. Fare politica è quella azione finalizzata a “migliorare la società ed il territorio”. Che cosa è stato fatto negli ultimi quaranta anni per proteggere e valorizzare i siti archeologici? (Qualche cosa sì, certo, ma è poco rispetto a ciò che andrebbe fatto). Che cosa è stato fatto per proteggere e valorizzare i siti naturali?  Certamente qualche cosa sì, anche ultimamente relativamente alla disposizione di fondi per la Pineta di Lido dei Pini, ma è poco in una visione globale del territorio. La possibilità per i S.I.C. locali di passare a Z.S.C. (zone speciali di conservazione) esiste già da molti mesi. Non che questo passaggio garantisca tutele maggiori, ma è comunque un avanzamento quasi automatico di livello all’interno di un iter nazionale. Anche se questo passaggio non è di competenza locale, la competenza locale potrebbe essere quella di ricordare ai livelli superiori che è stato raggiunto e superato il tempo per potere passare da S.I.C. a Z.S.C. Diamo per scontato che la classe politica locale conosca il significato di questi termini (speriamo). Ma relativamente alla tutela ambientale c’è molto di più da fare. In termini di inquinamento sul suolo e relative bonifiche ad esempio, o relativamente alla salvaguardia di ambienti marini e l’istituzione di nuovi  parchi e riserve in tale senso.  Davanti Torvaianica vi è la Riserva naturale di Tor Paterno: vi sono diversi punti tra Anzio e Torre Astura che si prestano ad essere individuati a tale scopo. Ma anche il suolo ha le sue problematiche, e non necessariamente legate all’inquinamento. Che cosa è stato fatto relativamente al “consumo suolo”? (per contrastarlo). Qua si aprono dolenti note, per diversi aspetti.  Intanto ad Anzio, ma soprattutto a Lavinio, la lottizzazione partita negli anni ’50 non ha tenuto conto del valore dei  naturali ed dei luoghi archeologici presenti sul territorio, e si è mossa senza criterio in tale senso, ed anche, per altri versi, senza un criterio urbanistico. Certamente chi ha interesse nella cementificazione in linea teorica ha interesse ad andare in senso contrario ad una salvaguardia del suolo. Purtroppo il territorio di Anzio ha ancora una grande percentuale di suolo che risulta edificabile. Che fare? Qua si apre un altro discorso, troppo ampio per essere trattato adesso, che si ricollega sia ai S.I.C. ed alle Riserve Naturali, e sia ad una visione del territorio più ampia.  Basta riflettere sul fatto che salvaguardare con un logico criterio ambientale, storico, ed anche urbanistico il territorio, porta ad una visione d’insieme più ampia e completa che considera specifici valori, perché, come nel caso della città (che è parte del territorio), non si può scindere la visione del territorio dalla visione della società. La società del resto è (sotto questo aspetto), un insieme di persone che vivono all’interno di un territorio.