Archeologia

Giusto per pensare …

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Di Angela Ambrosi

Qualche riflessione in più …

Sabato s8 ottobre su RAI 1 vi è una bella iniziativa di Linea Blu che racconterà della storia e del territorio di Anzio e Nettuno …

http://ilgranchio.it/2017/10/25/sabato-28-ottobre-programma-rai-uno-lineablu-raccontera-anzio-nettuno/

Senza togliere niente alla lodevole iniziativa di RAI 1 ed alla veridicità delle cose che verranno dette, … facendo qualche riflessione in più invece fatta di getto, in generale, … giusto per capire: …

Nulla capita per caso, spesso per interesse, … comunque, l’importante è che capiti. … E non ci vuole molto a pensare come valorizzare un luogo che ha la storia e la natura che ha Anzio, … forse è un lifting per vendere qualche cosa, qualche casa, o qualche posto barca in più, … o per rivalutare il territorio, … peccato che poi si trovano riversate sulle strade annualmente tonnellate di rifiuti, e peccato che vengono proposte due centrali biogas che tratteranno l’immondizia organica e non solo di mezza Città Metropolitana con danno al territorio e soprattutto ai territorio agricolo di Sacida che andrebbe invece valorizzato, e peccato che le sale slot prolificano come funghi dopo la pioggia, … ma, … ma sì, dai, adesso rispolveriamo la storia … Allora non sarebbe meglio fare, oltre al lifting, anche un bel taglio di capelli, una cura di antibiotici, mettersi dei bei vestiti, prendere un po’ di vitamine, e praticare dello sport? … Perché si sa che il lifting, come una maschera, una volta che è finita la commedia, poi cade …

Aperta la parte finale a ponente del sito archeologico impropriamente chiamato Vallo Volsco. Bene era ora. Ed ora?

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di Angela Ambrosi

Il 9 agosto si è tenuta l’inaugurazione ufficiale per l’apertura al pubblico del sito archeologico conosciuto impropriamente sul territorio con il nome di Vallo Volsco. Erano presenti il Sindaco Bruschini, le autorità e i membri del Comitato di quartiere Santa Teresa al quale l’amministrazione ha dato in gestione il luogo da qualche mese a questa parte stipulando una specifica convenzione.  Certamente l’apertura al pubblico del sito è un fatto positivo del quale sono molto contenta, ma desidero evidenziare degli aspetti che reputo importanti.

Intanto non è del tutto esatto dire che si è realizzata “l’apertura del sito archeologico del Vallo Volsco”. Il sito archeologico difatti non si trova solo nel quartiere di Santa Teresa ma è una antichissima fortificazione che si svolge per oltre 3900 metri lungo i confini dell’antico pianoro di Antium Vetus a monte della sponda di un paleo fiume. Quindi bisognerebbe dire “apertura della parte finale a ponente del sito archeologico”. Inoltre tale fortificazione è stata costruita nel tempo prima dalle popolazioni tirreniche che abitavano in questa zona e solo molti secoli dopo dai Volsci anziati. In pratica ogni popolazione che ha abitato in zona ha apportato delle ristrutturazioni alla fortificazione a difesa del territorio. Quindi il nome esatto del sito archeologico nella sua totalità ed anche nella sua parte sarebbe, come ben spiegato dal grande storico locale Architetto Paolo Prignani in più occasioni, “Vallo Italico Tirrenico”, oppure, come dice qualcun’altro, anche “Vallo Latino Volsco”. “Vallo Volsco” è la denominazione errata entrata purtroppo nell’uso comune che si spera venga modificata attraverso l’aiuto dell’informazione corretta, informazione che certamente sarà data da chi ha preso in gestione quel luogo. Quindi, intanto abbiamo capito che il 9 agosto si è svolta l’inaugurazione della parte finale a ponente del sito archeologico del Vallo Italico Tirrenico, o del Vallo Latino Volsco se si preferisce.  Poi un’altra cosa: Che cosa è e cosa sarà nel tempo quel luogo? Un parco o cosa? Quel luogo ha una storia recente non tanto edificante rispetto ai gloriosi secoli passati, nei quali il territorio veniva vissuto, protetto, e utilizzato (ho detto apposta utilizzato e non sfruttato perché c’è differenza tra i due termini). Difatti, nel recente progredire ed evolversi della società contemporanea, con l’idea buona di fare nuove strutture o servizi o spazi a favore della collettività si era pensato di impostare in quell’area l’orto botanico di Anzio, solo che dopo avere speso soldi e finanziamenti, dopo avere impiantato qualche cosa, dopo avere fatto forse due inaugurazioni, e dopo avere speso circa 1.000.000,00 di euro di lavori ci si era ritrovati poi con una grande e bella recinzione e un milione di fili di erba di campo, in pratica con un’altra cattedrale o con uno scheletro nel deserto e con un’altra delle tante opere incompiute italiane. Ma questo è il passato, appunto. Speriamo che il futuro sia diverso. Solo che non può bastare una nuova apertura del sito per far scordare tutto il pregresso. Ciò vuole dire che bisogna continuare a vigilare, avere occhi ed orecchie aperte. Dico questo senza mettere minimamente in dubbio la serietà e la bravura del Comitato che ha preso in gestione il luogo dando a noi da agosto la possibilità fortunatamente di potervi entrare. Dico questo solo perché Anzio, come tutta l’Italia, è un territorio difficile. In più adesso una brezza marina mi ha portato all’orecchio che l’idea dell’orto botanico probabilmente verrà ripresa (ma non era stata accantonata?), con un “vedrai che questa volta ce la faremo a farlo”.  Evidentemente ci sono soldi che girano per rivalutare il territorio, (finalmente). Riguardo se realizzare (nuovamente) un orto botanico in quella sede vorrei però far riflettere su quanto  mi ha fatto notare mesi fa un amico di Nettuno, anzi, riporto proprio le sue parole, che ancora mi risuonano in testa: “quel luogo non è adatto per ospitare un orto botanico, il suolo non è predisposto perché non è abbastanza ricco di acqua, bisognerebbe individuare un’altra area più adatta e ricca di acqua come ad esempio lo potrebbe essere un’area risalendo il Fiume Loricina”. Non penso che il fattore acqua sia un fattore da trascurare nell’impianto di un orto botanico. Anche perché in un altro luogo si potrebbe avere naturalmente e semplicemente ciò che i pozzi qua dovrebbero andare a pescare in profondità e con difficoltà. E questo è un aspetto ambientale. Voglio anche parlare di un altro aspetto, questa volta storico, evidenziato dall’architetto Paolo Prignani, ed anche in questo caso riporto proprio le sue parole: “l’impianto di un orto botanico in quella sede snaturerebbe da un punto di vista storico un luogo nato per essere libero da piante nella sua funzione difensiva”. E se si vuole oltre che valorizzare anche proteggere la storia del luogo, anche l’aspetto evidenziato non è da trascurare. Poi ci sono anche orti botanici (ma non bisogna prendere ad esempio quelli seri) che non prevedono l’impianto di alberi o di piante. Bisogna vedere ciò che si vuole. Suggerisco quindi all’amministrazione, alle associazioni e comitati del territorio ed ai cittadini di pensare di impiantare l’orto botanico da un’altra parte, e di sviluppare in sede l’aspetto culturale, ricreativo, e didattico. Poi, se ognuno se la vuole cantare come più gli piace è un altro discorso! Pensando all’attività ed alla volontà di rivalutazione culturale che si respira nell’aria, il fatto che ci sia la volontà da parte dell’amministrazione e di molte realtà locali di valorizzare il territorio, la sua cultura, la sua storia (trend in crescita) è certamente un fatto positivo. Che almeno in questo periodo ci sia in generale un uso oculato dei soldi, magari pochi, e che ci siano dei risultati, magari pochi, ma concreti. Perplessi? Io un po’, siamo in Italia, ma spero di sbagliarmi. Il fatto è che spesso, purtroppo, in Italia, ad andare avanti sono sempre gli amici e gli amici degli amici. Sempre pensando al territorio e parlando non del sito specifico ma in generale, ci sono diverse domande che sento in giro alle quali anche io vorrei avere una risposta: Con quale criterio vengono scelte le associazioni o i comitati a cui dare in gestione il verde pubblico, o un sito archeologico, o uno stabile in abbandono di proprietà comunale, o un’altra struttura?  Su quale legge ci si basa? Vi sono dei regolamenti comunali interni che garantiscono la trasparenza e la possibilità di partecipazione al concorso di più associazioni o comitati? Vi sono dei concorsi, dei bandi? Vi sono degli importi massimi nel caso di finanziamenti? Vi sono dei criteri? Delle volte in Italia mi sembra che navighiamo a vista, e che sia peggio in alcuni casi di un far west, e forse, dico forse, dei regolamenti comunali per i vari ambiti di assegnazione non guasterebbero. Dico “forse”. Tornando invece al caso specifico dell’apertura della parte finale a ponente del sito archeologico del vallo italico tirrenico mi domando: Che tipo di attività si svolgeranno là dentro? E con quale frequenza? Per mesi dalla presa in gestione del luogo non si è saputo nulla, ma è anche vero che mettere su e gestire un’area di quel tipo necessita di molto impegno. Faccio quindi un grande e sincero in bocca al lupo al Comitato Santa Teresa e sono certa che con la volontà giusta si potrà fare molto a livello culturale. Magari ascoltando o chiedendo qualche suggerimento, e magari in sinergia con altre associazioni locali.

Per approfondimento segnalo:
https://cambiaversoanzio.wordpress.com/2014/08/26/orto-botanico-di-anzio-uno-scheletro-nel-deserto/

https://cambiaversoanzio.wordpress.com/2014/10/10/anzio-vallo-volsco-vallo-italico-tirrenico/

 

Giorgio Tirabassi con HOT CLUB ROMA alla Villa Imperiale per una serata jazz all’interno del programma Anzio un mare di storia

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di Angela Ambrosi

Venerdì 28 luglio, alle ore 21,30, presso la suggestiva cornice della Villa repubblicana Imperiale di Anzio, meglio conosciuta come Villa di Nerone, si svolgerà il concerto jazz del quintetto degli HOT CLUB ROMA con la partecipazione musicale alla chitarra di GIORGIO TIRABASSI. Non tutti sanno che l’attore Giorgio Tirabassi è anche un bravissimo chitarrista tanto da poter svolgere tournée di concerti. La presenza dell’attore all’interno del gruppo vanta diversi anni di attività. L’Hot Club Roma è un gruppo musicale di Gypsy Jazz, fondato nel 2005 dal chitarrista Gianfranco Malorgio, e nasce dall’incontro di professionisti uniti dalla passione per il grande musicista belga Django Reinhard, chitarrista jazz tra i principali solisti nel genere e ideatore dello stile gypsy jazz . La serata è dedicata proprio a Django Reinhardt.  Sulla figura di Django Reinhard è stato girato da poco anche un film che ha aperto quest’anno il 67 festival cinematografico di Berlino. La band è formata da Giorgio Tirabassi alla chitarra, Moreno Viglione alla chitarra solista, Gianpiero Lo Piccolo al clarinetto, Gianfranco Malorgio alla chitarra ritmica, e Renato Gattone al contrabasso.

La serata jazz del 28 luglio rientra nel progetto “Anzio un mare di storia”, il programma culturale estivo della stagione 2017 con archeologia, cinema, cultura, letteratura, storia e con la valorizzazione delle Ville e del mare di Anzio. L’evento è presentato dall’amministrazione di Anzio, con la collaborazione del Museo dello Sbarco di Anzio, del Museo Civico Archeologico, e della Proloco di Anzio.

Il biglietto di ingresso è di 10 euro. È possibile acquistare il biglietti o presso la sede distaccata del Museo dello Sbarco in Piazza Pia ad Anzio tutti i pomeriggi dalle 18,30 alle 21,00 oppure direttamente in loco la sera del concerto. Per maggiori informazioni e per prenotazioni scrivere alla casella di posta info@sbarcodianzio.it  oppure telefonare al Presidente del Museo dello Sbarco Sig. Patrizio Colantuono al 349.4556241

Breve storia su Django Reinhard: (Belgio 1910 Francia 1953)

Django Reinhard è un chitarrista jazz tra i principali solisti europei e ideatore dello gypsy jazz, nasce nel 1910 in Belgio in una famiglia di gitani, e passa la sua infanzia e la sua giovinezza, oltre che a girovagare per i paesi europei e nordafricani, suonando il guitjo (ibrido tra un banjo e una chitarra) e accompagnando il famoso fisarmonicista Guerino nelle sale da ballo di Parigi. Senza aver mai preso una lezione di musica, quindi senza sapere né leggere né scrivere bene la musica, diventò famoso, tanto da realizzare nel 1928 una registrazione con il fisarmonicista Jean Vaissade. Ma un incidente, un incendio nella propria roulotte, gli porta una menomazione alla mano sinistra, oltre a danni alla gamba destra. L’anulare e il mignolo sono semi atrofizzati e nel cicatrizzarsi fusi insieme. Così Reinhard non può più suonare il guitjo come prima, opterà per la chitarra, e passerà i mesi di convalescenza ad esercitarsi su come sopperire al deficit, ed inventando di fatto una nuova tecnica, la “rullata di scala cromatica” e delle nuove diteggiature per gli accordi di sesta-nona. “Questa rivoluzione tecnica unita alla passione per i grandi jazzisti americani (Louis Armstrong, Duke Ellington, Art Tatum) lo portano a inventare un nuovo stile, il gypsy jazz, che unisce elementi della tradizione tzigana, i valse francesi e lo swing americano.” Nel 1934 circa forma, insieme al violinista Stephane Grappelli, una nuova band dal nome Hot Club de France Quintet. Da quel momento la loro fama cresce vertiginosamente fino a potersi esibire con musicisti del calibro di  Duke Ellington e Dizzie Gillespie.

Per approfondimento e fonte segnalo https://www.yury.it/django-reinhardt-e-linvenzione-del-gipsy-jazz/ (dove è possibile anche ascoltare dei piccoli brani suonati direttamente da Django Reinhard)

 

Il progetto scolastico APSAET compie due anni

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di Angela Ambrosi

presso Villa Repubblicana Imperiale di Anzio

Anche l’anno scolastico 2016-2017 ha visto impegnati i volontari dell’associazione ATENA nel portare avanti il progetto APSAET all’interno delle scuole di Anzio e di Nettuno. APSAET nasce nel 2015 da un’idea di Angela Ambrosi e di Paolo Prignani, ed è realizzato con la collaborazione degli esperti di settore Mauro Agostini, Silvano Urbani, e Filippo Valenti. Il progetto è anche in collaborazione e promosso all’interno delle scuole da Legambiente Circolo le Rondini di Anzio-Nettuno. Il progetto nasce con lo scopo di accrescere il legame tra la popolazione ed il proprio territorio, e porta nelle classi l’informazione del patrimonio storico e naturale presente, e propone inoltre un programma di educazione ambientale, e cenni di astronomia. Il progetto viene portato avanti con passione e dedizione dai docenti APSAET  e l’interessamento e l’apprezzamento delle lezioni da parte dei ragazzi e delle maestre e delle insegnanti è la soddisfazione maggiore.

Quest’anno, su richiesta delle scuole primarie, il programma storico ha riguardato l’approfondimento di tutto il periodo romano e le relative presenze archeologiche. Il programma è stato completato da una uscita insieme ad ogni classe presso la Villa Repubblicana Imperiale, dove i docenti APSAET Mauro Agostini, Paolo Prignani, e Silvano Urbani, hanno illustrato ai bambini la storia della Villa, i riferimenti storici sul luogo e con Roma, le particolarità, gli Imperatori che l’hanno abitata, le bellezze, i fasti e le attuali problematiche. Programma e progetto al quale ha aderito anche la classe V C della maestra Chiarina Corso della scuola Salvo d’Acquisto di Nettuno. Le visite presso la Villa si sono svolte grazie alla gentile disponibilità e collaborazione di Patrizio Colantuono Presidente del Museo dello Sbarco di Anzio, e anche grazie alla gentile disponibilità e collaborazione del Museo Civico Archeologico di Anzio. I bambini della classe V A della maestra Virginia Campiotti della scuola Acqua Del Turco, ed i bambini della classi V A B C delle maestre Paola Vigilante, Pina Foti, e Anna Maria Lo Piparo  della scuola primaria Ivana Gregoretti, hanno potuto ammirare le bellezze rimaste della villa, immaginare i suoi fasti e conoscere maggiormente una parte della storia del territorio di Anzio.

Anzio romana pianta di Paolo Prignani

Durante l’anno scolastico si è parlato anche dell’importante sito archeologico di Vallo Volsco, presente sul territorio di Anzio, ai bambini della  classe V A della maestra Genny Carpinelli della scuola Gianni Rodari di Lavinio. Vallo Volsco è una fortificazione che si estende per 3.900 metri, quasi 4 kilometri, presente sul territorio di Anzio, costruita dalle popolazioni italiche tirreniche che abitavano in questi luoghi prima dei volsci, e successivamente anche dai volsci, sfruttando l’alveo di un antico fiume, a protezione del pianoro corrispondente al territorio  dell’antica Antium. Una grande parte della popolazione di Anzio non sa dell’esistenza di questo sito archeologico sul territorio, come non sa dell’importanza archeologica di Colle Rotondo. APSAET si occupa proprio di questo: portare nelle classi l’informazione del patrimonio storico archeologico e naturalistico del territorio. “Perché conoscere vuole dire amare, e amare vuole dire proteggere e valorizzare” come spiega il Presidente dell’Associazione ATENA Angela Ambrosi, co-progettista del progetto APSAET insieme all’arch. e storico locale Paolo Prignani. Racconto, slides, e storia, si sono intrecciati nella lezione, con la partecipazione dei ragazzi ai quali spesso venivano poste domande su quanto andavano apprendendo. E bisogna dire che i bambini della V A della maestra Genny sono stati veramente bravi, interessati ed attenti.  

Ma APSAET nasce anche “per sensibilizzare i ragazzi ad avere un maggiore rispetto ed amore verso il Pianeta la natura e l’ambiente”. Anche quest’anno il progetto ha proposto un intero programma didattico di educazione ambientale, realizzato dal docente Filippo Valenti nelle scuole Acqua del Turco e Ivana Gregoretti di Anzio. Il riciclo dei rifiuti ed il cambiamento climatico sono stati alcuni dei temi trattati. Sensibilizzare ed educare i bambini sui temi ambientali e verso l’amore e il rispetto per la natura e l’ambiente è una cosa molto importante, che la maestra Tiziana Valentini, referente del progetto Apsaet all’interno delle scuole Acqua del Turco e Ivana Gregoretti, sostiene e porta avanti da tempo all’interno dell’Istituto. Nel programma di educazione ambientale è presente anche un esempio di disastro ambientale globale, il Lago d’Aral, o anche mare d’Aral, lezione che è stata tenuta da Angela Ambrosi e da Mauro Agostini presso la scuola secondaria di primo grado De Franceschi di Nettuno nella classe II B  e nella classe II E degli insegnanti  Raffaela di Palma e Di Maio Aniello. Le scuole presso le quali si è svolto il progetto APSAET quest’anno hanno già dimostrato interesse per la prosecuzione del progetto per l’anno scolastico successivo. Nel 2016 i docenti APSAET, insieme ad altre persone impegnate nel sociale e nel territorio, costituiscono l’associazione ATENA. Ma ATENA non è solo Apsaet, bensì una fabbrica di idee e di progetti per il territorio, per la cultura, per la società, che accarezza anche il mondo degli animali.  ATENA è un’associazione di volontariato socio culturale che svolge attività sociale, culturale, didattica e divulgativa al servizio della Comunità, con particolare attenzione al legame che esiste tra le persone ed il proprio territorio, ed invita chi volesse proporre dei progetti o iscriversi all’associazione e contribuire o con la propria attività o come socio ordinario o contattare l’indirizzo di posta elettronica atena.assoculturale@gmail.com  Per maggiori informazioni sul progetto è possibile visitare il sito http://apsaet.it/  e per maggiori informazioni sull’associazione è possibile visionare il sito  www.atenaitalia.org   Sono già in cantiere nuove idee e iniziative. Relativamente ad APSAET ci vediamo all’inizio del nuovo anno scolastico!

Angela Ambrosi

 

Castrum Inui tra Commissario fondi e futuro

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di Angela Pensword

E’ notizia di questi giorni che il Commissario straordinario del Comune di Ardea Antonio Tedeschi si è recato in visita presso il sito archeologico Castrum Inui, accompagnato dall’archeologo Francesco Di Mario Responsabile della Sopraintendenza dei beni culturali sul territorio. Castrum Inui è un sito di incommensurabile valore archeologico, che si trova lungo la litoranea tra Ardea e Tor San lorenzo, e rientra amministrativamente sotto il comune di Ardea. E’ un altro tassello di quel grande patrimonio storico archeologico presente nel territorio allargato che va da Roma ad oltre Nettuno sulla litoranea e nell’entroterra, del quale anche Anzio e Nettuno ne fanno parte. Patrimonio che non solo racconta la nostra storia, ma che potrebbe rappresentare una crescita economica e culturale per i territori che hanno la fortuna di possedere i reperti. Valorizzazione che non solo rappresenterebbe una espressione di rispetto per il passato, ma anche una forma di rispetto per il presente e per il futuro. Patrimonio che, almeno per quanto riguarda Anzio, come più volte detto, anche se con miglioramenti attuati negli ultimi anni, non risulta essere ancora adeguatamente valorizzato, protetto e conosciuto. Ma mi sa che nei comuni vicino non stanno poi molto meglio. Che cosa è andato a fare il Commissario a Castrum Inui? Era una visita di piacere o aveva una finalità ispettiva e culturale? Opto più per la seconda ovviamente. Durante la visita il Commissario ha evidenziato l’importanza per il comune di Ardea di avere un sito di tale valore sul proprio territorio, e la speranza che la prossima amministrazione lo sappia valorizzare come merita.
Inoltre desidero ricordare una cosa della quale ultimamente non si parla. Mi risulta che circa due anni fa sono stati stanziati dal governo Renzi quasi 2.000.000,00 di euro per il sito archeologico di Castrum Inui, per il suo recupero, e per la sua valorizzazione e tutela. Che fine hanno fatto quei soldi? Come sono stati spesi? Passo spesso là davanti per andare a Roma e negli ultimi due anni non ho visto lavori sostanziali che hanno modificato lo stato precedente del sito e la sua fruizione. Sono state posizionate dai carabinieri una serie di telecamere a protezione del sito contro eventuali tombaroli, materiale che deriva in parte, tra l’altro, anche da sponsorizzazione. Forse i soldi stanziati hanno riguardato i lavori, comunque importanti, e magari anche a protezione dell’area, effettuati sugli argini di uno dei piccoli fiumi presenti in zona? Ma sono stati richiesti i soldi stanziati o no? E nel caso non sono stati richiesti perché? Adesso Ardea è sotto elezioni politiche. Le tematiche generali che investono il territorio diventano di particolare interesse per chi si presenta, e questo vale in tutti i Comuni, sempre con la speranza per noi cittadini che tale interesse non venga poi riposto, come invece avviene sistematicamente, nel cassetto. Che cosa si ha veramente intenzione di fare per tutti questi siti archeologici?
Domanda che rivolgo a tutte le amministrazioni comunali del territorio, sia quelle che sono sotto elezioni, sia quelle che lo saranno, e sia quelle che lo sono state.

Segnalo i link:
http://www.inliberuscita.it/?s=castrum+inui+&x=0&y=0

http://www.ilcaffe.tv/articolo/20615/2-milioni-per-castrum-inui-cacciotti-pd-non-e-merito-del-comune-di-ardea

http://www.castruminui.it/ilsito.html

Tempio Castrum Inui foto di S. Matricardi da Wikipedia

 

 

A sorpresa un finanziamento per il borgo marinaro di Anzio

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di Angela Pensword

La notizia è di inizio maggio. Il progetto denominato “Borgo marinaro di Nerone” ,  approvato in Giunta Comunale a fine febbraio 2017, ha ottenuto un finanziamento di 50.000 euro dalla Regione Lazio dopo avere partecipato al bando regionale “i borghi del Lazio” rientrando tra i trentadue progetti finanziati (fonte Regione ).

A leggerlo il progetto non è affatto male:
“… L’area archeologica del Borgo è ampia ed è distribuita lungo tutta la città: il Palazzo Imperiale, il Museo Civico Archeologico, il Museo dello Sbarco di Anzio, i resti del Teatro romano, le Ville storiche fino all’antico porto, al Cisternone e al Vallo del Volsco. I suggestivi tramonti sul mare e la vasta riserva naturale di Tor Caldara rendono la visita una preziosa opportunità di conoscenza ma anche di relax. … Il progetto prevede il lancio e la promozione del Borgo Marinaro di Nerone attraverso l’inaugurazione del nuovo Info-Point e tramite “il cammino della cultura”, un percorso che guiderà il visitatore nel “Museo diffuso” che si estende in tutto il borgo. Un arco neroniano accoglierà il turista, a poche centinaia di metri dalla stazione ferroviaria, conducendolo a Villa Adele dove sarà installato un Info Point, luogo di partenza nel quale il turista troverà tutte le informazioni utili, in grado di rimandare al patrimonio diffuso nella città. L’Infopoint potrà fornire adeguate informazioni su come spostarsi ad Anzio, sui diversi itinerari storico-archeologici e naturalistici, sui piatti tipici di Anzio e sulle sue tradizioni legate alla pesca. Un sentiero tra vialetti circondati da glicini dove il turista potrà ricostruire la storia e comprendere sino in fondo il fascino e la grandezza dei capolavori artistici di cui è ricca la città con le sue ville storiche e i suoi parchi attraverso materiale audiovisivo e illustrativo prima di raggiungere il porto neroniano e le altre attrazioni del borgo. L’offerta turistica sarà riformulata e potenziata, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica e con la partecipazione dei principali operatori, in base alle aspettative dei segmenti individuati con particolare attenzione al turismo familiare e di coppia, allo scopo di espandere nell’arco dell’anno la stagione turistica tradizionale. La fase di start-up del progetto prevede l’istituzione di due tavoli: uno di coordinamento che vedrà la partecipazione dei partner istituzionali come l’Università La Sapienza di Roma e la Soprintendenza, con i quali l’Ente potrà attivare collaborazioni finalizzate alla stesura di protocolli d’intesa e uno operativo-partecipativo al quale prenderanno parte i principali esponenti dei settori coinvolti (pesca, ristorazione, strutture alberghieri, servizi turistici e trasporti). Continua attenzione sarà data alla sostenibilità ambientale, al miglioramento del decoro urbano e alla pulizia e manutenzione dei siti archeologici.” (fonte Comune).

Si tratta di una notizia inaspettata, ma gradita. Ciò che stupisce è la solerzia, dopo tanti anni, di pensare ad un progetto coordinato che coinvolga più aspetti con la cultura e la storia del luogo, anche se limitatamente al centro. Gradita perché è sempre gradita una iniziativa che punti a valorizzare a fare conoscere maggiormente e più agevolmente la cultura e la storia locale, offrendo anche un maggiore e migliore servizio turistico. La speranza è che tale progetto non rimanga un’idea scorporata dalla realtà o scollegata tra le sue parti, o di non agevole fruizione.  Va dato quindi atto all’amministrazione di avere pensato a qualche cosa di positivo. Ma la mia mente va un po’ oltre, (e non ci sarebbe nulla di male nemmeno in questo caso dato che se un’idea è buona lo rimane), e sfocia nel Porto e nella necessità di rendere maggiormente appetibile il servizio turistico di Anzio. L’importante è il risultato. Cambiando discorso, sulla questione Porto siamo ancora in alto mare? … Forse è solo una calma apparente.

 

 

IL VOLO DEL FALCO

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SACIDA UN TERRITORIO DISORDINATO SPETTINATO INCOMPIUTO DAL GRANDE SAPORE AGRICOLO

di Angela Pensword

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A fine marzo sono andata con un amico del Comitato per Lavinio per effettuare un sopralluogo in zona Sacida e Cavallo Morto. È una zona che non conoscevo per niente, ma della quale avevo sempre sentito parlare. Si trova nel comune di Anzio, ed è compresa tra la via Nettunense e  il Sito di Interesse Comunitario Macchia della Spadellata, in un’ampia zona agricola. Angelo, il mio amico, mi ha chiamato perché vuole evidenziare le problematiche che affliggono il territorio nel quale vive, alle quali io, in quanto blogger ed attraverso i giornali locali, dovrei dare diffusione . Ed io, sia per attività e sia perché interessata a conoscere parti nuove del territorio, ho accettato. Ho spiegato ad Angelo che “oggi è stato il primo volo del falco”. All’inizio si può (e si deve) avere solo una panoramica generale della zona, “poi ci poggeremo sui vari rami e sui vari luoghi”. L’impressione che ho avuto dopo questo primo sopralluogo è che Sacida è un territorio disordinato spettinato incompiuto ma dal grande sapore agricolo. Le problematiche evidenziate da Angelo si possono riassumere in tre argomenti principali: la manutenzione delle strade, la presenza di lotti di terra abbandonati, l’urbanistica, ma il macro concetto espresso da Angelo è che Sacida è un territorio abbandonato dalla classe politica locale, che viene vista dalla maggior parte degli abitanti del luogo come assente nella soluzione delle problematiche della zona. Per Angelo il territorio di Anzio è tutto legato, dal centro storico alle periferie, che andrebbero tutte rivalutate e che presentano spesso problematiche comuni. Sono rimasta colpita dall’energia di questo mio amico, che ama il luogo nel quale vive ma anche tutto il territorio di Anzio in genere, e che vorrebbe migliorare le cose con la semplicità del singolo e del giusto. Come sono rimasta colpita sia delle problematiche della zona, e sia dalle caratteristiche naturali. Mentre passeggiavamo  lungo le strade del quartiere  sentivo nell’aria il profumo dei fiori e gli odori spontanei del bosco. Immagini e odori che ricordano altri tempi, semplicità di case dotate di terreno ed orti che mi trasmettono serenità ed autenticità, al contrario invece del frenetico mondo moderno al quale sono abituata, fatto di corse e di guerre. Secondo Angelo tutti quei lotti di terra abbandonati e non edificabili costituiscono un ostacolo allo sviluppo della zona. Mentre lo ascoltavo avevo invece il timore che rendere edificabili tutti i lotti di terra presenti in zona Sacida ed attualmente bloccati possa contribuire ad una cementificazione ulteriore del territorio di Anzio ed a snaturare le caratteristiche della zona rendendola amorfa ed impersonale come ve ne sono molte altre. Ma parlando meglio con Angelo, e guardando alcuni di quei lotti, mi sono resa conto che forse ha ragione lui, e che rendere edificabili almeno quelli lungo le strade principali della zona possa  servire ad una rivalutazione urbanistica, sociale ed economica della zona. Ma bisognerebbe attuare dei criteri sia all’interno dei lotti, e sia a livello di territorio Sacida generale. Tornerò presto in zona Sacida, per posarmi su dei rami, approfondire dei discorsi, e capire più cose. Ma già da oggi c’è una cosa che mi è chiara e che a mia sensazione è importante, ed una domanda che mi frulla in testa ed alla quale voglio trovare una risposta: Come fare per salvaguardare la bellezza della campagna  e attuare contemporaneamente la rivalutazione urbanistica ed abitativa di quella zona? Certamente la rivalutazione di Sacida deve passare per una riqualificazione urbanistica, per la presenza costante di una buona gestione politica del territorio, e per la soluzione dei problemi atavici, ma anche per la valorizzazione delle potenzialità, caratteristiche e spontaneità della zona, agricole e naturali. Forse è proprio questo il punto di volta, il modo per qualificare questa periferia: In pratica creare una specie di polo agricolo, con la possibilità e prospettiva di posti  di lavoro. Produrre prodotti tipici mediterranei e della zona, e del made in Italy. La zona Sacida, che potrebbe diventare una piccola isola felice sul territorio, abbinando rivalutazione urbanistica, edificabilità di alcuni lotti, maggiore manutenzione delle strade, controllo del territorio, decoro, e sviluppo commerciale, e realizzazione in luogo di servizi, non dovrebbe però mai prescindere dal dedicare una grande percentuale dello sviluppo della sua terra all’attività della agricoltura e della tutela dell’habitat naturale. Questo fatto proprio perché la zona Sacida è nata da un processo di abusivismo, in prossimità di un territorio riconosciuto come S.I.C. (sito di interesse comunitario) per caratteristiche storiche e naturali. Tali caratteristiche e la vicinanza ad una zona SIC dovrebbero essere un valore aggiunto e non un problema. (Per attuare un lancio della produzione agricola di Sacida bisognerebbe però prima anche bonificare quella parte di terreni limitrofi sui quali pendono ipotesi e certezze di inquinamento. La zona è purtroppo anche un territorio violato. Nel corso del tempo  i terreni vicino a Colle Rotondo sono stati utilizzati come luoghi di discariche, talvolta anche di materiali tossici, questi ultimi pare già rimossi). In conclusione la zona Sacida necessita comunque di una valorizzazione e regolamentazione, in quanto nucleo abitato, e che si sblocchi una situazione urbanistica che è ferma da anni tenendo però conto sia delle esigente umane e sia delle esigenze ambientali (e dei profumi che si respirano nell’aria). Una riqualificazione senza criterio porta da un campo di erba incolto ad una società incolta da un punto di vista sociale, ambientale, ed urbanistico. Pensando sempre ad una rivalutazione di Sacida  non si può scordare l’importante ruolo che possono rivestire i siti archeologici presenti nel territorio di Anzio. Nelle vicinanze è presente l’importante sito di Colle Rotondo, in zona Cavallo Morto è stata rinvenuta una necropoli, e in località Spadellata sono stati rinvenuti altri reperti. La rivalutazione e promozione dei siti archeologici presenti sul territorio di Anzio rientra in un discorso riabilitativo per tutto il territorio di Anzio, e quindi anche per Sacida. (Bisogna ricordare che la zona è soggetta ad un Piano di Recupero Nuclei Abusivi  che forse prossimamente giungerà a definizione diventando operativo).