Se vince il no al Referendum Costituzionale

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La bagarre dei partiti rischia di far perdere di vista le cose reali.

di Sergio Franchi

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Dopo il ventennio  e l’orgogliosa autarchia di quando i treni marciavano in orario e dopo una  guerra drammaticamente perduta abbiamo vissuto una permanente sudditanza socio  culturale  specialmente nei confronti degli Stati Uniti che in termini di cultura e di società avrebbero  veramente ben poco da insegnare a quella che fu la terra di Dante e di Leonardo. Siamo da decenni appiattiti su modelli e modi di vivere che  scimmiottiamo ormai senza nemmeno accorgerci. Seguiamo format televisivi e vediamo film spazzatura che solo le nostre televisioni ormai propinano ad un’audience  paziente e rassegnata. Poi abbiamo rigurgiti di italianità nella partite di Coppa, in quelle della Nazionale oppure quando un commentatore internazionale critica qualcosa di nostro. Una grande cagnara è stata quella sollevata  quando l’Ambasciatore degli Stati Uniti John Phillips, in un convegno in cui era stato invitato e rispondendo ad una domanda di un giornalista,  ha dichiarato: “se vince il no è un passo indietro per l’Italia e ciò scoraggerà gli investimenti”.  Che cosa ha detto di inesatto l’Ambasciatore Phillips? Che cosa doveva rispondere ad una domanda precisa? Apriti cielo,  l’orgoglio italico di molti politicanti di terracotta si è scatenato: Salvini, dal profondo della sua Padania “Il diplomatico si faccia gli affari suoi”. Forza Italia dal profondo della sua crisi politica: “Più che un auspicio, è un’entrata a gamba tesa negli affari interni italiani. Intervenga Mattarella”. Sinistra Italiana dal profondo della sua inconsistenza : “Dopo lo svizzero Marchionne, gli americani”. Di Battista dal profondo della propria incompetenza “Siamo alleati, non siamo sudditi”. E’ semplicemente ridicolo: nessuno dei tanti soloni che si sono sollevati contro la “grave interferenza”  americana  ha detto che cosa c’era di sbagliato nell’affermazione dell’Ambasciatore Americano. Forse perché quello che ha detto è vero e condiviso da mille esperti indipendenti  internazionali che certamente ne sanno molto di più di Salvini e Di Battista il cui intervento non va molto aldilà del tifo da stadio con cui praticano il loro quotidiano populismo. Se vince il si l’Italia non diventa il paese di Bengodi e se vince il no  il nostro Paese non  sprofonderà tra i paesi del terzo mondo,  ma affermare che se il no prevalesse non succederebbe niente significa essere ipocriti oppure del tutto incompetenti. Se la maggioranza degli italiani voterà no  la riforma della Costituzione non verrebbe approvata e di conseguenza nessuna delle modifiche previste dalla Legge Boschi entrerà  in vigore: L’ente inutile CNEL resterà in vita; nessuna eliminazione del Senato come oggi concepito; il Parlamento sarà ancora caratterizzato da un bicameralismo paritario; le storture da tutti condivise del titolo V resteranno come  approvato con la riforma D’Alema del 2001; le Province non saranno eliminate; i risparmi per la riduzione della politica non ci saranno; il voto a data certa resterà una proposta senza seguito; l’elezione del Presidente della Repubblica, le norme sul referendum popolare resteranno invariate  ed i senatori a vita  resteranno in carica per sempre ecc… Quindi dire che non accade nulla in caso di vittoria del no  e dire qualcosa di profondamente inesatto. E’ esatto ed inconfutabile affermare invece che nelle decine di anni passati molti di coloro che oggi criticano la riforma hanno tentato invano di farne una,  simile almeno per quanto riguarda l’eliminazione del bicameralismo perfetto che nei termini della costituzione vigente, non ha uguali nel mondo occidentale. Ma l’aspetto più pericoloso in caso di vittoria del no è l’inevitabile perdita di credibilità verso i partners internazionali, verso quell’Europa a cui siamo costretti a porgere la mano anche per spendere a debito danaro nostro per i terremotati o l’invasione degli immigrati. Alcune delle tanto sbandierate riforme su cui tale credibilità viene fondata vengono rimandate sine die dando un ulteriore colpo alla precarietà economica del nostro Paese. Lo dicono  i mercati,  lo dicono gli esperti, lo dicono i politici internazionali e la stampa  indipendente;   lo negano i senatori che perdono il loro lauto stipendio ed il codazzo di professionisti della politica che permeano ogni istituzione di questo Paese. Dicono anche no i politici trombati e scontenti che vedono nel rifiuto della  modifica costituzionale il modo più rapido di aggiungere instabilità all’instabilità auspicando la caduta del governo Renzi. I cittadini italiani devono essere posti nelle condizioni di conoscere i termini della riforma senza le libere e fumose interpretazioni dei personaggi che affollano i talk show televisivi. I cittadini italiani non devono votare per esaltare o abbattere un governo: devono solo leggere,  approfondire il quesito referendario ed esprimere il proprio assenso o dissenso. Dopo un rifiuto a modificare la Costituzione passerebbero decenni prima che qualche politico possa metterci di nuovo  le mani. Questa riforma è stata approvata dal parlamento con un maggioranza tale che richiede la conferma da parte dei cittadini: La politica ed i politici hanno fatto la loro parte approvando la riforma ora si tolgano di mezzo: tocca al popolo.

I fiori autunnali di Lavinio

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di Angela Pensword

Il 2016 pare che sarà ricordato come l’anno più caldo dei precedenti 100 anni. In effetti le giornate di Sole e di caldo non sono mancate nemmeno ultimamente, intervallate comunque da acquazzoni e da giornate più brutte, ed ultimamente anche da un po’ di freddo. Ma i giorni nei quali l’aria è tersa ed il Sole regala una luce brillante, magari in contrasto con qualche riflesso bagnato, non mancano.

A novembre, mentre vado in giro in macchina non posso non notare i colori che ancora ci salutano dai giardini o dai bordi delle strade, e così ho fatto delle foto. E, anno caldo a parte, qui a Lavinio abbiamo un micro clima veramente particolare.

Foto di metà novembre.

Rose, bouganville, gelsomini, rampicanti, lantane, margherite, gigli, …

 

Un successo la Festa dell’albero a Lido dei Pini

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Si è rinnovata anche quest’anno la cerimonia simbolica in difesa della natura.

di Sergio Franchi

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Il Comitato Salviamo la Pineta, da anni ormai,  continua a combattere una battaglia difficile e non solo  contro la malattia che ha colpito i pini  ma anche contro un’Amministrazione che spesso finge di interessarsi   ma che poi si limita a fare molto meno di quanto servirebbe. Promesse non  mantenute , programmi disattesi, finanziamenti decisi e mai concessi sono il calvario di un gruppo di  volontari che vorrebbero far vivere di nuovo il Parco della Gallinara, una della più belle Pinete del litorale laziale, “luogo del Cuore” 2015 per il FAI e  sito comunitario protetto. Lo fanno  a volte anche contro l’apatia di tanti cittadini del quartiere e, qualche volta,  contro l’ipocrisia di un Consiglio Comunale che è stato anche incapace  di condannare un’azione violenta subita da alcuni di essi durante una manifestazione pacifica. Poi c’è  il verso buono della medaglia, le ragioni del coraggio e dell’iniziativa: i bambini, promessa di una società che si auspica sia migliore della nostra.  Erano centinaia alla terza edizione della Festa Nazionale dell’Albero che ha avuto luogo anche quest’anno il 21 novembre.  Erano  centinaia festosi ed  in piccoli gruppi guardati con attenzione da decine di docenti; molti di loro provenivano da tradizioni lontane ed erano li anche a testimoniare un mondo che cambia;  erano alunni delle  scuole elementari ma anche delle scuole medie di molti istituti del circondario: di Ardea, Campo di Carne, Lido dei Pini, Lavinio ed Anzio. Avevano lavorato molto nei giorni che hanno preceduto l’evento per preparare cartelli e brani di poesia,  avevano parlato del loro diritto ad avere la loro pineta, il loro polmone verde che gli adulti sembrano incapaci di difendere. Nel grande spiazzo verde,  fino a ieri popolato da decine di pini mediterranei ed ora abitato da alberelli di quercia messi a dimora negli anni scorsi, un popolo di bambini era schierato per ricordare i doveri di chi è preposto a prendere decisioni. I volontari del Comitato Salviamo la Pineta,  con la Presidentessa Maria Pia Pelagatti in testa,  a cui va quasi tutto il merito dell’organizzazione, restano al loro posto di combattimento perché trovano la forza nei sogni e nelle speranze dei tantissimi bambini e ragazzi che hanno voluto ribadire la loro volontà il 21 novembre nel celebrare la terza Festa Nazionale dell’Albero nel parco della Gallinara. Un occasione da non perdere per la politica. Erano presenti i due Assessori del Comune di Anzio: Patrizio Placidi, per l’Ambiente e Laura Nolfi, all’Istruzione  che hanno indirizzato ai festosi intervenuti ed alle loro famiglie il saluto del Comune e qualche parola di circostanza. Ma la giornata doveva anche costituire  un’occasione per proseguire con l’opera di rimboschimento  della pineta con piante diverse dai pini per evitare il contagio. Questo aspetto è stato ricondotto al più banale degli atti simbolici: gli alberi piantati sono stati sei in tutto e….udite, udite, il Comune di Anzio ne ha forniti solo due: uno per ogni Assessore intervenuto. Il solito elefante che partorisce lo striminzito topolino.  Di questo passo il rimboschimento durerà  mezzo secolo oppure, qualche anno in meno, se dal  prossimo anno parteciperà tutta la Giunta Comunale.

SPECIALE REFERENDUM su Social Web Radio

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di Angela Pensword

Il 28 novembre si è svolto lo SPECIALE REFERENDUM organizzato da Social Web Radio. A condurre e moderare l’incontro è stato Angelo Pugliese, giornalista, politico, e conduttore di diversi programmi radiofonici alla radio. Si è trattato di un approfondimento sulle ragioni del NO e sulle ragioni del SI, che sono state esposte in modo preciso e garbato dai due relatori che hanno aderito all’iniziativa, Massimo De Meo, coordinatore della rete dei Si per la Riforma Costituzionale, e Stefano Barone del Comitato del NO. Si è trattato di un confronto sopra le parti nel quale, dopo una breve presentazione personale da parte dei relatori, ognuno di loro ha avuto un tempo di due minuti e mezzo per spiegare le proprie ragioni sui quesiti referendari.

Per ascoltare e vedere tutta a trasmissione live ci si può collegare sul della trasmissione. Buon ascolto.

 

 

Donne e Riforma Costituzionale

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di Angela Pensword

Tra le innumerevoli iniziative realizzate in argomento Referendum, il 17 novembre si è svolto a Roma un incontro focalizzato su “Donne e Riforma Costituzionale”. L’evento è stato organizzato da La Rete dei Si per la Riforma Costituzionale e da Basta un Sì. Ad introdurre l’iniziativa è stato Massimo De Meo. coordinatore nazionale della Rete dei Si, il quale, oltre ai vari aspetti dell’argomento, ha evidenziato l’anima e la finalità civica del proprio gruppo. Numerosi gli interventi. Interessante l’opinione in fatto di quote rosa, che verrebbero definite in caso di vittoria del SI. La Senatrice Emma Fattorini spiega “non ho mai amato particolarmente le quote rosa ma … un cambiamento nella Costituzione anche in questo senso è necessario”, evidenziando così che ci sono ancora realtà politiche dove la partecipazione diretta femminile è poco presente. Alla manifestazione sono  intervenute anche le associazioni Stati Generali delle Donne e Sportello Donna.

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Le Rete dei Si a Villa Sarsina evento partecipato del 21 ottobre 2016

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di Angela Pensword

Il 21 ottobre 2016 si è svolto presso la Sala Conferenze di Villa Sarsina uno dei meeting organizzati sul territorio dal COMITATO LA RETE DEI SI ANZIO NETTUNO aderente a LA RETE DEI SI PER LA RIFORMA COSTITUZIONALE, in approfondimento dei quesiti proposti dal prossimo Referendum. A moderare l’incontro è stato Angelo Pugliese, coordinatore deL Comitato. Hanno partecipato Massimo De Meo, coordinatore nazionale della Rete dei Si, Federica Fabrizi professoressa di Diritto Pubblico, in collegamento telefonico il sottosegretario al Ministero della Difesa On. Domenico Rossi, ed in chiusura Stefano Colelli portavoce del Comitato AnzioNettuno. L’iniziativa ha visto una discreta partecipazione da parte del pubblico. L’argomento è di forte attualità e vede una accesa dialettica e diversità di vedute tra il fronte del SI ed il fronte del No sia nei media, sia all’interno della società civile, e sia nei social. Il Comitato è molto attivo sul territorio e sono previsti prossimi incontri ed iniziative. (foto di Angela Pensword).

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Di seguito il testo completo del Comunicato Stampa redatto dal Comitato in recensione all’iniziativa svolta.

Grande successo a Villa Sarsina ( Anzio) della iniziativa

De “La Rete dei Si” Con De Meo,  Rossi, Pugliese, Fabrizi e Colelli

Anzio, 22 ottobre 2016

Venerdì 21 ottobre 2016, presso la Sala Conferenze al Piano Terra della Residenza Municipale di Anzio di “Villa Sarsina” ( Via Ambrosini- Via Breschi)  alle ore 17.45 si è svoltol’incontro Pubblico “Anzio e Nettuno verso il Referendum Costituzionale”.

Il meeting è stato organizzato dal Comitato “AnzioNettuno” aderente alla “Rete dei Si per la Riforma Costituzionale”, una piattaforma civica che oramai costruito un network che si estende da Trento a Palermo e che vede nella opera di approfondimento dei principali nuovi elementi della Riforma Boschi svolta attraverso una campagna di educazione civica per tutti i cittadini il suo elemento caratterizzante.

A moderare e a portare i saluti del Comitato locale è stato Angelo Pugliese ( coordinatore del Comitato “AnzioNettuno”) che ha iniziato i lavori esponendo le finalità della Associazione civica e ricordando il particolare significato del Referendum del prossimo 4 dicembre:”E’ dal 1979 che in Italia si parla di Riforma delle Istituzioni. Forse se vincerà il No e la riforma costituzionale non passerà non arriverà l’Apocalisse, ma di certo continueremo a parlare di Cambiare le Istituzioni fino al 2049…”. E’ stato poi il turno poi del sottosegretario al Ministero della Difesa, l’on. Domenico Rossi, che non potendo essere “in carne e ossa” materialmente presente a Villa Sarsina, per via di una riunione urgente con il Ministro Pinotti inerente la missione italiana in Medio Oriente, ha comunque dato il suo contributo con un collegamento telefonico in “vivavoce” ascoltato con passione da tutti i partecipanti in sala:”Voglio portare la mia esperienza di legislatore e raccontarvi meglio i passaggi che hanno portato questa riforma e voglio porre l’accento su un particolare aspetto, ovvero che questa riforma è frutto di un grande lavoro di mediazione e molte delle modifiche che oggi contestano i sostenitori del No sono state introdotte proprio da loro quando nelle prime letture hanno votato con le loro forze politiche per il Si a questa riforma”.  Il coordinatore nazionale de “La Rete dei Si per la Riforma Costituzionale”, Massimo De Meo ha invece svolto un lungo appassionato intervento esplicativo sul come un Senato con poteri diversi, espressione delle autonomie regionali, sia un bene da apprezzare nel nuovo assetto costituzionale che potrebbe uscire dopo il 4 dicembre e su come il fatto che a dare la fiducia al Governo sarà solo la Camera dei Deputati sarà un “volano” per un procedimento legislativo più snello e corrispondente ai tempi che viviamo:”Se il Si vincerà avremo la possibilità di avere finalmente un luogo dove le autonomie regionali potranno avere un luogo di ascolto e allo stesso tempo si sgonfierà il fenomeno dei decreti legge che tuttora oggi svuotano in un parlamento con un bicameralismo paritario le competenze e la capacità di dibattito. Pochi se ne rendono conto, ma è una grande conquista”. A concludere la serie di interventi tecnici è stata la professoressa di Diritto Pubblico del consorzio Universitario “UniNettuno” Federica Fabrizi, che si è concentrata nel parlare della parte della riforma costituzionale che va a modificare il Titolo V della Parte II della Costituzione, quello relativo ai confini ( fino ad oggi poco precisati) delle competenze tra Stato e Regioni:” Con questa riforma evitiamo la confusione figlia della precedente riforma del 2001 e ridiamo allo Stato alcune competenze legislative come quella sulla politica energetica , per dirne una, che non potevano essere delle Regioni. Questa significa in soldoni, risparmiare soldi e avere un sistema più efficiente”. A chiudere il lungo meeting è stato Stefano Colelli, portavoce del Comitato “AnzioNettuno” che ha evidenziato la necessità di non disperdere una occasione storica col voto del 4 dicembre:”Abbiamo una grande occasione, quella di poter apportare un cambiamento positivo e storico per il Paese, non lasciamocela sfuggire!”.

Da sottolineare che l’evento è stato mandato in onda con una diretta live video su Facebook, ancora rintracciabile a questo link: https://www.facebook.com/laretedeisi/videos/1107691195973435/?pnref=story

Per chi fosse interessato ad approfondire

L’associazione nazionale si avvale  di una adeguata presenza sui social network (www.facebook.com/laretedeisi; @laretedisi)  e di un sito web ( www.laretedeisi.it) e di una casella di posta elettronica dedicata (laretedeisi@gmail.com) per poter diffondere informazioni in forma di post, infografiche, news sugli eventi e aggiornamento sull’iter di approvazione della riforma.

Per quanto riguarda l’attività sul territorio dei comuni litoranei di  Anzio e Nettuno si è creata una ulteriore casella di posta elettronica dedicata ( laretedeisianzionettuno@gmail.com) e una pagina facebook (https://www.facebook.com/laretedeisianzionettuno/?fref=ts)  e si può fare riferimento ai seguenti numeri telefonici: 3473309710 ( Angelo Pugliese) oppure 3666806195 ( Stefano Colelli). 

L’aggressione dei rifiuti sta mettendo in crisi un’economia già malata

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di Sergio Franchi

CONCENTRAZIONE CRITICA

Basta guardare una mappa  topografica per accorgersi che il comprensorio del  Lido dei Pini, Sacida e  Lavinio è posto  nella zona di influenza ambientale di due insediamenti di considerevole portata: La Palmolive a sud  est e  la Turbogas a nord est.  Nei piani futuri della Regione Lazio è prevista la realizzazione di almeno altri tre insediamenti a fortissimo impatto ambientale: la centrale per la produzione di Biometano in zona Spadellata , che tratta circa 55.000 ton/anno di rifiuti organici, posta a poche centinaia di metri il linea d’aria ad est della zona considerata; la centrale di produzione di Biometano  di Padiglione per trattare 90.000 ton/anno di  rifiuti organici a poche centinaia di metri più a sud rispetto alla precedente e la discarica regionale della Gogna posta al confine sud del comune di Aprilia ma non  distante dalla zona considerata.  La situazione è di estrema gravità se si considera che l’impianto della Spadellata è stato definitivamente approvato, quello di Padiglione è in fase di approvazione mentre la discarica regionale ha ottenuto recentemente un rinvio in attesa  che si consolidi il nuovo piano regionale dei rifiuti. La situazione è particolarmente grave se si considera, nel caso delle centrali di Biometano,  che esse hanno una potenzialità, in termini  di rifiuti trattati, di circa 12 volte quella dei rifiuti prodotti in ambito comunale. Ciò significa che i due impianti hanno come scopo quello di assorbire, per la grandissima parte,  i rifiuti organici proveniente da Roma. La situazione è talmente grave che questi fatti hanno causato la mobilitazione di associazioni di cittadini di ogni tipo e colore politico. Il Comune di Aprilia ha fatto una forte opposizione alla realizzazione della discarica regionale della Gogna tanto da provocare il temporaneo rinvio  della decisione in ambito di Conferenza dei Servizi.  Il Comune di Anzio si è limitato ad un tiepido diniego per la centrale di Padiglione mentre ha addirittura dato l’assenso alla realizzazione della centrale della Spadellata.  La problematica  di questo complesso di realizzazioni è legata  al trattamento dei rifiuti nella sua generalità,  perché le centrali per la produzione di bio-metano  non sono altro che impianti di smaltimento di rifiuti organici, quelli a maggiore impatto ambientale. E’ chiaro che l’effetto non è solamente misurabile in termini di salute pubblica ma anche, ed in modo immediato, in termini di perdita di valore degli immobile soggetti a condizioni di degrado come quelle che si creerebbero  ove tali impianti venissero  realizzati.  La totale mancanza di iniziativa politica denota una, da parte del Comune di Anzio,  la  mancanza di volontà a governare  il fenomeno  o l’incapacità a farlo visto che non riesce nemmeno a gestire la semplice raccolta dei rifiuti solidi urbani.  La mancanza di un progetto per Anzio, di una visione, che ponga il Comune nel contesto evolutivo del litorale laziale,  si sposa perfettamente con la perdita di controllo del territorio in tutti i suoi aspetti fisici e sociali. Il degrado progressivo  del tessuto sociale e naturale del Comune Neroniano è misurabile anche dal grande numero di abitazioni poste in vendita e dal crollo del mercato edilizio che va ben oltre quello legato alla crisi economica. La presenza di insediamenti impattanti,  come le centrali ,  darà il colpo di grazia ad un’economia che era quella di una città a vocazione turistica.

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